Un posto in cui il ciclone Harry ha fatto danni mai visti
Nella remota isola di Linosa le strade sono ancora bloccate e il mare ha distrutto molte barche, importantissime per gli abitanti

Negli ultimi giorni il ciclone Harry ha provocato gravi danni sulle coste di Sicilia, Sardegna e Calabria, e sono circolate molto le foto e i video impressionanti che mostrano violente mareggiate, strade diventate torrenti di acqua e fango, frane e allagamenti. Si è parlato molto meno invece di un posto remoto e da cui già di norma arrivano pochissime notizie, dove però il ciclone ha avuto effetti devastanti: la piccola isola di Linosa, a metà strada tra la Sicilia (di cui formalmente fa parte) e la Tunisia.
Di Linosa e dei suoi problemi per ora si stanno occupando quasi esclusivamente i suoi circa 400 abitanti, fra mille difficoltà.
A Linosa esiste un unico insediamento abitato, nel sud-ovest dell’isola, attaccato alla costa. Ospita gli unici due moli a cui attracca il traghetto che la collega a Porto Empedocle (il terzo, nel nord dell’isola, ha fondali rocciosi molto irregolari). Dai due moli si dipanano le strade principali che collegano ad anello il resto dell’isola. Distruggendo strade e pontili, il ciclone Harry ha messo in difficoltà sia le comunicazioni con l’esterno sia gli spostamenti interni all’isola.
Una delle situazioni più preoccupanti è quella delle barche: gli abitanti hanno calcolato che dopo la tempesta 14 sono andate disperse e una decina sono state distrutte. È un danno enorme per un’isola la cui economia si basa soprattutto sul turismo e sulla pesca.
Altre barche ancora sono state danneggiate. Salvatore Giardina, pescatore e accompagnatore turistico di Linosa, dice che la sua è messa così male che non vale nemmeno la pena ripararla. Quella di suo fratello, invece, è stata portata via dal mare, che nei momenti peggiori si infrangeva sulla costa con onde alte fino a 12 metri. Giardina racconta che nel tentativo di salvare le barche durante la tempesta qualcuno ha rischiato anche la vita: «Il mare si è preso un ragazzo, che non riusciva più a tornare a riva. Nessuno si poteva tuffare, era una cosa spaventosa: arrivavano onde e massi che ruzzolavano con una potenza inaudita. Alla fine lo abbiamo salvato con una cima». A quel punto i linosani hanno capito che mettere in salvo le barche era troppo pericoloso e hanno dovuto rinunciarci. «Non è stato facile», dice Giardina.
Tra giovedì e venerdì sull’isola sono tornati attivi i traghetti che la collegano con Lampedusa e la Sicilia, dopo essere rimasti fermi per due giorni. Resta però impossibile percorrere molte strade interne perché distrutte o bloccate da rocce e detriti portati dalle onde, che intralciano anche i pochissimi mezzi di soccorso.
I residenti raccontano che è stata totalmente distrutta quella che loro chiamano “zona del lanternino”, cioè la strada che collega lo Scalo vecchio, il principale molo dell’isola, e la cala di Pozzolana di Ponente, cioè il secondo molo usato dai traghetti, costruito sotto alcuni crateri spenti del vulcano che generò l’isola. Anche la strada nella zona della Calcarella – nella parte sud-est dell’isola, la più selvaggia – è stata distrutta e non è percorribile. Le persone che vivono lì possono raggiungere le loro case solo attraversando i campi a piedi e scavalcando i muretti tra i terreni.
Alcuni residenti stanno segnalando malfunzionamenti della rete idrica e di quella fognaria, che però hanno sempre avuto problemi. Al momento sull’isola non sono ancora arrivati né uomini della protezione civile né vigili del fuoco, che su Linosa non hanno un presidio stabile. Per ora ci sono solo alcuni carabinieri, il cui comando si affaccia sulla strada principale dell’abitato.
A Linosa peraltro non c’è un ospedale, ma solo una guardia medica, che però circa un anno fa è stata spostata in un piccolo appartamento a causa di alcuni lavori iniziati e mai conclusi nella sede ufficiale. Ci lavorano alcuni medici che si danno il cambio ogni quattro o cinque giorni. In quanto presidio di guardia medica, però, non sono autorizzati a prescrivere tutti i farmaci. L’unico medico di base presente in modo stabile sull’isola si è trasferito un paio di mesi fa. Per ogni tipo di ferita o malanno preoccupante, i pazienti devono essere trasportati altrove con l’elisoccorso.
Linosa è geograficamente molto lontana dalla Sicilia, in un punto molto battuto dai venti e dalle mareggiate. I suoi abitanti, quindi, sono abituati a far fronte a situazioni di maltempo: eppure hanno descritto la violenza del ciclone Harry come una cosa mai vista a memoria d’uomo, e piuttosto inaspettata.
Giardina ha detto che nessuno dei siti di previsioni meteo che consultano aveva previsto una tempesta di quella portata. Eppure i pescatori si erano comunque preparati, tirando le barche fuori dall’acqua. «Pensavamo che fossero al sicuro», dice.
Secondo alcuni residenti, anche l’allerta gialla diramata dalla protezione civile non è stata adeguata alla gravità della tempesta. Non ci sono state nemmeno evacuazioni preventive, come in altre zone raggiunte dal ciclone. La maggior parte degli abitanti si è sentita e si sente tuttora piuttosto trascurata dalle istituzioni, in balìa degli eventi e delle loro ripercussioni. «Sono tre notti che non dormo», dice Giardina: «al di là delle perdite, perché per me la barca era fondamentale, siamo proprio rimasti traumatizzati».
Filippo Mannino, sindaco sia di Lampedusa che di Linosa ma residente nella prima, sta arrivando sull’isola in queste ore per un sopralluogo. In un comunicato, Mannino ha detto che la giunta comunale ha già chiesto che per le due isole venga dichiarata la calamità naturale e ha stimato danni complessivi per 17 milioni di euro. Per forza di cose è un calcolo approssimativo, e che verosimilmente sarà aggiornato nei prossimi giorni e settimane.



