Come si riconosce un buon casting?
Da quest’anno agli Oscar verranno premiati anche i professionisti che scelgono gli attori e le attrici di un film, ma non è ancora chiarissimo come verranno giudicati

Non capita spesso che agli Oscar venga aggiunto un nuovo premio. La penultima volta era stata nel 2001, con quello per il miglior film d’animazione. Prima di quello c’era stata l’introduzione della categoria “migliori trucco e acconciature”, nel 1982, mentre l’aggiunta precedente a quella risale al 1949. Ora con l’Oscar per il miglior casting, a partire da quest’anno, e quello per il miglior stunt design, dal 2028, ce ne saranno due nuovi a distanza di due anni.
È parte di uno sforzo dell’Academy, l’organizzazione che assegna gli Oscar, di includere anche professionisti del cinema finora trascurati, ma capire come giudicarli e scegliere chi premiare non è banale. Nel caso dei responsabili del casting per esempio non tutti i votanti hanno chiaro come farlo e non si sa bene che cosa aspettarsi.
I candidati al nuovo premio di quest’anno sono le persone che hanno scelto gli attori e le attrici di Hamnet, Marty Supreme, Una battaglia dopo l’altra, L’agente segreto e I peccatori. Tra di loro almeno due sono direttrici del casting molto conosciute nell’ambiente: Nina Gold (Hamnet) e Jennifer Venditti (Marty Supreme). Questo è un vantaggio perché gli attori e le attrici costituiscono la parte più grande di chi vota per gli Oscar e i responsabili del casting, a differenza di altre maestranze come i montatori o gli scenografi, hanno spesso rapporti molto stretti con loro. Essendo incaricati di sceglierli o scartarli, spesso sono amici, in altri casi sono stati dei mentori all’inizio della loro carriera.

L’attore Joe Alwyn e la direttrice del cast Nina Gold, a un evento per Hamnet (Amanda Edwards/Getty Images)
E infatti in questo momento, a un mese dalla premiazione, Nina Gold e Jennifer Venditti sono considerate le favorite. Tuttavia, essendo il primo anno di esistenza del premio, non ci sono dei parametri chiari su cui i 10.000 votanti dell’Academy possono basarsi. Ogni categoria infatti ha dei criteri stabiliti più dalla consuetudine che dalla logica: i premi ai migliori attori è più facile vincerli se ci si trasforma in qualcun altro; i premi per i costumi è più facile vincerli per film d’epoca; i premi al sonoro li vincono i film d’azione, e così via.
È noto invece che molti dei votanti non sappiano esattamente che lavoro faccia un responsabile del casting e quindi cosa guardare in un film per capire se sono stati notevoli o meno. In molti pensano che diventerà un premio all’insieme del cast: non dipenderà cioè dalla performance degli attori protagonisti o comunque più noti, che spesso sono scelti insieme al regista, ma da come tutto il resto del cast, dai personaggi secondari alle comparse, contribuisce alla riuscita del film.
Per esempio chi sostiene che il premio vada alla direttrice del casting di Hamnet fa riferimento alla grande scena finale in cui tutto il pubblico di un teatro, composto da volti espressivi, d’epoca e per nulla hollywoodiani, “recita” tutto insieme. Invece chi si augura la vittoria di Cassandra Kulukundis per Una battaglia dopo l’altra lo fa per alcune scelte poco convenzionali che si sono rivelate vincenti: come la scoperta della giovane Chase Infiniti (che interpreta la figlia di Leonardo DiCaprio) o la scelta di James Raterman fuori dai suoi soliti ruoli per un durissimo agente segreto.

La direttrice del cast di Una battaglia dopo l’altra Cassandra Kulukundis, l’attrice Chase Infiniti e il regista Paul Thomas Anderson (Kevin Mazur/Getty Images for Critics Choice Association)
La narrazione che sembra più vincente al momento, cioè il complesso delle ragioni che chi promuove un candidato fa circolare per perorare la sua causa, è però quella di Jennifer Venditti, la direttrice del casting di Marty Supreme. Non solo è una delle più note e abili dell’ambiente, ma ha fatto un lavoro eccezionale (riconosciuto come tale anche dalla regista di Hamnet Chloé Zhao in una conversazione con il regista di Marty Supreme).
La cosa che più viene raccontata è come abbia trovato Odessa A’zion (che interpreta la fidanzata del protagonista), attrice sconosciuta anche a Hollywood, che Venditti si era ricordata di aver scartato in un provino per la serie Euphoria. Intuendo quanto fosse giusta per il ruolo, la selezionò con un provino in videochiamata, visto che A’zion in quel momento si trovava in Europa a lavorare sul videogioco Until Dawn. In seguito le suggerì anche come comportarsi con il regista Josh Safdie per fare una buona impressione e conquistarne la fiducia. Oltre a questo è merito suo la scelta di Penn Jillette, un mago e illusionista americano, per la parte di un violento e brutale campagnolo.

L’attrice Odessa A’zion e la direttrice del cast di Marty Supreme Jennifer Venditti (Amanda Edwards/Getty Images)
Infine Venditti ha dalla sua l’impressionante insieme di comparse e attori secondari tutti scelti per le loro facce, credibili per un film ambientato negli anni ’50. Sono sparsi un po’ ovunque in Marty Supreme, e al pari della scenografia e della fotografia del film, richiamano foto e illustrazioni dell’epoca.
In tutte queste scelte c’è sempre anche la mano del regista, ragione per la quale proprio i registi si sono in passato opposti alla creazione di questa nuova categoria di premi. Allo stesso tempo non è diverso da quello che succede con altri comparti di un film, come il montaggio o la fotografia, che subiscono spesso una forte influenza dei registi ma per cui vengono comunque premiati i professionisti addetti. Quando negli anni Novanta ci fu un primo tentativo di introdurre il premio al miglior casting, quello che all’epoca era il capo del sindacato dei registi, Taylor Hackford, si oppose, proprio perché si temeva che quel premio avrebbe tolto centralità al ruolo del regista.
Non aiutò il fatto che all’epoca i direttori del casting erano anche poco rappresentati. Ancora oggi non hanno un sindacato autonomo (sono in quello generico in cui stanno anche i macchinisti) e sono in pochi. Anche nell’Academy il numero di direttori del casting tra i votanti è piccolissimo: la loro sezione esiste solo dal 2013 e conta 160 membri su un totale di 10.000.
Da quando nel 2020 i BAFTA (i premi di categoria britannici) hanno per primi istituito il premio per il miglior casting, è stato più facile per l’Academy fare lo stesso. Anche perché questo rientra in uno sforzo in corso da qualche anno di dare più risalto alle maestranze e ai mestieri che stanno dietro i film. Una delle argomentazioni più forti dei sostenitori della superiorità del cinema su altre forme audiovisive è proprio la quantità senza pari di professioni e mestieri necessari per realizzare un film.
Quello su cui tutti sembrano concordare è che molto probabilmente il premio al miglior casting non sarà uno di quelli in cui riusciranno a distinguersi film che non hanno molte nomination (come sono invece miglior sonoro, miglior scenografia o miglior trucco). Dovrebbe invece essere una categoria le cui candidature somigliano a quelle principali e quest’anno infatti ci sono cinque tra i film con più candidature in assoluto.



