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  • Venerdì 23 gennaio 2026

All’attesissimo esame per guida turistica sono stati bocciati quasi tutti

Lo si aspettava da 12 anni ed era il primo in assoluto a livello nazionale, ma per molti è stato caotico e troppo difficile

Turisti con una guida in piazza San Marco, a Venezia, l'8 aprile 2023 (Bloomberg via Getty/Andrea Merola)
Turisti con una guida in piazza San Marco, a Venezia, l'8 aprile 2023 (Bloomberg via Getty/Andrea Merola)
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Lo scorso novembre più di 12mila persone hanno sostenuto la prima prova scritta dell’esame nazionale per diventare guida turistica, ma solo 230 l’hanno superata, cioè meno del due per cento. Molti di loro sostengono che il quiz fosse difficile e che il programma da studiare fosse troppo vasto e confuso. Il ministero del Turismo, che ha organizzato il concorso, ha detto al Corriere della Sera di trovare singolare il fatto che si contesti un esame di abilitazione perché troppo severo. I candidati riponevano molte speranze in questo esame, che è stato il primo bandito a livello nazionale, dopo che alcune riforme avevano modificato le prove di abilitazione sospendendole per circa 12 anni.

La procedura per l’esame è durata molto tempo (e non è ancora finita, perché dopo la prova scritta ci saranno quella orale e un test pratico) e ci sono state fin da subito molte incertezze. La data della prova scritta, per esempio, era stata rinviata un paio di volte. Dopo la pubblicazione del bando, a gennaio del 2025, la ministra del Turismo Daniela Santanchè ipotizzò di convocare l’esame a luglio, ma poi lo spostò a settembre. Alla fine la prova si è svolta il 18 novembre in due turni, uno la mattina e uno il pomeriggio, in nove sedi diverse.

Era composta da un questionario con 80 domande a risposta multipla, corrispondenti a un totale di 40 punti. Per superarla era necessario totalizzarne almeno 25. I candidati hanno potuto consultare i loro risultati personali qualche giorno dopo, ma il totale degli idonei è stato reso noto solo pochi giorni fa, dopo che gli stessi candidati avevano pubblicato su Facebook i risultati di una richiesta di accesso agli atti.

La sede che ha avuto più promossi è stata quella di Torino, con 68 idonei, mentre quella che ne ha avuti di meno è stata Cagliari, con solo due persone promosse. Sui social molti candidati hanno commentato i risultati della prova dicendo che era difficile, perché alcune domande erano troppo precise e nozionistiche, oppure perché riguardavano argomenti poco conosciuti o poco pertinenti per la formazione di una guida turistica.

Secondo altri il problema della prova non è stata tanto la difficoltà, ma la poca chiarezza sulle cose da studiare. Il bando del concorso conteneva solo un’indicazione molto generica sulle materie da preparare, cioè storia, storia dell’arte, geografia, archeologia, diritto del turismo e beni culturali. A luglio il ministero aveva pubblicato un programma più dettagliato, con più di 530 siti archeologici e artistici da conoscere e studiare. Alcuni candidati hanno criticato il fatto di non aver ricevuto una bibliografia precisa e che non sia stato chiarito come l’ampio studio delle materie si dovesse conciliare con lo studio, molto più specifico, dei luoghi di interesse segnalati.

Secondo loro, quindi, il programma era per certi versi troppo generico e per altri troppo dettagliato. Alcuni blog di settore hanno scritto che è stato un esame «per tuttologi preparati nozionisticamente», senza una formazione specifica su un territorio di riferimento.

Questo esame era atteso da molto tempo, anche perché le prove di abilitazione per guida turistica sono rimaste bloccate per anni. Fino al 2013, infatti, le guide erano selezionate a livello provinciale o regionale, ed erano formate in modo specifico sul patrimonio culturale e artistico della loro zona. All’epoca c’era un patentino che permetteva di esercitare la professione solo nel territorio dove avevano ottenuto l’abilitazione e in una sola lingua straniera (si otteneva sempre con un esame, a livello regionale o provinciale, e per accedervi serviva una laurea). Chi voleva lavorare al di fuori dalla propria zona, o in un’altra lingua, doveva svolgere un esame “di estensione territoriale” o di “estensione linguistica”.

Con la legge 97 del 2013 l’Italia recepì alcuni obblighi dell’Unione Europea, che impose una liberalizzazione del settore: da quel momento tutte le guide turistiche europee poterono lavorare liberamente in tutti gli stati membri dell’Unione e le guide italiane in tutto il territorio nazionale. La legge, quindi, stabiliva anche che le guide avrebbero dovuto avere una competenza territoriale più vasta. Negli anni successivi, tuttavia, nessuna legge nazionale impose nuovi criteri di selezione: le regioni continuarono ad abilitare guide turistiche con le vecchie impostazioni territoriali, ma con patentini validi a livello europeo finché, dopo le proteste di numerose associazioni, bloccarono i concorsi.

In mancanza di esami abilitanti, diventare guide turistiche in Italia diventò praticamente impossibile. Tra il 2013 e il 2023 molti hanno preso le abilitazioni in altri paesi europei, oppure hanno lavorato con patentini da guide ambientali o da accompagnatori turistici (che, a differenza delle guide, avrebbero solo un ruolo di supporto operativo alle visite, ma senza le competenze per descrivere o spiegare i luoghi).

La riforma attesa fu approvata solo nel 2023, ma prima che il nuovo esame fosse organizzato ci sono voluti altri due anni, con il risultato che all’apertura del bando si sono iscritte molte più persone del previsto (quasi 27mila), che lo aspettavano da tempo. La riforma ha cambiato profondamente le modalità di accesso alla professione, non solo per il passaggio da una competenza territoriale a una nazionale, ma anche per altri motivi molto criticati, come il fatto che per candidarsi basti un diploma di scuola superiore, mentre prima era necessaria una laurea.