Gli animali da compagnia sono sempre più viziati
Soprattutto i cani ora hanno menù nei ristoranti, piscine dedicate, profumi, gusti di gelato, negozi, centri benessere e fisioterapisti

A dicembre a Cortina d’Ampezzo ha aperto un nuovo ristorante di lusso, La Scogliera, che tra le altre cose prevede un menù degustazione riservato ai cani. L’offerta è piuttosto costosa (fino a 120 euro), e comprende un sushi di pollo bollito, tonno a dadini con riso e un hamburger.
È un ristorante estremamente esclusivo, ma non è il primo: negli ultimi anni sentire parlare di ristoranti, gelaterie e centri benessere che offrono servizi e prodotti non essenziali pensati appositamente per gli animali domestici è diventato molto più comune rispetto al passato. Il primo ristorante per cani in Italia aveva aperto nel 2023 a Roma: si chiama Fiuto e ha due cucine distinte, una per i cani e una per gli umani, e un addestratore cinofilo col compito di sorvegliare i cani e guidarli nel tavolo più opportuno per loro e per i loro padroni; inoltre dà suggerimenti al ristorante sulle canzoni e sulla luce, per evitare che gli animali ne siano disturbati.
La nascita di questi servizi riflette due tendenze parallele: da un lato una maggiore attenzione al benessere psicofisico degli animali – dovuta a una generale consapevolezza animalista che si è diffusa negli ultimi anni –, dall’altro la tendenza sempre più diffusa a destinare agli animali domestici attenzioni simili a quelle che si riservano alle persone, con un’uguale dose di consumismo. Vale soprattutto per i cani, per cui l’offerta di servizi è più ampia e diversificata.
Sempre nel settore della ristorazione, nel 2024 la gelateria e pasticceria Casa Infante, che ha diversi punti vendita a Napoli e uno nel centro di Milano, ha introdotto il “gelabau”, un gelato per cani. Una delle prime iniziative di questo tipo era stata quella della Gelateria Rigoletto, che nel 2021 aveva lanciato la Ciro’s Cream, un gelato a base di latte senza lattosio, disponibile nelle sue tre sedi di Milano.
Secondo i dati di Unioncamere, in Italia a partire dal 2020 il numero delle aziende che operano nei servizi di cura per gli animali è aumentato di un terzo, con oltre 1.300 nuove aperture. Sono cresciuti anche i servizi veterinari, che hanno registrato un aumento del 39 per cento. Negli ultimi dieci anni in generale sono diminuiti i negozi che vendono animali, mentre sono più che raddoppiate le attività che offrono servizi per loro come l’asilo per cani, o la fisioterapia specializzata per gli animali da compagnia.
Domenica 25 gennaio ha aperto a Milano “Doggy Pool”, la prima piscina per cani, pensata proprio per favorire la riabilitazione dei cani anziani, o di quelli che hanno subito delle operazioni chirurgiche.
In tutto questo è aumentata la spesa per gli animali domestici: negli ultimi dieci anni è passata da circa 600/700 euro annui a oltre 900 euro. In parte è dovuto al generale aumento dei prezzi, ma in parte anche a una maggiore attenzione alle cure degli animali e alla qualità del cibo che gli si dà da mangiare.
Uno dei negozi più rappresentativi di questo andamento è la catena specializzata in prodotti e servizi per animali domestici Arcaplanet. Negli ultimi due anni ha aperto circa 100 nuovi punti vendita in Italia, passando da 500 a 600 sedi. All’interno dei negozi, oltre a cibo e accessori di vario genere, ci sono anche servizi per il benessere degli animali, come lavaggio o consulenze nutrizionali.
Il settore più redditizio di questo mercato è quello del cibo per animali, che si è dimostrato particolarmente ricettivo nell’intercettare nuove tendenze. In Italia, per esempio, nel 2019 è nata un’azienda che produce cibo per cani utilizzando solo ingredienti freschi e non scarti, con l’obiettivo di offrire ai cani un’alimentazione simile a quella dei loro proprietari in termini di qualità. Si chiama Dog Heroes e negli ultimi anni ha avuto una crescita significativa: oggi i suoi prodotti – più costosi di quelli tradizionali in lattina – sono distribuiti in circa 400 punti vendita, tra negozi specializzati e grande distribuzione.
Il peso economico del comparto emerge chiaramente anche dalle strategie delle grandi multinazionali: per esempio il gruppo Mars, noto al grande pubblico soprattutto per i prodotti dolciari, nel 2024 ha ricavato la quota principale dei suoi introiti proprio dal mercato degli animali domestici. Mars controlla infatti marchi come Royal Canin e gestisce centinaia di cliniche veterinarie in tutto il mondo.
Non è un’eccezione. Anche Nestlé, multinazionale dell’industria alimentare, è proprietaria del marchio Friskies, mentre Colgate-Palmolive — multinazionale nota per i prodotti per l’igiene personale — controlla Hill’s. Secondo l’Economist, nel 2024 entrambe le aziende hanno ottenuto circa un quinto del loro fatturato annuo dalla vendita di prodotti destinati agli animali domestici.
Non è naturalmente un fenomeno solo italiano. Negli Stati Uniti, per esempio, la spesa complessiva per servizi e prodotti per animali ha raggiunto circa 186 miliardi di dollari nel 2023; secondo l’Economist, più di quello che viene speso per la cura dei bambini.
Diversi sociologi e psicologi sostengono che questi dati si spieghino con il fatto che nei paesi occidentali, dove le nascite sono in calo, il lavoro di cura e attenzione che prima era riservato ai bambini si è spostato verso gli animali domestici, che sono invece sempre più diffusi nelle famiglie.
Secondo Pierluigi Ugolini, vicesegretario del S.I.Ve.M.P. (il sindacato italiano dei veterinari di medicina pubblica), c’è una tendenza a trattare gli animali come esseri umani che può avere risvolti problematici. Il fatto che nascano tante aziende che offrono servizi e prodotti non essenziali non è un problema di per sé, «ma lo diventa quando gli esseri umani cercano di applicare forzatamente abitudini e comportamenti umani agli animali domestici» dice Ugolini. Molti prodotti oggi di tendenza, come i profumi per cani, nascono in effetti più per permettere agli umani di condividere un momento con il proprio animale che per offrirgli un beneficio concreto, e anzi possono essere poco graditi.



