C’è un direttore d’orchestra italiano in mezzo ai guai del Kennedy Center

Gianandrea Noseda ha deciso che la sua National Symphony Orchestra continuerà a esibirsi, nonostante tutti intorno boicottino Trump

Gianandrea Noseda (AP Photo/Antonio Calanni)
Gianandrea Noseda (AP Photo/Antonio Calanni)

Da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha voluto aggiungere il suo nome a caratteri cubitali sulla facciata del Kennedy Center, l’importante centro culturale e sala da concerti di Washington, molti artisti e compositori hanno organizzato un boicottaggio a cui ha aderito anche la Washington National Opera, che ha spostato le sue produzioni in un’altra sede. Ha deciso invece di rimanere lì la National Symphony Orchestra, che per questo ha ricevuto delle critiche rivolte principalmente al suo direttore, l’italiano Gianandrea Noseda.

Alle contestazioni alle ingerenze di Trump sul Kennedy Center, che erano cominciate con la sostituzione del consiglio di amministrazione nel febbraio del 2025, ha aderito martedì anche il celebre compositore Philip Glass, che ha annullato un concerto previsto per giugno. In mezzo a queste agitazioni, Noseda ha difeso la sua scelta di rimanere al Kennedy Center (ora “The Donald Trump and the John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts”), sostenendo che sia stata una scelta obbligata, e non un implicito assenso alle politiche di Trump.

«È la tua presenza che parla. Vai al nocciolo dell’attività di fare musica. Non parlare troppo, lavora» ha detto in un’intervista al New York Times citando il consiglio che gli diede un amico quando si ritrovò in un’altra situazione delicata, quella che lo portò a lasciare dopo molti anni la direzione del Teatro Regio di Torino nel 2018 per divergenze con un nuovo soprintendente.

Noseda, che ha 61 anni, è uno dei più apprezzati e conosciuti direttori d’orchestra italiani. È stato per anni direttore della BBC Philharmonic e dopo aver diretto il Regio di Torino dirige dal 2017 la National Symphony Orchestra, una delle orchestre sinfoniche più prestigiose degli Stati Uniti. La sua sede principale è al Kennedy Center dalla fondazione, nel 1971. Dopo l’abbandono della Washington National Opera in molti si aspettavano che anche la National Symphony Opera facesse lo stesso, visto che tradizionalmente le due istituzioni sono considerate “gemelle”. Alla fine però l’orchestra ha confermato la sua programmazione, mantenendo un profilo piuttosto basso.

La situazione finanziaria dell’orchestra però è molto diversa da quella dell’opera. In base a un accordo di affiliazione firmato nel 1986, la fondazione che gestisce il Kennedy Center contribuisce con circa 10 milioni di dollari l’anno al budget dell’orchestra, una cifra quasi cinque volte superiore rispetto a quella che veniva destinata alla compagnia operistica. Di conseguenza, mentre l’opera ha potuto lasciare il centro senza troppi problemi, per l’orchestra farlo comporterebbe perdite economiche difficilmente sanabili. Gli stipendi dei musicisti che la compongono sono tra i più alti degli Stati Uniti, e senza il contributo della fondazione sarebbe impossibile pagarli.

Noseda ha detto che finora non ha ricevuto pressioni di alcun tipo dall’ex ambasciatore statunitense Richard Grenell, nominato direttore del centro dallo stesso Trump, e che in questo momento la sua priorità è concentrarsi sulla musica e portare a termine nel miglior modo possibile la stagione sinfonica, evitando di entrare nel merito delle polemiche politiche: «Non posso accontentare tutti: ci sarà sempre chi dirà che sei dalla parte dell’amministrazione e chi dirà che sei uno spirito libero. Io mi sento uno spirito libero», ha aggiunto.

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Nonostante la tranquillità esibita da Noseda, la permanenza al Kennedy Center sta avendo conseguenze concrete sulla programmazione dell’orchestra: gli spalti sono spesso vuoti, e diversi spettacoli in calendario sono stati cancellati.

Martedì il famoso compositore musicale statunitense Philip Glass ha annunciato l’annullamento di un concerto previsto per giugno: avrebbe dovuto suonare la “Symphony No. 15”, una sinfonia composta in onore di Abraham Lincoln, il sedicesimo presidente degli Stati Uniti, che gli era stata commissionata proprio da Noseda. Glass ha detto di aver preso questa decisione perché «i valori del Kennedy Center odierno sono in diretto conflitto con il messaggio della sinfonia».

La scorsa settimana aveva annullato un’esibizione anche la celebre soprano statunitense Renée Fleming, che avrebbe dovuto cantare con l’orchestra a maggio. Altri musicisti che collaboravano con l’orchestra da molti anni hanno deciso di interrompere i rapporti, tra cui il banjoista Béla Fleck, secondo cui suonare al Kennedy Center era diventato «un momento di tensione politica».

Poco dopo essere stato rieletto, Trump aveva sostituito tutti i membri del consiglio di amministrazione del Kennedy Center – tradizionalmente di entrambi i partiti – con persone a lui vicine, tra cui la procuratrice generale Pam Bondi, la sua capa di gabinetto Susie Wiles e Usha Vance, moglie del vicepresidente J.D. Vance. Poi si era nominato presidente e aveva scelto come direttore esecutivo ad interim Grenell, suo storico sostenitore. Da quel momento moltissimi artisti avevano cominciato a esprimere preoccupazione per l’integrità culturale e istituzionale del centro.

Le contestazioni si sono intensificate con l’approvazione da parte del consiglio di amministrazione del nuovo nome del Kennedy Center, che dallo scorso 18 dicembre si chiama ufficialmente “The Donald J. Trump and the John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts”. Diversi esperti legali hanno contestato il voto sostenendo che per cambiare nome sarebbe stato necessario l’intervento del Congresso, e non la semplice approvazione del consiglio di amministrazione.

Dopo la decisione molti artisti avevano cancellato i propri concerti, tra cui il musicista Chuck Redd, protagonista dello spettacolo della Vigilia di Natale fin dal 2006, e il noto ensemble jazz newyorkese dei Cookers.

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