Alle Svalbard alcuni orsi polari stanno ingrassando

Nelle isole artiche norvegesi sembrano stare meglio nonostante il cambiamento climatico, ma potrebbe durare poco

Un orso polare alle isole Svalbard, in Norvegia, nel luglio del 2023 (Sebnem Coskun/Anadolu Agency via Getty Images)
Un orso polare alle isole Svalbard, in Norvegia, nel luglio del 2023 (Sebnem Coskun/Anadolu Agency via Getty Images)
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Alle isole Svalbard, l’arcipelago norvegese nel mar Glaciale Artico, alcuni orsi polari stanno ingrassando e le loro condizioni di salute sono migliori del previsto, nonostante gli effetti ormai tangibili dovuti al cambiamento climatico.

L’inaspettato miglioramento è stato osservato da un gruppo di ricerca che ha censito e analizzato circa 800 orsi, provando poi a capire le cause del loro miglioramento. Secondo la ricerca, c’entrano le capacità di adattamento degli orsi polari e una parziale modifica della loro dieta, ma il miglioramento potrebbe essere temporaneo proprio a causa di come cambierà ancora il clima nell’Artico.

L’aumento della temperatura sta interessando buona parte del pianeta e in particolare proprio la zona artica, che si sta riscaldando molto più velocemente del resto della Terra, con la temperatura media che in alcuni punti è aumentata di circa 2 °C. Estati più calde del passato e inverni miti hanno portato a una marcata riduzione del ghiaccio marino, che nel caso delle Svalbard si è ridotto al doppio della velocità rispetto alla ventina di altre aree dove gli orsi polari vivono nell’Artico. Disponendo di meno piattaforme di ghiaccio su cui spostarsi, gli orsi hanno minori opportunità di caccia e di conseguenza di nutrirsi, mantenersi in salute e riprodursi.

È una condizione che riguarda varie specie artiche e che gli autori della ricerca (un gruppo dell’Istituto polare norvegese) si aspettavano di rilevare anche tra la popolazione di circa tremila orsi delle Svalbard, dove dopo il 2005 la stagione senza ghiaccio si è allungata di circa tre mesi. Lo studio è basato su dati raccolti tra il 1995 e il 2019 su 770 orsi adulti, per i quali è stato possibile ricostruire l’indice di condizione corporea, che misura quanta massa ha un orso rispetto alla sua lunghezza, concentrandosi sulla quota di grasso.

Tra il 1995 e il 2000 la condizione della maggior parte degli orsi era peggiorata, mentre nel periodo seguente è migliorata in modo costante, sia nei maschi sia nelle femmine. Il gruppo di ricerca ipotizza che l’aumento della massa corporea sia dovuto a una combinazione di fattori, dall’aumento di renne e trichechi, da qualche tempo protetti dalla caccia, alla maggiore disponibilità di foche e a cambiamenti nelle abitudini alimentari con l’introduzione nella dieta delle uova di uccelli. Gli orsi polari hanno mostrato infatti di sapersi adattare ai cambiamenti nelle popolazioni delle loro prede, introducendo nuove abitudini alimentari per sostenersi.

Alle Svalbard ci sono inoltre due tipi di orsi: quelli locali, che restano nell’arcipelago e passano la maggior parte del tempo a terra, e quelli pelagici, che seguono invece le formazioni stagionali di ghiaccio verso nord e cacciano quindi in mare più a lungo. Consumano energia in modo diverso e questo si riflette sulle loro condizioni, a cominciare dalle riserve di grasso disponibili.

Il gruppo di ricerca ricorda nello studio che gli orsi polari delle Svalbard non stanno meglio grazie al cambiamento climatico, e che semmai non stanno ancora pagando le conseguenze che si osservano altrove. La popolazione di orsi nella zona è inoltre un decimo di quella degli orsi polari in tutto l’Artico e le osservazioni non possono essere applicate automaticamente alle popolazioni di questi animali che vivono altrove. La relazione tra ghiaccio, prede e consumo energetico è complessa e dinamica e, con i cambiamenti che si continuano a rilevare negli ecosistemi delle Svalbard, l’attuale miglioramento potrebbe essere temporaneo e un ulteriore segnale degli effetti del cambiamento climatico.