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  • Sabato 24 gennaio 2026

Gli agenti federali hanno ucciso un’altra persona a Minneapolis

Durante un'operazione anti-immigrazione: è la seconda volta, quella precedente avevano ucciso Renee Nicole Good

Un frame del video dell'uccisione in cui si vede l'uomo immobilizzato dagli agenti dell'ICE poco prima che gli sparino
Un frame del video dell'uccisione in cui si vede l'uomo immobilizzato dagli agenti federali poco prima che gli sparino (video da Facebook, verificato da NBC)

Sabato mattina verso le 9 (le 16 in Italia) gli agenti federali hanno sparato e ucciso un’altra persona a Minneapolis, in Minnesota, dove da settimane sono in corso proteste spesso violente contro le operazioni anti-immigrazione condotte dagli agenti dell’ICE e di altre agenzie, come la polizia di frontiera.

Si sa ancora poco di quello che è successo, ma online stanno circolando alcuni video verificati che mostrano i momenti precedenti l’omicidio. Si vedono vari agenti che colpiscono violentemente un uomo a terra, poi si sentono degli spari e la persona a terra smette di muoversi. Il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’ Hara, ha detto che la persona uccisa è uomo bianco di 37 anni, residente a Minneapolis. Non si sa chi abbia sparato né a che agenzia federale appartenesse.

È la seconda volta che gli agenti federali uccidono una persona a Minneapolis dall’inizio dell’anno: a inizio gennaio Jonathan Ross, un agente dell’ICE, aveva sparato e ucciso Renee Nicole Good, una donna di 37 anni che stava partecipando a una manifestazione contro l’agenzia in città.

Lo scontro di sabato è avvenuto nella zona sud della città. Subito dopo si sono radunate circa 300 persone tra manifestanti e agenti delle forze dell’ordine, e la circolazione stradale è stata bloccata. I manifestanti stanno urlando contro gli agenti cori come «vergogna» o «andate a casa». Gli agenti stanno usando gas lacrimogeno e spray urticanti per disperdere la folla. A Minneapolis la temperatura è di -20 °C.

Il dipartimento per la Sicurezza interna, da cui dipendono l’ICE e altre agenzie che si occupano di immigrazione, ha dato la sua versione di quello che è successo sabato. Ha sostenuto che alcuni agenti stessero conducendo un’operazione per cercare un uomo presente negli Stati Uniti illegalmente. A un certo punto, un uomo armato avrebbe avvicinato gli agenti della polizia federale di frontiera (un corpo che si occupa di controllo dell’immigrazione). Gli agenti avrebbero provato a disarmarlo, e poi avrebbero sparato per difendersi.

Questa versione non è verificata. Già nel caso di Good il governo aveva sostenuto che l’agente avesse sparato per legittima difesa, cosa che però era stata smentita da vari video.

– Leggi anche: L’agente dell’ICE che ha sparato a una donna a Minneapolis sarà processato?

Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, a inizio 2025, l’ICE è diventata il principale strumento delle politiche anti-immigrati del presidente Donald Trump. I suoi agenti fanno rastrellamenti in molte città, per la maggior parte governate dai Democratici, per trovare, arrestare ed espellere presunti immigrati irregolari. Spesso usano metodi violenti e discriminatori: fermano, umiliano e ammanettano persone per strada senza un vero motivo. Ci sono stati evidenti casi di profilazione razziale, ossia la pratica di fermare le persone in base al colore della pelle o all’assenza di tratti caucasici.

In risposta molti abitanti e attivisti – a Minneapolis e non solo – da settimane organizzano manifestazioni di protesta, che l’amministrazione Trump cerca di reprimere.

La questione sta creando anche uno scontro istituzionale tra il governo nazionale, Repubblicano, e le amministrazioni di Minneapolis e del Minnesota, entrambe Democratiche. Il governatore dello stato, Tim Walz (noto soprattutto perché fu il candidato alla vicepresidenza di Kamala Harris alle ultime elezioni presidenziali) ha scritto su X che il Minnesota «ne ha avuto abbastanza» e ha chiesto all’amministrazione Trump di ritirare gli agenti. Il sindaco Jacob Frey ha commentato duramente l’accaduto, dicendo: «Quanti altri residenti, quanti altri americani devono morire o essere feriti gravemente, perché queste operazioni finiscano?»

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