OpenAI si è fatta rimontare
Da Google ad Anthropic negli ultimi mesi i software di AI più innovativi sono arrivati da altre aziende, che ora le contendono il primato

OpenAI non sembra più in grado di trainare il settore dell’intelligenza artificiale (AI). A partire dal 2021, l’azienda ha guidato l’innovazione nell’AI generativa, con servizi come DALL-E, ChatGPT e Sora, in grado di generare immagini, video e testi. Tuttavia negli ultimi mesi la situazione è cambiata, e le novità più discusse nel settore sono arrivate da aziende come Google e Anthropic, mentre OpenAI si è ritrovata per la prima volta indietro.
Già a novembre Sam Altman, capo di OpenAI, aveva dichiarato un «codice rosso» in risposta ai progressi fatti da Google, che aveva da poco presentato Gemini 3, il suo nuovo modello linguistico. Da allora, Google ha integrato le AI in tutti i suoi servizi, da Gmail a Google Workspace, insidiando ChatGPT che veniva usato da moltissimi utenti per compiti simili.
Nel frattempo anche l’entusiasmo legato a Sora 2, la nuova versione del generatore di video messa online da OpenAI lo scorso settembre, sembra essere scemato, a causa di servizi concorrenti come Nano Banana Pro, sempre di Google. Le cose non sono migliorate con il nuovo anno, iniziato con il successo di Claude Code di Anthropic, un servizio in grado di sviluppare siti o applicazioni sulla base di una descrizione dell’utente, che ha fatto molto parlare di sé nel settore.
In tutto questo, OpenAI deve anche affrontare delle crescenti pressioni finanziarie. Da alcuni anni, infatti, l’azienda è costretta a investire massicciamente nella costruzione di data center, pur non avendo ancora un modello di business in grado di sostenere questi sforzi. Anche per questo, OpenAI è al centro dei timori di chi vede nel settore dell’intelligenza artificiale una potenziale bolla finanziaria.
Di conseguenza, OpenAI sta cercando nuovi modi di aumentare le proprie entrate e questo mese ha annunciato di voler cominciare a mostrare pubblicità ai suoi utenti. La decisione ha sorpreso molti, visto che Altman si era espresso in passato contro la pubblicità nei chatbot, definendola «l’ultima risorsa». Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, la divisione dedicata all’AI, ne ha approfittato per ribadire di non avere (per ora) intenzione di fare lo stesso con Gemini.
Nonostante tutto, ChatGPT rimane il chatbot più utilizzato al mondo e sembra godere ancora del first mover advantage (il vantaggio della prima mossa), cioè il favore di essere la prima azienda a commercializzare un prodotto o a entrare in un mercato con una proposta nuova. ChatGPT rimane inoltre il sito più visitato nel settore, con 5,5 miliardi di visite mensili, contro gli 1,7 miliardi di Gemini, che è però in crescita continua.
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Secondo la società di analisi Similarweb, infatti, a dicembre, il traffico di Gemini è aumentato del 28,4 per cento rispetto al mese precedente, mentre quello di ChatGPT è sceso del 5,6 per cento. Sono dati parziali perché misurano solo le visite ai siti gemini.google.com e chatgpt.com, senza contare le molte integrazioni delle AI nei servizi Google, come le AI Overview, le risposte generate automaticamente dal motore di ricerca, né gli accessi alle rispettive app.
L’aumento della concorrenza è anche la ragione per cui OpenAI sta intensificando gli investimenti nei dispositivi fisici, grazie anche alla collaborazione con Jony Ive, lo storico designer di Apple. L’obiettivo è sviluppare dispositivi pensati per l’interazione con l’AI, il primo dei quali è previsto per quest’anno. In un momento in cui chatbot come ChatGPT, Claude e Gemini sono percepiti come simili e intercambiabili, l’azienda punta a fidelizzare il proprio pubblico: chi acquisterà un dispositivo OpenAI sarà incentivato a utilizzare quasi esclusivamente ChatGPT.
La strada degli hardware non sembra comunque facile. Negli ultimi anni alcune startup, come Humane e Rabbit, hanno messo in vendita dispositivi simili, con risultati fallimentari. Al tempo stesso, secondo il sito The Information, Apple starebbe lavorando a un prodotto di questo tipo, a conferma di come anche questo mercato si stia affollando.
A proposito di Apple, nelle scorse settimane si è discusso molto dell’accordo tra l’azienda e Google per l’utilizzo dei modelli Gemini. Apple conta di usarli per potenziare Siri, il suo assistente vocale, e trasformarlo in un chatbot simile a ChatGPT, oltre che per integrare le AI in altri suoi servizi.
L’ingresso di Apple, finora cronicamente in ritardo nelle AI, rende il settore ulteriormente competitivo: oltre ai nomi citati, infatti, OpenAI deve fare i conti con Copilot di Microsoft, Meta AI e alcune aziende cinesi, come DeepSeek e Qwen di Alibaba. A queste si aggiunge anche Grok, il chatbot di xAI, la società fondata da Elon Musk nel 2023, che rappresenta una minaccia anche legale.
Recentemente, infatti, Musk ha intentato una causa per truffa contro OpenAI. Secondo l’accusa, Musk avrebbe diritto a una quota dell’attuale valutazione di OpenAI (stimata a 500 miliardi di dollari), in virtù di una donazione di 38 milioni di dollari fatta alla non profit nel 2015. Il risarcimento richiesto da Musk varia tra i 79 e i 134 miliardi di dollari, secondo Bloomberg. Il processo inizierà ad aprile ma OpenAI ha già avvertito soci e investitori che Musk presenterà dichiarazioni «volutamente assurde» contro l’azienda e Altman.
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Nell’ultimo anno, infine, OpenAI ha aumentato molto le sue attività di lobby, soprattutto a sostegno del presidente Donald Trump e delle sue politiche. Secondo il sito The Verge, il presidente di OpenAI, Greg Brockman, è il principale sostenitore del comitato elettorale trumpiano “MAGA Inc”, a cui ha donato 25 milioni di dollari, oltre che di “Leading the Future”, un comitato a difesa degli interessi del settore delle AI.



