Dall’incontro fra il presidente colombiano Gustavo Petro e Donald Trump per ora non è emerso granché

Martedì il presidente colombiano Gustavo Petro e quello statunitense Donald Trump si sono incontrati alla Casa Bianca, a Washington. Entrambi hanno definito l’incontro cordiale, dopo mesi di rapporti pessimi e reciproci attacchi verbali. Parlando con i giornalisti dopo l’incontro, Petro ha detto tra le altre cose che il suo paese e gli Stati Uniti collaboreranno per contrastare il narcotraffico al confine tra la Colombia e gli Stati Uniti. Anche Trump ha detto che hanno lavorato a un accordo in questo senso e anche ad altre questioni, tra cui le sanzioni imposte al presidente sudamericano. Non hanno però dato altri dettagli.
L’incontro di martedì, che si è tenuto nello Studio Ovale, serviva ad allentare le tensioni tra i due, che negli ultimi tempi sono state parecchie. Petro, che è in carica dal 2022 ed è il primo presidente di sinistra della Colombia, è stato tra i leader che hanno criticato più duramente l’attacco statunitense in Venezuela di inizio gennaio. Nelle scorse settimane Trump lo aveva accusato, senza fornire prove, di possedere direttamente stabilimenti per la produzione di cocaina, dicendogli di stare attento. Trump aveva anche accusato Petro di essere un narcotrafficante: sono accuse simili a quelle fatte contro Nicolás Maduro, che poi sono state usate come pretesto per giustificare l’attacco al Venezuela.
La Colombia è stata per decenni il principale alleato degli Stati Uniti in America Latina e un importante alleato nella lotta al narcotraffico. Da settembre però i rapporti tra Petro e Trump hanno iniziato a degenerare. All’annuale Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York Petro aveva tenuto un comizio a favore della Palestina e invitato i militari statunitensi a disobbedire agli ordini che arrivavano dall’amministrazione Trump. Il segretario di Stato Rubio gli aveva cancellato il visto, di fatto espellendolo dal paese. A ottobre poi il governo degli Stati Uniti aveva sanzionato Petro e alcuni suoi familiari, accusando il suo governo di essere coinvolto nel traffico di cocaina (di cui la Colombia è la massima produttrice mondiale).
Durante la conferenza stampa Petro ha sostenuto anche che i grandi capi delle operazioni di narcotraffico non si trovino in Colombia, bensì a Dubai, Madrid e Miami, e che le agenzie statunitensi ne sono consapevoli.


