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  • Giovedì 22 gennaio 2026

C’è molta Premier League in cima a questa Champions League

A una giornata dal termine della fase a campionato, cinque delle prime otto squadre vengono dal campionato inglese

Un momento della partita di Champions League tra Arsenal e Inter, 20 gennaio 2026 (Andrea Diodato/Quality Sport Images/Getty Images)
Un momento della partita di Champions League tra Arsenal e Inter, 20 gennaio 2026 (Andrea Diodato/Quality Sport Images/Getty Images)

La Champions League maschile di calcio è a una giornata dal termine della sua fase a girone unico, e guardandone la classifica si nota facilmente una cosa: cinque delle prime otto classificate vengono dalla Premier League, il principale campionato inglese di calcio. Sono Arsenal, Liverpool, Tottenham, Newcastle e Chelsea. E poco sotto c’è pure il Manchester City. Nel girone unico ci sono 36 squadre e il City, quella inglese messa peggio, è 11esima: ha peraltro gli stessi punti del Chelsea (e di diverse altre squadre) ed è più indietro solo per via di una peggiore differenza tra gol segnati e gol subiti.

La classifica cambierà senz’altro nell’ultima giornata (e visto i pochi punti che dividono molte squadre potrebbe anche cambiare molto), ma intanto il dato è notevole, e significativo: le prime otto classificate sono infatti le uniche che accedono direttamente agli ottavi di finale, evitando gli spareggi a cui accedono invece le squadre dal nono al ventiquattresimo posto.

Tra le squadre inglesi nelle prime posizioni di Champions League ce ne sono alcune che non lo sono invece in Premier League. Certo, Arsenal e Manchester City sono rispettivamente prima e seconda in Premier League; ma il Liverpool è quarto e sta giocando una delle stagioni peggiori degli ultimi anni, il Chelsea è sesto, il Newcastle è ottavo e il Tottenham è addirittura quattordicesimo. Per fare un confronto, l’Inter è prima in Serie A, ma in Champions è quattordicesima.

Le squadre di Premier League sono quelle che vincono più spesso in Champions – anche senza considerare l’Arsenal, che ha finora vinto sette partite su sette, segnando 20 gol e subendone soltanto 2. È raro vedere più di una sconfitta inglese a giornata. In quella appena trascorsa, per esempio, hanno vinto tutte tranne il Manchester City: ha perso 3-1 in trasferta contro il Bodø Glimt, la squadra norvegese che gioca le partite di casa oltre il circolo polare artico, in condizioni notoriamente difficili per chi ci arriva da altre condizioni climatiche (seppure Manchester non sia una città nota per il clima mite).

L’impressione, insomma, è che la Premier League sia un campionato a parte. Di livello talmente alto che squadre lì considerate mediocri risultano forti in Champions League, che dovrebbe essere il torneo tra le migliori d’Europa.

Dopotutto, il campionato inglese è il più ricco d’Europa, grazie soprattutto agli altissimi ricavi dei diritti televisivi. Di conseguenza, tutte le squadre di Premier League – anche di bassa classifica, spesso con ricche proprietà straniere – possono permettersi grandi investimenti sui calciatori, rendendolo il campionato più competitivo del mondo. Nell’ultimo calciomercato estivo i club di Premier League hanno speso complessivamente tre miliardi di euro. La Serie A, seconda per spese tra i principali campionati mondiali, ne ha spesi poco meno di un terzo.

È una differenza che si nota parecchio in Champions League. Durante la partita di mercoledì tra Inter e Arsenal, solo la squadra inglese si è potuta permettere di sostituire i forti calciatori che aveva in campo con altri dello stesso livello. Al 75esimo, per esempio, ha sostituito l’attaccante brasiliano Gabriel Jesus con lo svedese Viktor Gyökeres – comprato questa estate per più di 60 milioni di euro.

Gyökeres, alla fine, ha anche segnato il gol del 3-1, per la vittoria dell’Arsenal

Secondo The Athletic in questa prima fase della Champions League le squadre inglesi sono avvantaggiate anche perché non possono giocare contro le connazionali, per regolamento. Vuol dire evitare di confrontarsi con cinque delle squadre più forti del torneo e che, probabilmente, conoscono meglio il loro gioco.

Le squadre inglesi, poi, sono molto più abituate ai ritmi alti della Champions e ad avere poche pause tra una partita e l’altra, perché partecipano a tre competizioni nazionali (campionato, coppa nazionale e coppa di lega) – cioè una in più rispetto alla maggior parte dei club europei.

Quest’anno addirittura metà delle squadre del campionato inglese (10 su 20) sono coinvolte in una delle tre competizioni europee, di cui sei solo in Champions League. È il risultato delle recenti vittorie inglesi in Europa League e Conference League (gli altri due tornei europei) e della posizione spesso dominante della Premier League nel ranking UEFA stagionale, la classifica che determina quante squadre di ciascun paese possono partecipare alle competizioni europee.

Non è sorprendente, dunque, vedere le squadre inglesi giocare con una continuità notevole in questa prima fase della Champions League. Finora sono quelle che, in media, hanno fatto più punti, hanno fatto più gol e ne hanno presi di meno.

Ma questo non vuol dire che le squadre inglesi riusciranno senz’altro a reggere così bene fino alla fine. Sono due anni che non c’è una squadra di Premier League in finale di Champions, e nonostante la ricchezza del campionato ci sono state solo sette vincitrici inglesi nelle ultime trenta edizioni. Già solo il Real Madrid, la squadra più dominante e vincente della competizione (anche lei molto ricca), ne ha vinte di più.

Nemmeno arrivare tra le prime otto garantisce di avanzare fino in fondo al torneo. La scorsa Champions League – la prima con questo formato, e quindi l’unico precedente – è stata vinta dal Paris Saint-Germain, che era arrivato 15esimo nel girone iniziale.

È un dato che può essere di conforto per la gran parte delle italiane in gara, che sono tutte dalla 13esima posizione in giù. L’Atalanta è a 13 punti (gli stessi di Paris Saint-Germain, Newcastle e Chelsea, tra le altre), mentre l’Inter e la Juventus sono immediatamente sotto, con 12: tutte e tre sono già certe dell’accesso agli spareggi e possono ancora giocarsi l’accesso agli ottavi.

Delle quattro italiane in gara, insomma, l’unica messa davvero male è il Napoli: è 25esima, fuori persino dagli spareggi, e per essere sicura di passare il turno dovrebbe vincere la complicata partita di martedì prossimo contro il Chelsea.