Che succede ora con l’uscita di Vannacci dalla Lega
E perché in tanti temono – o sperano – che la sua scelta possa cambiare il quadro politico nazionale
di Valerio Valentini

La permanenza dell’europarlamentare Roberto Vannacci nella Lega era diventata insostenibile da un po’. Per certi versi, anzi, lo era stata fin da subito. Le sue divergenze coi dirigenti storici del partito erano diventate sempre più aspre; le sue iniziative personali, attraverso comitati e associazioni a lui direttamente riconducibili, lo ponevano in contrapposizione diretta col partito di cui era peraltro vicesegretario. Quando poi aveva criticato esplicitamente le scelte fatte dalla Lega e dal governo di Giorgia Meloni, animando una specie di piccola sedizione interna ai gruppi parlamentari, era parso chiaro che voleva avvicinarsi a un conflitto insanabile.
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Salvini da un lato doveva gestire le rimostranze di parlamentari e ministri, oltreché della base elettorale e di importanti imprenditori del Nord vicini al partito, che contestavano la presenza sempre più imbarazzante di Vannacci, impegnato a esasperare le pulsioni più estreme e fascistoidi; dall’altro voleva evitare di espellere Vannacci, perché facendolo lo avrebbe fatto apparire come una vittima, e avrebbe dunque legittimato ancor più le sue ambizioni. Ma alla fine la scelta era già presa, c’era bisogno solo di stabilire i tempi.
E se Salvini ha deciso che ora i tempi sono maturi, è per una questione di opportunità tattica, perché è convinto di poter ottenere due importanti risultati nei prossimi giorni: un decreto-legge “Infrastrutture”, nel quale da ministro dei Trasporti conta di inserire norme per velocizzare la realizzazione del controverso progetto del ponte sullo Stretto; e due provvedimenti sulla sicurezza, tema su cui il partito è da sempre particolarmente accanito. Se bisogna gestire un evento indubbiamente negativo come l’uscita di Vannacci, allora meglio farlo in giorni in cui – questa è la convinzione di Salvini – la Lega avrà comunque modo di rivendicare dei successi. È significativo che un comunicato un po’ inusuale con cui lo staff di Salvini faceva trapelare la soddisfazione per gli imminenti successi sul ponte e sulla sicurezza sia stato diffuso lunedì sera, proprio in contemporanea all’incontro tra Salvini e Vannacci, avvenuto a Roma.

Il segretario della Lega Matteo Salvini e Roberto Vannacci durante l’evento di chiusura della campagna elettorale per le elezioni europee a Roma, il 6 giugno 2024 (Roberto Monaldo/LaPresse)
Stando a quanto è possibile ricostruire finora, il colloquio romano è servito per formalizzare una sorta di separazione consensuale. Salvini ha ribadito che se si è vicesegretari della Lega, le iniziative che si prendono vanno in qualche modo concordate. Ha ripetuto quello che il 15 gennaio scorso aveva spiegato ai parlamentari riuniti alla Camera, proprio riferendosi a Vannacci: che non era consentito a nessuno di fare «il cane sciolto». Vannacci, da parte sua, non ha accettato di impegnarsi in questo senso, e i due hanno convenuto che non ci fosse più modo di ricomporre la frattura.
Salvini ne ha preso atto, di fatto incoraggiandolo a uscire subito, e senza che ci fosse una giustificazione più solida che non la semplice volontà di Vannacci: il rischio concreto era infatti che Vannacci annunciasse la sua uscita la prossima settimana, prendendo a pretesto l’approvazione da parte del parlamento del decreto con cui il governo autorizza nuovi invii di armi all’Ucraina per tutto il 2026, un provvedimento che Vannacci ha molto criticato.
Salvini, che sempre per provare a dirottare l’attenzione mediatica da Vannacci aveva convocato per martedì pomeriggio un Consiglio federale della Lega, il massimo organo direttivo del partito, ci tiene ora a far notare che «tutti i quattro vicesegretari» sono stati invitati a partecipare: è un modo per ribadire che da parte sua non c’è alcuna intenzione formale di espellere Vannacci.
Edoardo Ziello, Domenico Furgiuele e Rossano Sasso, i tre deputati che hanno deciso di seguire Vannacci, uscendo dalla Lega e creando una componente autonoma alla Camera, vivono da settimane come dei corpi estranei rispetto al gruppo. Martedì, mentre tutti i colleghi s’interrogavano su cosa stesse succedendo, loro hanno mangiato da soli in un tavolo appartato del ristorante di Montecitorio.
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La decisione di Vannacci ha una rilevanza che va oltre la Lega, però, e che rischia di avere ripercussioni sugli equilibri della maggioranza di governo. Per questo sta causando inquietudine anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai suoi più stretti consiglieri; e per questo vari dirigenti dell’opposizione, da Matteo Renzi fino ad Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, si sono interessati molto alle vicende di Vannacci.
Lui intanto, secondo quanto ha raccontato ai suoi collaboratori, cercherà di costruire un proprio partito, sfruttando con ogni probabilità un simbolo che ha già registrato nei giorni scorsi, Futuro Nazionale, e su cui ragionava dallo scorso ottobre. Assumerà posizioni estreme sulla sicurezza e sul contrasto all’immigrazione; contesterà in modo radicale il sostegno all’Ucraina, difendendo in modo più o meno subdolo, più o meno spudorato, le ragioni della Russia; criticherà in maniera esasperata l’Unione Europea. Insomma, incalzerà il governo, un governo di destra, da destra, cosa che Meloni ha dimostrato in più occasioni di soffrire. Riguardo all’immigrazione punterà molto sul concetto assai contestato e controverso di “remigrazione”, che si basa sull’idea di espellere con la forza da un paese tutte le persone straniere, anche quelle regolarmente residenti.
Che poi Vannacci riesca davvero a dar vita a un partito nazionale con prospettive solide, è tutto da vedere. Ma in una situazione che vede il centrodestra e il centrosinistra di fatto equiparate in termini di consenso, come hanno dimostrato anche le recenti elezioni regionali, anche il minimo spostamento potrebbe rivelarsi esiziale per la coalizione guidata da Meloni. O almeno, questa è la previsione che in tanti dirigenti di partito di entrambe le parti fanno da settimane: a destra la paventano, a sinistra la auspicano, ma un po’ tutti la ritengono probabile.



