Il primo ministro britannico Starmer ha vietato a un rivale interno di candidarsi al parlamento, temendo per la propria leadership

Il direttivo dei Laburisti britannici, su pressione del loro primo ministro e leader Keir Starmer, ha vietato ad Andy Burnham di candidarsi a un’elezione suppletiva che gli avrebbe consentito di tornare in parlamento. Sembra una cosa tecnica, ma è rilevante politicamente perché Burnham è considerato uno dei principali leader alternativi a Starmer in una fase in cui un pezzo dei Laburisti discute di sostituirlo. In base alle regole del partito, infatti, essere parlamentari è un requisito sia per presentare una mozione di sfiducia al leader in carica, sia per poter prendere il suo posto.
La mossa di Starmer è considerata un tentativo di consolidare la sua leadership, a costo di dividere ulteriormente i Laburisti. Burnham non aveva escluso di sfidare Starmer ma, presentando la candidatura, aveva detto che nell’immediato avrebbe sostenuto il governo. Il direttivo l’ha escluso a larga maggioranza, 8 voti a 1, e non è sorprendente dal momento che è espressione di Starmer. Vari dirigenti importanti – tra cui il ministro dell’Energia Ed Miliband, la vice segretaria Lucy Powell e l’ex vice prima ministra Angela Rayner – avevano chiesto a Starmer di permettere a Burnham di candidarsi.
Burnham in passato è stato ministro alla Salute e parlamentare dal 2001 al 2017, quando è diventato sindaco dell’area metropolitana di Manchester, incarico che ha tuttora (e che avrebbe dovuto lasciare se eletto). Aveva già partecipato alle primarie dei Laburisti nel 2010 e nel 2015, senza vincerle. Il seggio per cui voleva candidarsi, Gorton and Denton, è considerato “sicuro” per i Laburisti, che lì avevano preso quasi il 48 per cento alle ultime elezioni. La data per l’elezione suppletiva non è stata ancora fissata, ma si ritiene sarà tra febbraio e marzo, prima delle elezioni locali di maggio.
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