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  • Mercoledì 28 gennaio 2026

I soldati uccisi, feriti e dispersi in Ucraina sono quasi due milioni

Lo dice una nuova stima del Center for Strategic and International Studies, secondo cui le perdite della Russia sono il doppio di quelle ucraine

Il funerale di due soldati ucraini nella cattedrale di San Michele a Kiev, il 28 novembre 2025 (AP Photo/Efrem Lukatsky)
Il funerale di due soldati ucraini nella cattedrale di San Michele a Kiev, il 28 novembre 2025 (AP Photo/Efrem Lukatsky)

Secondo una nuova stima del Center for Strategic and International Studies (CSIS, un think tank con sede a Washington) i soldati uccisi, feriti o dispersi in quasi quattro anni di guerra in Ucraina sono circa 1,8 milioni. Le perdite dei russi sono il doppio di quelle ucraine: complessivamente 1,2 milioni di soldati russi sono stati uccisi, feriti o risultano dispersi, e 600mila ucraini. Il CSIS stima anche che i soldati russi uccisi dall’inizio della guerra siano 325mila.

Intanto gli avanzamenti territoriali della Russia sono stati lenti e limitati: negli ultimi due anni ha conquistato l’1,5 per cento del territorio ucraino e ora ne occupa circa il 20 per cento.

Un soldato ferito curato da un medico vicino alla linea del fronte (AP Photo/Evgeniy Maloletka)

Stimare le perdite della guerra in Ucraina è sempre stato complesso, perché entrambe le parti in causa non diffondono dati o li danno sottostimati. Vari enti indipendenti forniscono stime consultando annunci funerari, post sui social e statistiche sui tassi di mortalità. I dati del CSIS sono compatibili con quelli indicati fino a oggi: i soldati ucraini uccisi dall’inizio della guerra sono stati fra i 100mila e i 140 mila, mentre la Russia ha avuto 415mila perdite (soldati uccisi, feriti o dispersi) solo nel 2025, con una media di quasi 35mila al mese.

L’esercito russo manda costantemente soldati all’assalto delle linee nemiche, in condizioni che li rendono obiettivi piuttosto facili per le difese ucraine. La presenza di droni su tutta la linea del fronte ha cambiato le tecniche di assalto: ora i russi principalmente inviano piccole squadre di uomini a piedi o in motocicletta in missioni complesse per individuare le postazioni difensive nemiche. Quando riescono a segnalarle, bombardamenti e attacchi aerei possono essere più precisi ed efficaci. Questo presuppone accettare un numero di perdite consistenti: sono emerse testimonianze di brutalità e sopraffazioni nell’esercito russo, con soldati puniti e inviati in missioni pressoché suicide.

I 325mila soldati uccisi sono ampiamente il peggior bilancio per la Russia dalla fine della Seconda guerra mondiale: 17 volte di più di quelli uccisi in Afghanistan negli anni Settanta e 11 volte di più rispetto alle due guerre cecene (anni Novanta e Duemila). Per fare un confronto la guerra in Vietnam, che segnò una generazione di statunitensi fra gli anni Sessanta e Settanta, causò meno di 60mila morti nell’esercito americano.

La Russia ha comunque il triplo dei soldati sul campo rispetto all’Ucraina ed è stata finora in grado di sostituire quelli morti o feriti grazie a campagne di coscrizione volontaria (con grandi retribuzioni per chi si arruolava), arruolamenti dentro le carceri e con il sostegno di almeno 15mila soldati nordcoreani. Ci sono denunce anche di arruolamenti coatti, soprattutto nelle repubbliche più periferiche. L’ampia popolazione russa fornisce al regime di Vladimir Putin un bacino di possibili soldati molto più ampio rispetto all’Ucraina, che fatica a sostituire morti e feriti.

Il ritratto di un soldato ucraino morto esposto nella casa di famiglia a Pyriatyn, Ucraina, il 9 marzo 2025 (AP Photo/Alex Babenko)

L’esercito russo avanza lentamente: secondo il CSIS, nell’ultimo anno sui tre fronti principali è avanzato di 50 chilometri nel migliore dei casi (intorno a Prokovsk) e di 10 nel peggiore (Chasiv Yar), con una media di 70 e 15 metri al giorno rispettivamente. Sono i dati peggiori per un’offensiva militare nella storia delle guerre dell’ultimo secolo, dice il centro.

La scorsa settimana Russia e Ucraina hanno partecipato a un incontro mediato dagli Stati Uniti e ospitato dagli Emirati Arabi Uniti per discutere le condizioni per la fine della guerra. Era il primo di questo genere, con rappresentanti dei due paesi presenti contemporaneamente: non ci sono stati risultati immediati, ma gli incontri dovrebbero proseguire la prossima settimana.