La Russia ha attaccato le città ucraine con missili e droni, per la prima volta dopo la tregua annunciata da Trump

Nella notte tra lunedì e martedì la Russia ha attaccato l’Ucraina con 71 missili e 450 droni, danneggiando diverse infrastrutture energetiche in tutto il paese, lasciando senza elettricità migliaia di case e ferendo almeno 9 persone. È il primo attacco russo dopo la sospensione dei bombardamenti annunciata giovedì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva chiesto personalmente a Vladimir Putin di interrompere gli attacchi sulla capitale Kiev e sulle altre città ucraine per una settimana. È stato inoltre usato un numero particolarmente alto di missili, che sono di solito più distruttivi dei droni.
I bombardamenti hanno colpito soprattutto centrali elettriche e infrastrutture gestite dalla DTEK (la più grande compagnia energetica privata dell’Ucraina) in diverse città, tra cui Kiev, Chernihiv, Kharkiv, Odessa e Dnipro. Il sindaco di Kiev Vitali Klitschko ha detto che 1.100 edifici in due quartieri nella parte est della città sono rimasti senza riscaldamento per via dei bombardamenti. Al momento degli attacchi, in Ucraina la temperatura si aggirava sui -20 °C .
La tregua chiesta da Trump aveva l’obiettivo di impedire che i civili restassero senza riscaldamento in questi giorni di freddo particolarmente intenso. I frequenti attacchi compiuti dalla Russia sulle infrastrutture civili ucraine, soprattutto energetiche, hanno lasciato spesso tantissime case senza elettricità, senza gas e quindi senza riscaldamento: è una tattica che continua dall’inizio della guerra ed è usata deliberatamente dalla Russia per peggiorare le condizioni di vita delle persone ucraine e logorarne il morale.
– Leggi anche: La Russia sta lasciando l’Ucraina al gelo


