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  • Martedì 3 febbraio 2026

La tregua olimpica è mai servita a qualcosa?

Durante le Olimpiadi moderne pochissimo; nelle Olimpiadi antiche funzionava in maniera un po' diversa

di Valerio Moggia

Una colomba, simbolo di pace, alle Olimpiadi di Seul 1988 (Pascal Rondeau/AllsportGetty Images)
Una colomba, simbolo di pace, alle Olimpiadi di Seul 1988 (Pascal Rondeau/AllsportGetty Images)

Domenica 1 febbraio durante una celebrazione in piazza San Pietro papa Leone XIV ha invitato al rispetto della cosiddetta tregua olimpica in vista delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, che inizieranno ufficialmente venerdì 6 febbraio. Per “tregua olimpica” oggi intendiamo una tradizione precisa, che consiste nella firma di una dichiarazione a favore della sospensione dei conflitti internazionali durante l’evento. Tuttavia questa tregua ha quasi sempre avuto un valore simbolico, molto limitato sul piano concreto.

La dichiarazione della tregua relativa a Milano Cortina è stata firmata il 25 novembre del 2025 dal ministro dello Sport italiano, Andrea Abodi, durante una cerimonia a Olimpia, in Grecia, sede delle Olimpiadi originali che avvenivano nella Grecia antica. All’evento avevano partecipato anche la presidente del Comitato olimpico internazionale (CIO), Kirsty Coventry, e varie altre autorità. Non c’era però nessun leader di un paese attualmente impegnato in una guerra.

Storicamente, infatti, la tregua olimpica non ha mai posto fine a un conflitto armato, neppure temporaneamente. Non succedeva neanche per le Olimpiadi antiche, da cui quelle moderne – la cui prima edizione fu nel 1896 – presero vagamente ispirazione.

Una coreografia sulla pace durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang 2018 (Jamie Squire/Getty Images)

La storia della tregua olimpica risale ai Giochi olimpici antichi, la cui prima edizione si fa risalire al 776 a.C. Il suo senso originale non era quello di interrompere le guerre in corso, bensì solo quello di garantire che la città in cui si svolgeva la competizione non subisse attacchi militari, e che atleti e spettatori potessero raggiungerla e lasciarla, al termine dei Giochi, senza correre pericoli.

La tregua olimpica originale, dunque, non era una grande e generale invocazione alla pace, ma un atto pratico, di natura essenzialmente logistica. Serviva ad assicurare il regolare svolgimento delle Olimpiadi, che avevano un valore sacro.

Pur non essendo un grecista, Mauro Berruto, ex allenatore della Nazionale maschile di pallavolo italiana e deputato del Partito Democratico, ha ricordato di recente su Avvenire che già la parola in greco antico che indicava la tregua olimpica segnalava una condizione temporanea. La parola era ἐκεχειρία, ekecheiría, che significa “tenere giù le mani”. La guerra del Peloponneso, che contrappose Atene e Sparta dal 431 a.C. al 404 a.C. ed è il più noto e importante conflitto della storia greca antica, non subì alcuna interruzione significativa in conseguenza dei Giochi olimpici.

Il significato moderno della tregua olimpica è peraltro ancora più recente delle Olimpiadi contemporanee. Fino al 1992, infatti, il CIO non aveva mai fatto un appello al rispetto della tregua olimpica.

Nell’ottobre del 1993 fu proposta in un’apposita risoluzione dell’ONU. In quel periodo erano in corso le guerre jugoslave, che ebbero una risonanza enorme in tutto il mondo occidentale: nonostante la risoluzione, la tregua olimpica non ebbe alcun effetto duraturo sul conflitto. Durante le Olimpiadi invernali di Lillehammer, in Norvegia, nel febbraio del 1994, l’assedio di Sarajevo fu interrotto solo per un giorno, per permettere l’ingresso in città di cibo e medicine.

A parte questo episodio, una delle poche conseguenze pratiche della tregua olimpica è stata la marcia unitaria delle due Coree alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Sydney, in Australia, nel 2000. Fu replicata nel 2018, alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, quando i due paesi schierarono addirittura una squadra unificata nel torneo di hockey su ghiaccio femminile. Dal punto di vista diplomatico queste iniziative non sortirono però rilevanti effetti pratici, e le due Coree non hanno ancora firmato un accordo di pace per la guerra combattuta tra il 1950 e il 1953.

Il “muro della tregua olimpica” alle Olimpiadi di PyeongChang 2018 (Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

A dire il vero, non è nemmeno del tutto chiaro in cosa consista effettivamente la moderna tregua olimpica. La risoluzione del 1993 non definisce cosa comporta né stabilisce sanzioni per chi la viola; è solo un invito ai paesi membri a osservare una sospensione delle violenze a partire da sette giorni prima dell’inizio delle Olimpiadi fino a sette giorni dopo la loro fine.

Nel corso degli anni la tregua olimpica è stata violata più volte, senza nessuna vera conseguenza. Le Olimpiadi invernali del 2002, per esempio, si tennero nella città statunitense di Salt Lake City mentre gli Stati Uniti erano impegnati da quattro mesi nella guerra in Afghanistan. L’invasione totale dell’Ucraina da parte della Russia, iniziata il 24 febbraio 2022, avvenne proprio nel periodo teorico della tregua olimpica delle Olimpiadi invernali di quell’anno, tenute a Pechino, in Cina. Il governo cinese peraltro, storico alleato della Russia di Putin nonché organizzatore delle Olimpiadi, non condannò esplicitamente l’invasione.

Nell’antichità, le violazioni della tregua erano punite con una certa severità, dato che le Olimpiadi avevano un valore religioso: venivano celebrate come un rito connesso al tempio di Zeus a Olimpia, la cui importanza era riconosciuta da tutte le città del mondo greco, per cui le violazioni erano considerate un’offesa agli dèi. Il caso più noto è quello che riguarda l’esclusione di Sparta nel 420 a.C., riportata da storici antichi come Tucidide, Senofonte e Pausania, dovuta a un attacco spartano a un forte nel territorio in cui si svolgevano le gare. Gli storici moderni tendono a credere che questa punizione sia durata diversi anni, forse addirittura fino al 400 a.C.

Ai Giochi di Milano Cortina, Russia e Bielorussia restano formalmente gli unici paesi esclusi, anche se la loro partecipazione non è stata sospesa specificamente per la violazione della tregua olimpica; i loro atleti e atlete possono comunque partecipare alle Olimpiadi in forma individuale, a determinate condizioni. Lo scorso dicembre il CIO ha proposto di accettare di nuovo russi e bielorussi a livello giovanile a partire dai prossimi Giochi olimpici giovanili, che si disputeranno a Dakar, in Senegal, a fine 2026.

Al momento, secondo War Watch, un portale curato dall’Accademia di diritto internazionale umanitario e dei diritti umani di Ginevra, nel mondo sono in corso 71 conflitti armati.