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  • Giovedì 22 gennaio 2026

A Cortina ci sono più cantieri che neve

Mancano due settimane all'inizio delle Olimpiadi invernali e la città non è ancora pronta

di Gianluca Cedolin

Cortina, 20 gennaio 2026 (Gianluca Cedolin/il Post)
Cortina, 20 gennaio 2026 (Gianluca Cedolin/il Post)
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Mancano due settimane all’inizio delle Olimpiadi invernali, ma girando per Cortina d’Ampezzo non si direbbe. Ci sono tante impalcature e per le strade è tutto un viavai di camion e operai. Sui prati e le montagne attorno intanto, come ormai accade con frequenza anche in inverno a causa del riscaldamento globale, c’è solo qualche spruzzata di neve qui e là. Quasi tutta quella che vedremo alle Olimpiadi sarà artificiale: per farla verranno impiegati circa 1,2 milioni di metri cubi di acqua. «Siamo ancora in mezzo a un cantiere, devono sistemare un sacco di cose, è tutto sporco: è difficile pensare ci sia grande attesa per le Olimpiadi», dice Marina Menardi, presidente del Comitato Civico Cortina, un’associazione di cittadini che cura la rivista mensile Voci di Cortina.

Si sa già che per le Olimpiadi verranno ultimate solo le opere necessarie per lo svolgimento delle gare (a Cortina ci saranno quelle femminili di sci alpino, quelle di curling e poi gli sport da scivolamento: bob, slittino e skeleton). Quasi tutti gli altri cantieri rimarranno lì, alcuni addirittura per diversi anni. Pietro Lacasella, curatore dei contenuti per L’AltraMontagna, dice che «dovranno essere molto bravi i cameraman a zoommare e a non usare il grandangolo», perché di fatto pure attorno ai luoghi di gara i lavori non sono finiti (L’AltraMontagna è un progetto editoriale del quotidiano Il Dolomiti che racconta la montagna con un approccio critico e scientifico).

La pista da bob è già stata testata a novembre durante la Coppa del Mondo ed è pronta, ma lungo il percorso ci sono ancora ruspe e scavatrici in azione, le strade non sono asfaltate, e insomma non sembra un contesto in cui tra due settimane si terranno le Olimpiadi. Stesso discorso per la famigerata cabinovia di Apollonio-Socrepes, in costruzione su una zona franosa: i lavori non sono ancora terminati e appaiono molto indietro. Stanno provando a finirla in fretta perché dovrebbe portare altri spettatori all’Olympia delle Tofane, la pista delle gare di sci. Menardi la definisce «lo scandalo degli scandali»; Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, «un’idiozia» e «una cretinata» (Mountain Wilderness è una onlus ambientalista specializzata nelle aree montane e che fa anche un gran lavoro di informazione sul tema).

Da Simico, la società che sta facendo tutte le opere infrastrutturali per le Olimpiadi di Milano Cortina, dicono che sulla cabinovia sono in silenzio stampa, e che «la pista sarà ultimata per i Giochi», senza specificare cosa succederà a quello che c’è attorno. Il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi ribadisce che di queste cose si sta occupando Simico: «Finché non ci dicono diversamente, o non iniziano le Olimpiadi e non c’è, noi pensiamo che la cabinovia sarà pronta». E lo stesso per ciò che riguarda la pista da bob.

Un pilone della cabinovia Apollonio-Socrepes, Cortina, 20 gennaio 2026 (Gianluca Cedolin/il Post)

È in restauro anche il vecchio trampolino Italia, che però in futuro non sarà usato per il salto con gli sci (non lo era già da tempo, del resto). L’obiettivo è renderlo una sorta di monumento che accolga le persone all’arrivo nella vallata di Cortina, e la struttura del trampolino sarà ultimata per il 6 febbraio. Tutto il resto però (le tribune e il “centro polifunzionale” che sorgerà a fianco) verrà completato quando le Olimpiadi saranno finite. Durante i Giochi il cantiere si fermerà e il trampolino sarà illuminato di notte.

Anche il centro di Cortina, dove arriveranno spettatori, giornalisti e curiosi da varie parti del mondo, è ancora abbastanza in disordine. All’inizio della parte pedonale di Corso Italia, il corso principale dove si passeggia a Cortina, c’è un grosso buco dove stanno ricostruendo un hotel. Poco più su, l’ex Splendid Hotel Venezia è tutto coperto da un’impalcatura, mentre più avanti c’è un altro cantiere nella piazzetta dello storico Hotel de la Poste, dove «stanno allestendo in fretta e furia Casa Italia», dice Menardi (uno spazio per interviste e vari altri contenuti con gli atleti italiani). Su Corso Italia le persone devono spesso spostarsi per lasciar passare camion e betoniere, autorizzati a circolare anche nella zona pedonale.

L’ex autostazione, dove arrivavano i bus e dove c’era spazio per parcheggiare circa 200 auto, è un altro enorme cantiere a due passi dal centro che non sarà finito durante le Olimpiadi. In questo modo sottrarrà, invece che aggiungere, posti auto in vista dei Giochi. Fino a poco tempo fa l’arrivo di pullman e skibus avveniva in buona parte davanti allo Stadio del ghiaccio, ma ora che lo stanno allestendo per le Olimpiadi i mezzi sono stati divisi tra piazza Roma (in pieno centro, dove c’è già il traffico di camion e auto) e la fermata Cortina scuole: «Questa è la Cortina olimpica: i bambini escono a fare ricreazione e si trovano in mezzo ai bus», dice Menardi. Lorenzi spiega invece che, finiti i lavori, una parte degli autobus tornerà a fermare all’ex autostazione, mentre altri arriveranno nel nuovo parcheggio (ancora da ultimare) direttamente sotto gli impianti di risalita.

L’area dell’ex autostazione di Cortina, 20 gennaio 2026 (Gianluca Cedolin/il Post)

«Molto verrà sistemato, ma i cantieri ci sono: quello c’è, e quello ci teniamo. Bisognava partire prima, appena sono arrivato io abbiamo accelerato», dice il sindaco Lorenzi, eletto con una lista civica nel giugno del 2022, quindi circa tre anni dopo l’assegnazione delle Olimpiadi a Cortina. Secondo lui in ogni caso «le Olimpiadi sono un punto di partenza», e il grosso dei cambiamenti per Cortina si vedrà nei prossimi anni.

«Tanti ampezzani mi hanno detto: siamo stati esclusi da tutti i processi decisionali, sono Olimpiadi calate dall’alto», dice invece Lacasella, sostenendo che l’evento avrebbe potuto essere utilizzato come uno strumento per «raccontare un rinnovato approccio ai territori montani e migliorare la vivibilità per chi abita in montagna, ma così non è andata». Sia lui che Casanova fanno l’esempio della pista da bob, costata 118 milioni di euro (oltre a circa un milione all’anno per la gestione futura) e costruita ex novo nonostante in Italia ci siano poche decine di praticanti e tutte le altre piste, compresa quella precedente di Cortina, abbiano chiuso.

«A un posto come Cortina serviva una pista da bob, o invece avrebbe bisogno di investire sulla sanità pubblica, sui trasporti, sulla formazione scolastica e lavorativa dei nostri giovani?», dice Casanova. Sin dal settembre del 2023 Mountain Wilderness e altre sette associazioni ambientaliste nazionali hanno abbandonato ogni tavolo di confronto con il Comitato olimpico internazionale e la Fondazione Milano Cortina perché «era un dialogo a flusso unico» e tutte le promesse di sostenibilità ambientale, sociale ed economica erano già state disattese, secondo loro.