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  • Martedì 27 gennaio 2026

A Niscemi si preparano per una lunga emergenza

Le persone hanno abbandonato le proprie case nella consapevolezza di non poterci tornare mai più, mentre la frana ancora si muove

di Angelo Mastrandrea, foto di Alessandro Sala

Il fronte franoso in via Garibaldi, Niscemi (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)
Il fronte franoso in via Garibaldi, Niscemi (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Nel palazzetto dello sport di Niscemi i volontari della Protezione Civile si stanno attrezzando a gestire un’emergenza che secondo loro sarà lunga. Il fronte della frana si sta allargando, nella notte del 27 gennaio sono state evacuate 500 persone, che si aggiungono alle oltre mille che erano già andate via. Molti di loro hanno trovato ospitalità da amici e parenti, gli altri invece sono qui. Ci rimarranno finché lo Stato non concederà il contributo provvisorio per cercarsi un affitto: 400 euro a famiglia più altri 100 euro per ciascun componente, fino a un totale di 900 euro al mese.

Il palazzetto dello sport mentre viene allestito a cura della Protezione Civile, delle associazioni di volontari e dei gruppi scout (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Il palazzetto dello sport allestito a cura della Protezione Civile, delle associazioni di volontari e dei gruppi scout (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

I volontari hanno montato una cucina da campo che può garantire mille pasti, hanno allestito una mensa e messo 500 brande con le coperte all’interno della struttura sportiva. «Forniamo assistenza di qualsiasi tipo alla popolazione, anche psicologica, e aiutiamo chi ha bisogno a portare via le cose dalle loro case», dice Luciano Meli, responsabile dell’associazione di volontari Rangers Internationals. Dice che sono pronti a far fronte anche a un periodo molto lungo di crisi. Gli ultimi arrivati sono stati sistemati nella vicina casa di riposo Santa Maria della Carità, dove le camere sono più piccole e riscaldate.

A Niscemi la terra ha iniziato a muoversi domenica intorno alle 12:30, nel quartiere di Sante Croci. Poi la frattura si è allargata a Trappeto e via Popolo, nel versante occidentale del paese. L’asfalto si è crepato, il terreno ha iniziato a cedere in diversi punti, il piano della campagna si è abbassato di alcuni metri, nei palazzi si sono aperte crepe ampie diversi centimetri e alcuni sono crollati nello strapiombo, insieme a un tratto di strada dove erano parcheggiati auto e furgoni.

La frana continua a muoversi così rapidamente che per i vigili del fuoco è complicato capire quanto, come e dove si sta estendendo il fronte: la stima è che oltre a essere lunga 4 chilometri, la frana sia profonda 50 metri. «Tutte le case che stanno in una fascia di 50-70 metri andranno giù, inevitabilmente», ha detto Salvo Cocina, dirigente della Protezione Civile Sicilia.

Il fronte della frana dove era presente il piazzale di via Roma, a Niscemi (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Nessuno sa quanto durerà l’emergenza e cosa accadrà dopo. A Niscemi le scuole rimarranno chiuse, ma non si sa per quanto, e nel frattempo c’è una sola strada aperta che porta alla città, la provinciale 11. Il governo ha stanziato 100 milioni di euro per i danni provocati dal ciclone Harry in Calabria, Sardegna e Sicilia, ma i danni complessivi sono stimati in circa due miliardi. Il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano ha detto che le case vicine alla frana non potranno mai più essere abitate e per questo «è necessario ragionare insieme al sindaco a una delocalizzazione definitiva di queste famiglie». Non è però ancora chiaro quante case saranno definitivamente evacuate. Per ora c’è ancora molta acqua nel sottosuolo e il paese potrebbe continuare a scivolare verso il basso.

«Una volta che l’acqua ancora presente sarà defluita e la parte che sta scendendo si sarà in qualche maniera fermata o rallentata, potrà essere fatta una valutazione più accurata su quelle che sono le zone di sicurezza. La frana è ancora attiva. La situazione è molto, molto complicata», ha spiegato Ciciliano. Molti temono che possa essere evacuata buona parte della cittadina, che ha circa 25mila abitanti. Dal 25 gennaio il fronte è più che raddoppiato, inizialmente era di 1,6 chilometri. Man mano che si amplia vengono sgomberate altre aree del centro storico, e si teme che il numero degli sfollati sia destinato ad aumentare.

L’elicottero dei vigili del fuoco durante il volo di sopralluogo del presidente della regione Schifani (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Per ora i vigili del fuoco e alcuni ricercatori inviati dall’Università di Firenze stanno monitorando i movimenti del terreno. Il governo sta valutando di inviare anche alcuni esperti dell’Agenzia spaziale italiana.

Italia. Sicilia, Niscemi. Emergenza a causa di una Frana di parte del centro storico , un enorme fronte franoso di circa 4 km in continua espansione ha obbligato le autorita ha sfollare circa 1500 persone dal centro storico di Niscemi. / Registrazione di una famiglia di sfollati nei locali adibiti all’accoglienza nel palazzetto dello sport. (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Il comune ha aperto un ufficio per l’assistenza. Le persone che vogliono andare a prendere qualcosa nelle loro case si mettono in fila, si registrano e attendono all’esterno la chiamata dei vigili del fuoco, che li accompagnano fino alle case. I vigili del fuoco entrano per primi, verificano la stabilità dell’edificio, li aiutano a prendere ciò che serve loro e li portano via il più velocemente possibile, perché la frana è in continuo movimento e c’è il rischio di smottamenti improvvisi, di crolli o di cedimenti. Il Post ha accompagnato alcune persone mentre andavano a recuperare le loro cose. Tutti erano consapevoli che non sarebbero più tornati a vivere nella loro casa. Alcune di queste si trovano a pochi metri dalla frana.

Saveria Rinaudo e Giovanni Nardelli vengono accompagnati dai vigili del fuoco nella loro abitazione di via Roma per recuperare medicinali e beni di prima necessità (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Quella di Antonietta Messina è stata sgomberata la notte del 27 gennaio. Nel quartiere Trappeto, nel versante occidentale di Niscemi, sono state evacuate molte abitazioni che nei giorni precedenti erano state risparmiate. «La sera hanno cominciato a chiudere molte strade, poi verso l’una di mattina due poliziotti in borghese hanno bussato a casa nostra e ci hanno detto gentilmente che dovevamo andare via, io e mio figlio di 17 anni stavamo dormendo, siamo usciti portando con noi il minimo indispensabile», racconta Messina. Poco più giù, lungo la stessa strada, una camera da letto è finita nel burrone.

Antonietta Messina, sfollata dalla sua casa la notte precedente e ospitata presso la casa di riposo Sacro Cuore di Gesù (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

La “zona rossa”, cioè quella dove non può entrare nessuno, è un’area di un chilometro quadrato a sud della piazza del Municipio, dove si trovano tre quartieri che ora sono deserti. Saveria Rinaudo abitava nella centrale via Roma con il compagno. Aveva di fronte un piazzale da cui si vedevano Gela e il mare. Ora non c’è più e il marciapiede è appeso nel vuoto, e la sua casa è a pochi metri da lì.

Il fronte della frana dove era presente il piazzale di via Roma (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

«So bene che non tornerò mai più qui, accadde già ai miei suoceri che furono mandati via nel 1997, quando ci fu un’altra frana». All’epoca furono sfollate 400 persone. «Eravamo a casa quando all’improvviso si aprì la strada, la nostra casa non crollò ma fu dichiarata inagibile e poi abbattuta», dice Giuseppa Puzzo, un’altra residente. Come molte altre, era stata costruita abusivamente in una zona «dove costruivano tutti perché era centro storico». Centoventi famiglie rimasero senza casa. Puzzo da allora vive in una casa popolare.