Un esperimento decennale fallito in poche ore
Un foro profondo un chilometro avrebbe dovuto dare accesso alla base di uno dei ghiacciai più instabili dell'Antartide, ma si è ricongelato

Un importante esperimento per provare a misurare le correnti oceaniche che stanno accelerando la fusione del ghiacciaio Thwaites, nell’Antartide occidentale, è parzialmente fallito a causa della difficoltà nell’installare alcuni sensori permanenti a quasi un chilometro di profondità nel ghiaccio. L’iniziativa aveva richiesto quasi dieci anni di preparazione ed era molto attesa, perché ci sono numerosi interrogativi sulla rapida fusione del Thwaites, a causa del riscaldamento globale, e sui suoi effetti per il pianeta nel medio-lungo periodo. Per questo è tra i ghiacciai antartici più studiati e osservati ormai da decenni.
Il gruppo di ricerca ha trascorso più di una settimana accampato sul ghiacciaio per preparare la strumentazione e con loro c’era il giornalista Raymond Zhong, del New York Times, che ha seguito con un fotografo del giornale le operazioni nell’ambito di una serie di reportage sull’Antartide. Il piano era ambizioso, ma nei mesi precedenti era stato simulato e provato in varie occasioni, seppure su scale diverse da quelle dello spessore del Thwaites.
Per ottenere una via di accesso alla base del ghiacciaio, il gruppo di ricerca ha usato il principale nemico del ghiaccio: il caldo.
Un getto di acqua a 80 °C è stato usato per fondere il ghiaccio, ottenendo un foro largo una trentina di centimetri e profondo quasi un chilometro. Al suo interno sono poi stati calati alcuni strumenti, collegati a una lunga catena e a dei cavi, con l’obiettivo di raggiungere il punto in cui il ghiacciaio smette di poggiare sul letto di roccia del continente antartico. È infatti in quel punto che l’acqua marina, insolitamente calda, contribuisce a far fondere il ghiacciaio rendendo meno stabile la piattaforma di ghiaccio sovrastante, che poggia libera sull’acqua in superficie.

Le strumentazioni per perforare il ghiaccio usate dal gruppo di ricerca (Chang W. Lee/The New York Times/contrasto)
La preparazione aveva richiesto anni di simulazioni, mentre per l’esecuzione il gruppo di ricerca aveva pochissimo tempo: appena 48 ore. A causa delle basse temperature, il foro si sarebbe infatti via via ricongelato rendendo le parti più profonde del Thwaites nuovamente inaccessibili. Dopo alcune ore di lavoro è diventato però evidente che qualcosa non stava funzionando come previsto.
I sensori sono arrivati a circa tre quarti della lunghezza del foro e poi si sono fermati, senza raggiungere l’acqua marina sotto al ghiacciaio. Dopo diverse verifiche, il gruppo di ricerca ha concluso che la catena usata per calare gli strumenti era rimasta intrappolata nel ghiaccio, che si era riformato in profondità nel foro, rendendo impossibile lo spostamento o il recupero delle strumentazioni.

La difficoltosa gestione dell’accampamento del gruppo di ricerca sul ghiacciaio Thwaites, il 27 gennaio 2026 (Chang W. Lee/The New York Times/contrasto)
Mentre l’iniziativa per installare gli strumenti permanenti è fallita, il gruppo di ricerca è comunque riuscito a calare più volte sensori temporanei, prima che il foro si richiudesse. Le misurazioni hanno confermato che la temperatura dell’acqua alla base del Thwaites è compresa tra 1,1 e 1,3 °C, sufficiente per essere uno dei fattori determinanti della fusione del ghiaccio. I dati sono in linea con i modelli prodotti finora, che tengono in considerazione le correnti calde sottomarine che provengono da occidente e interessano una parte rilevante del ghiaccio antartico occidentale.

La vista da una delle tende dell’accampamento sul Thwaites (Chang W. Lee/The New York Times/contrasto)
Il gruppo di ricerca non ha potuto ripetere l’esperimento perché la Araon, la nave rompighiaccio che l’aveva trasportato nella zona, avrebbe dovuto lasciare l’Antartide pochi giorni dopo. Le condizioni meteo erano inoltre in peggioramento, con il rischio di rimanere bloccati sul ghiacciaio senza la possibilità di essere raggiunti dagli elicotteri per il trasporto delle persone e delle strumentazioni verso la nave. Future missioni potrebbero rendere possibile l’installazione dei sensori permanenti, che aiuterebbero a tracciare con maggiore precisione i modi in cui sta fondendo il ghiacciaio.

L’accampamento sul Thwaites (Chang W. Lee/The New York Times/contrasto)
Insieme al Pine Island, un altro ghiacciaio nell’Antartide occidentale, il Thwaites fa da “tappo” impedendo al resto del ghiaccio in quell’area del continente antartico di scivolare verso l’oceano. È stato calcolato che in circa 30 anni la quantità di ghiaccio che dal Thwaites raggiunge il mare sia più che raddoppiata. L’accelerazione nella fusione del ghiaccio ha effetti sull’innalzamento del mare a livello globale, con il rischio che intere aree costiere siano sommerse e diventino non più abitabili. I modelli più pessimistici ipotizzano un collasso rapido entro 250 anni se non si interverrà tagliando drasticamente le emissioni di gas serra, in modo da ridurre l’aumento della temperatura media globale, ma alcuni effetti saranno osservabili ancora prima.



