Gli agenti federali hanno ucciso un’altra persona a Minneapolis
Durante un'operazione anti-immigrazione: è la seconda volta, quella precedente avevano ucciso Renee Nicole Good

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Sabato mattina verso le 9 (le 16 in Italia) gli agenti federali hanno sparato e ucciso un’altra persona a Minneapolis, in Minnesota, dove da settimane sono in corso proteste spesso violente contro le operazioni anti-immigrazione condotte dagli agenti dell’ICE e di altre agenzie, come la polizia di frontiera.
Si sa ancora poco di quello che è successo, ma online stanno circolando alcuni video verificati che mostrano i momenti precedenti l’omicidio. Si vedono vari agenti che colpiscono violentemente un uomo a terra, poi si sentono degli spari e la persona a terra smette di muoversi. Il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’ Hara, ha detto che la persona uccisa è uomo bianco di 37 anni, residente a Minneapolis. Non si sa chi abbia sparato né a che agenzia federale appartenesse.
È la seconda volta che gli agenti federali uccidono una persona a Minneapolis dall’inizio dell’anno: a inizio gennaio Jonathan Ross, un agente dell’ICE, aveva sparato e ucciso Renee Nicole Good, una donna di 37 anni che stava partecipando a una manifestazione contro l’agenzia in città.
Lo scontro di sabato è avvenuto nella zona sud della città. Subito dopo si sono radunate circa 300 persone tra manifestanti e agenti delle forze dell’ordine, e la circolazione stradale è stata bloccata. I manifestanti stanno urlando contro gli agenti cori come «vergogna» o «andate a casa». Gli agenti stanno usando gas lacrimogeno e spray urticanti per disperdere la folla. A Minneapolis la temperatura è di -20 °C.
Il dipartimento per la Sicurezza interna, da cui dipendono l’ICE e altre agenzie che si occupano di immigrazione, ha dato la sua versione di quello che è successo sabato. Ha sostenuto che alcuni agenti stessero conducendo un’operazione per cercare un uomo presente negli Stati Uniti illegalmente. A un certo punto, un uomo armato avrebbe avvicinato gli agenti della polizia federale di frontiera (un corpo che si occupa di controllo dell’immigrazione). Gli agenti avrebbero provato a disarmarlo, e poi avrebbero sparato per difendersi.
Questa versione non è verificata. Già nel caso di Good il governo aveva sostenuto che l’agente avesse sparato per legittima difesa, cosa che però era stata smentita da vari video.
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Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, a inizio 2025, l’ICE è diventata il principale strumento delle politiche anti-immigrati del presidente Donald Trump. I suoi agenti fanno rastrellamenti in molte città, per la maggior parte governate dai Democratici, per trovare, arrestare ed espellere presunti immigrati irregolari. Spesso usano metodi violenti e discriminatori: fermano, umiliano e ammanettano persone per strada senza un vero motivo. Ci sono stati evidenti casi di profilazione razziale, ossia la pratica di fermare le persone in base al colore della pelle o all’assenza di tratti caucasici.
In risposta molti abitanti e attivisti – a Minneapolis e non solo – da settimane organizzano manifestazioni di protesta, che l’amministrazione Trump cerca di reprimere.
La questione sta creando anche uno scontro istituzionale tra il governo nazionale, Repubblicano, e le amministrazioni di Minneapolis e del Minnesota, entrambe Democratiche. Il governatore dello stato, Tim Walz (noto soprattutto perché fu il candidato alla vicepresidenza di Kamala Harris alle ultime elezioni presidenziali) ha scritto su X che il Minnesota «ne ha avuto abbastanza» e ha chiesto all’amministrazione Trump di ritirare gli agenti. Il sindaco Jacob Frey ha commentato duramente l’accaduto, dicendo: «Quanti altri residenti, quanti altri americani devono morire o essere feriti gravemente, perché queste operazioni finiscano?»
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