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  • Giovedì 22 gennaio 2026

La bonifica dei “veleni di Crotone” è di nuovo ferma

L'Eni dice di aver trovato rifiuti radioattivi dove non dovevano esserci: è una storia che va avanti da 25 anni

L’ex stabilimento della Pertusola abbandonato, a Crotone, aprile 2025 (Angelo Mastrandrea/il Post)
L’ex stabilimento della Pertusola abbandonato, a Crotone, aprile 2025 (Angelo Mastrandrea/il Post)

Eni Rewind, la società di Eni che si occupa di bonifiche industriali, dall’8 gennaio ha sospeso la bonifica delle discariche di Crotone perché, dice l’azienda, durante gli scavi sono stati trovati materiali radioattivi non previsti. Sono materiali che in gergo vengono chiamati TENORM (Technologically Enhanced Naturally Occurring Radioactive Materials) e che contengono naturalmente atomi instabili, i quali a seguito di alcune lavorazioni industriali aumentano in modo significativo la loro radioattività.

Le discariche «a mare», così vengono chiamate in Calabria per il fatto che sono molto vicine alla spiaggia, furono costruite nel 1988. Vi furono sotterrati per un decennio gli scarti della Fosfotec, che produceva fertilizzanti a base di acido fosforico, e della Pertusola, una fabbrica di semilavorati e barre in zinco.

Eni Rewind sapeva già che nel sito ci sono scorie radioattive da bonificare. A novembre del 2023 aveva stimato la presenza di un milione di tonnellate di rifiuti non pericolosi, di 360mila tonnellate di scorie contenenti metalli pesanti, da smaltire in appositi impianti, e di 150mila tonnellate di scorie radioattive. Di queste ultime, 100mila tonnellate contenevano anche amianto. Secondo Eni Rewind, in Italia e in Europa non ci sono impianti disponibili a smaltirle, quindi aveva cominciato la bonifica richiesta dalle autorità in un punto dove non avrebbero dovuto esserci, nella discarica della Pertusola. Invece sono venute fuori anche lì, ed Eni Rewind è stata costretta a porsi anticipatamente il problema di dove metterle.

La società ha proposto di costruire a proprie spese una discarica apposita a Crotone dove sotterrare in maniera sicura i rifiuti radioattivi, come ha già fatto quando ha bonificato le aree industriali di Gela, di Marghera e di Porto Torres. Nella città calabrese però nessuno la vuole: il Comune, gli ambientalisti e i comitati cittadini si oppongono, e la Regione non vuole revocare il provvedimento che autorizza lo smaltimento solo al di fuori della Calabria.

Le scorie radioattive, all’epoca in cui la fabbrica era in funzione, avrebbero dovuto essere smaltite in appositi impianti. Invece furono sepolte in due enormi discariche costruite lungo una striscia di terra che separa per un chilometro e mezzo la spiaggia dalla zona industriale di Crotone, nella zona nord della città. Furono anche utilizzate, insieme ad altre scorie industriali, come riempitivo sotto il bitume delle strade e nelle fondamenta di scuole, di edifici pubblici e anche di abitazioni private. Tra le aree contaminate, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPACAL) ha indicato un grande parcheggio di una fabbrica, una rotonda stradale e il molo del porto vecchio.

Alla fine degli anni Novanta gli stabilimenti chiusero e nel 2001 il governo di Silvio Berlusconi inserì la zona industriale nella lista dei Siti di interesse nazionale (SIN) da bonificare. Fu perimetrata un’area di quasi mezzo chilometro quadrato di terreni e di 15 chilometri quadrati in mare, ma i rifiuti non sono mai stati rimossi.

Nel 2012 il tribunale di Milano ordinò all’Eni, che aveva ereditato i terreni dall’EniChem (l’azienda petrolchimica del gruppo), di presentare un piano di bonifica. Nelle motivazioni della sentenza i giudici scrissero che «i livelli di contaminazione sono stati accertati nel terreno fino a 3 metri per tutti i metalli e fino a 10 metri per il cadmio», e che erano state inquinate anche le acque di falda. Le fabbriche furono svuotate e furono fatti alcuni lavori per ripulire i piazzali dove erano depositati i materiali, ma i rifiuti interrati rimasero ancora lì.

In 25 anni sono stati nominati otto commissari straordinari, ma nessuno di loro è riuscito a risanare le discariche «a mare». Il problema principale era quello dei costi, che nel 2001 furono stimati in due miliardi di euro, e nel tempo sono anche aumentati. Poi c’era la questione di dove mettere le scorie tossiche, sia quelle radioattive che quelle contenenti amianto e metalli pesanti.

L’ingresso di una «discarica a mare» a Crotone, aprile 2025 (Angelo Mastrandrea/il Post)

L’ingresso di una «discarica a mare» a Crotone, aprile 2025 (Angelo Mastrandrea/il Post)

L’Eni ha speso 200 milioni di euro per costruire una barriera di contenimento ed evitare che le sostanze tossiche finissero in mare e per ripulire i piazzali delle fabbriche. Ad aprile del 2025 il commissario straordinario nominato dal governo, il generale della Finanza Emilio Errigo, aveva disposto di portare i rifiuti pericolosi in una discarica cittadina gestita dalla società Sovreco, imponendo alla Regione di modificare l’autorizzazione che prevede di smaltirli fuori dalla Calabria, ma il Comune, gli ambientalisti e i comitati cittadini che da molti anni denunciano l’inquinamento si erano opposti e il TAR aveva dato loro ragione.

Alla fine, il 16 giugno del 2025 Eni Rewind ha accettato di smaltirli fuori dalla Calabria, come chiedevano la Regione, il Comune, gli ambientalisti e i comitati cittadini, e ha cominciato i lavori di bonifica delle discariche. In sei mesi ha dissotterrato 37mila tonnellate di scorie, sepolte fino a una profondità di circa due metri. I rifiuti non pericolosi sono stati spediti in discariche italiane fuori dalla Calabria, mentre quelli pericolosi, in totale circa 6mila tonnellate, sono stati inviati nella discarica di Kumla, in Svezia, gestita dalla compagnia Nordic Sweden.

La Regione Calabria ha autorizzato 234 viaggi di «terre e rocce contenenti sostanze pericolose» verso la Svezia, eseguiti dalla società milanese Enki. In totale, l’autorizzazione prevede la spedizione in Svezia di 40mila tonnellate di rifiuti senza amianto e TENORM, con 1.600 viaggi fino alla fine di maggio del 2026. A novembre sono state inviate a Kumla 1.750 tonnellate di rifiuti in 70 viaggi e a dicembre 4.105 tonnellate con 164 trasferimenti. Altre 20mila tonnellate sono ancora a Crotone, in un deposito dell’Eni che si trova nella zona industriale, in attesa di essere spedite in Svezia o in altre discariche italiane.

La manifestazione a Crotone contro l'ordinanza del commissario straordinario per mantenere i rifiuti a Crotone, 12 aprile 2025 (Angelo Mastrandrea/il Post)

La manifestazione a Crotone contro l’ordinanza del commissario straordinario per mantenere i rifiuti in città, 12 aprile 2025 (Angelo Mastrandrea/il Post)

Il commissario Errigo ha concluso il suo mandato a settembre. Non è stato riconfermato e il governo Meloni finora non ha nominato nessuno al suo posto. Per ora Eni Rewind sta proseguendo gli scavi solo all’interno della ex fabbrica Pertusola, dove ci sono altre 130mila tonnellate di rifiuti.

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