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  • Martedì 20 gennaio 2026

Nella moda il rosso era di Valentino

Ne era così affascinato che divenne il colore simbolo del suo marchio, e una sfumatura prese il suo nome

L'ultima sfilata disegnata da Valentino Garavani nel 2008 a Parigi (Foto di Dominique Charriau/WireImage)
L'ultima sfilata disegnata da Valentino Garavani nel 2008 a Parigi (Foto di Dominique Charriau/WireImage)
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In ogni sfilata di Valentino Garavani, lo stilista morto lunedì a 93 anni e noto semplicemente con il nome Valentino, c’era almeno un abito rosso. Il primo in assoluto era in tulle, senza spalline, lungo fino al ginocchio e con delle rose voluminose sulla gonna. Si chiamava “Fiesta” e fu presentato in passerella nel 1959. Dopo quello ce ne furono di lunghi, corti, con bustino, drappeggiati, aderenti, scollati, con lo strascico. L’ultima sfilata disegnata da Valentino Garavani, nel 2008, fu chiusa da una lunga sequenza di modelle che indossavano abiti rossi tutti uguali: con le spalline asimmetriche e lunghi fino ai piedi.

Il colore rosso è diventato negli anni uno dei simboli del marchio e dello stilista. Il “rosso Valentino” viene in genere associato a una sfumatura particolare di carminio, con una punta di arancione e una di blu, quella identificata da Pantone con il codice 2035. Tra gli abiti “rosso Valentino” che passarono alla storia ci fu quello indossato da Scarlett Johansson ai Golden Globe del 2006, o quello fiabesco in tulle indossato dalla modella Natalia Vodianova per l’evento di raccolta fondi della Naked Heart Foundation. In realtà negli anni Valentino ha usato tanti diversi tipi di rosso: più aranciato, più tendente al bordeaux, più al fucsia o al rosso fuoco, a seconda dell’ispirazione del momento.

Garavani raccontò di essersi infatuato del rosso quando, da ragazzo, andò una sera a vedere l’opera a Barcellona e intravide tra gli spalti una donna dai capelli grigi che indossava un abito in velluto rosso: sembrava «unica, isolata nel suo splendore», disse a Vogue. E aggiunse, in un’altra intervista, che il rosso «è il mio portafortuna. Una donna vestita di rosso non sbaglia mai: è un colore che dona, sta bene a tutte. […] Penso che una donna vestita di rosso, soprattutto di sera, sia meravigliosa. È, tra la folla, la perfetta immagine dell’eroina».

Scarlett Johansson ai Golden Globe nel 2006 (Jason Merritt/FilmMagic)

Nel 2007, per celebrare i 45 anni del marchio, a Roma fu organizzata una scenografica retrospettiva nel museo dell’Ara Pacis: furono esposti oltre trecento abiti di tutti i colori ma la stanza principale del museo fu dedicata a quelli rossi. Quell’anno Garavani disse che avrebbe lasciato la direzione creativa dell’azienda.

Al rosso di Valentino sono stati dedicati libri, come Valentino Rosso, edito da Assouline nel 2022, che doveva diventare una sorta di archivio con tutti i capi, gli abiti e gli accessori realizzati dal marchio in oltre 50 anni di storia. E mostre, come quella con la quale venne inaugurata la creata da Garavani e Giancarlo Giammetti, storico socio che lo ha accompagnato dalla nascita dell’azienda.

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Per Garavani il rosso rappresentava l’opulenza e la bellezza, caratteristiche che aveva sempre ricercato nella sua vita privata e nelle sue creazioni. Per lo stilista gli abiti dovevano infatti per prima cosa rendere le donne belle, e vederne una vestita di rosso era per lui «un sollievo», riteneva che «abbellisse moltissimo».

La mostra per i 45 anni di Valentino al museo dell’Ara Pacis, a Roma (Foto Stephane Cardinale/Corbis via Getty Images)

Quando nel 2008 Garavani lasciò la direzione creativa dell’azienda, fu sostituito da Alessandra Facchinetti, e dopo un anno il suo ruolo fu assegnato a Pierpaolo Piccioli e a Maria Grazia Chiuri, che fino a quel momento si erano occupati degli accessori. Chiuri lasciò Valentino nel 2016, quando fu assunta come direttrice creativa di Dior e la direzione creativa fu mantenuta da Piccioli fino 2024, quando il nuovo direttore creativo è diventato Alessandro Michele, ex direttore creativo di Gucci. Anche con questa successione di direttori creativi il rosso è rimasto un colore importantissimo per il marchio.

Piccioli in particolare fece un esperimento molto riuscito, sostituendo nel 2022 il classico rosso Valentino con un rosa tra il fucsia e il rosa shocking. Il cosiddetto “pink PP” spopolò tra le celebrità sui red carpet degli eventi. Quello di Piccioli fu considerato un gesto di profonda rottura e inaspettato: il rosso fino ad allora era stato intoccabile per Valentino, ma il rosa in quel momento ebbe l’effetto di riportare l’attenzione sul marchio e farlo affermare anche tra un pubblico più giovane, anche per la scelta dell’attrice Zendaya come testimonial.

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L’attuale direttore creativo Alessandro Michele ha detto a D, l’inserto di moda di Repubblica, che la prossima sfilata di alta sartoria di Valentino, che sarà tra pochi giorni a Parigi, era stata studiata pensando proprio a Garavani e alle sue passioni: il cinema, il jet-set, la bellezza in generale. Tra alti e bassi Michele si è riavvicinato agli archivi del marchio, cercando di recuperare le sue forme e stampe storiche, rosso compreso.