Trovate seducenti questi uomini?

I “pick up artist” dei social sono spesso derisi per i loro video spacconi e maschilisti, ma i corsi che offrono hanno un mercato

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Qualche mese fa Leonardo Bianchi, autore della newsletter Complotti! che da anni si occupa di sottoculture digitali, ha preso appuntamento con un “coach di seduzione” seguito da decine di migliaia di persone su Instagram. Voleva capire meglio cosa succede quando si contatta uno dei tanti creator che, sui social network, promettono di insegnare agli uomini come sedurre e conquistare le donne: i cosiddetti “love coach”, “maestri di seduzione” o, come si sono autodefiniti a lungo, “pick-up artist” (“PUA”, o artisti del rimorchio).

«È stata una specie di seduta di psicoterapia con uno sconosciuto che prova a spillarti dei soldi per tutto il tempo», racconta. «Io parlavo di cose intime della mia vita sentimentale e lui mi diceva costantemente che il problema non era delle donne: ero io che dovevo cambiare atteggiamento, che stavo sbagliando approccio alla vita, che avevo bisogno di un aiuto esterno che evidentemente solo loro potevano darmi». Il coach in questione ha cercato di vendergli una serie di video-lezioni, con un costo che partiva dai 4mila euro. 

Sui social è diventato sempre più frequente imbattersi nei video promozionali dei pick-up artist. I loro contenuti ricordano molto quelli delle pagine motivazionali che promettono di insegnare come diventare ricchi in fretta. Questi video, spesso, non appaiono soltanto nelle homepage di Instagram e TikTok degli uomini che potrebbero essere interessati: come tanti altri contenuti online infatti sono pensati appositamente per attirare quanti più commenti e reazioni possibili, e quindi finiscono per essere mostrati anche a tantissime persone che potrebbero trovarli imbarazzanti, ridicoli e grotteschi, se non offensivi. 

Uno di quelli i cui video circolano di più, anche perché oggetto di frequenti ironie, è Gabriele Mori, che sui social dal 2024 pubblica contenuti di questo tipo con il nickname @doc_prencipe. Parlando con il Post riconosce di aver pubblicato a lungo «video trash» appositamente per attirare l’attenzione. E, infatti, su TikTok vengono spesso derisi e insultati i suoi video in cui si definisce «ossessionato con la patata», parla dei pro e dei contro di «andare a disoneste», e in cui fa la recensione delle donne incontrate nei suoi viaggi. «Non nego che forse ci sono andato giù un po’ pesante, ma alla fine ho ottenuto l’attenzione di tutti». 

Mori dice che negli ultimi due anni 448 persone hanno pagato dai 50 euro in su per delle sedute di coaching con lui: tra loro, dice, c’è sia «il ragazzetto di 18 anni che magari vorrebbe divertirsi e invece rimane solo», sia «il quarantenne che si è appena lasciato».

Lo psicologo Michele Radavelli, specializzato nelle difficoltà di coppia, dice che «è molto più frequente di quanto si pensi» incontrare pazienti che hanno seguito questi corsi o che hanno interiorizzato l’idea che per avere relazioni con le donne sia necessario imparare delle tecniche di seduzione. 

Quasi sempre, a proporre questi servizi di consulenza sono uomini distanti dall’ideale canonico di bellezza, che sottolineano di non essere particolarmente attraenti, ricchi o interessanti, ma giurano di essere diventati capaci di avere vite sessuali intense e avventurose dopo aver studiato per anni tecniche di seduzione, psicologia evoluzionistica, marketing, sociologia, in modo da capire cosa vogliono davvero le donne. 

La società di questo tipo più nota al grande pubblico è senza dubbio la PlayLover Academy, che è nata da un gruppo Facebook già attivo nel 2016, si è costituita come azienda nel 2019 e nel tempo si è fatta molto notare con meme, video e pubblicità provocatorie, se non apertamente sessiste. L’Academy vende libri, video-seminari e sessioni di coaching in presenza, in cui gli allievi vengono accompagnati anche ad approcciare donne in discoteca, al bar o per strada. Nel 2024 ha dichiarato oltre 570mila euro di fatturato. Tra gli altri grossi nomi del settore c’è Maurizio Romano, che si definisce «il più grande esperto di seduzione in Italia», e che nel 2024 ha dichiarato 731mila euro di fatturato, e Giada Baccianella, fondatrice della Love Coach Academy. 

Dai loro video emerge la convinzione che gli uomini di oggi vivano in una condizione di svantaggio per colpa del femminismo, che avrebbe ribaltato i rapporti di forza tradizionali. Secondo questa visione, particolarmente condivisa all’interno degli spazi della cosiddetta manosfera, le donne fingerebbero di essere interessate agli uomini sensibili e attenti all’uguaglianza di genere, ma in realtà sarebbero naturalmente attratte da uomini dominanti, sicuri di sé e con uno “status” (economico, fisico, sociale) particolarmente alto.

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Per questo motivo, secondo la retorica che accomuna questi contenuti, gli uomini devono “svegliarsi” e imparare a riconquistare potere nelle relazioni, anche attraverso la manipolazione emotiva e tecniche di seduzione calcolate. «Hanno una visione puramente utilitaristica delle relazioni eterosessuali, basata su meccanismi di mercato come domanda e offerta», dice Bianchi. 

Nei video su TikTok, Instagram e YouTube, questa logica emerge in modo esplicito e spesso disturbante. I coach parlano apertamente di “rapporto qualità-prezzo” delle relazioni, classificano le donne con voti numerici da uno a dieci, dispensano consigli su come “superare le resistenze” femminili o “mantenere il frame” – cioè la posizione dominante – durante un appuntamento. Alcuni spiegano quali tecniche psicologiche usare per far sentire una donna insicura, in modo che cerchi la loro approvazione.

Altri mostrano approcci a freddo per strada, filmando donne che chiaramente vogliono andarsene nonostante le loro insistenze, presentando queste interazioni come dimostrazioni di «persistenza vincente». Sono, insomma, contenuti che presentano la seduzione come un lavoro di auto-miglioramento meritocratico – dove il duro impegno viene ricompensato – e vedono le donne come obiettivi da conquistare attraverso metodi talvolta manipolatori.

Molto spesso i presupposti ideologici che stanno alla base di questa visione delle relazioni vengono esplicitati nei video in cui i coach parlano degli “hater” e, in particolare, delle femministe, categoria che include qualsiasi donna si opponga alla visione dei rapporti di genere da loro descritta. È particolarmente evidente, per esempio, nei video YouTube pubblicati da Maurizio Romano, in cui si dice che il femminismo «distrugge il cervello delle donne e le relazioni», e che «la propaganda nazifemminista è da rincoglioniti». 

Rachel O’Neill, autrice di una lunga inchiesta sociologica sui coach di seduzione a Londra, osserva peraltro che questi corsi non promettono soltanto di aumentare le probabilità di rimorchiare, ma anche di guadagnare maggiore status agli occhi degli altri uomini. E, soprattutto, offrono uno spazio per parlare di problemi che tra uomini eterosessuali, anche amici, vengono raramente affrontati.

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Il fenomeno non è nuovo, anche se si è naturalmente adattato alle abitudini digitali contemporanee. I primi libri e corsi di seduzione di grande successo commerciale, basati in larga parte su convinzioni pseudo scientifiche, risalgono agli anni Ottanta, e fin dai primi anni del web ci sono stati forum e comunità digitali organizzate attorno ad “artisti del rimorchio” carismatici, spesso in competizione tra loro.

Negli ultimi trent’anni varie di queste figure sono state coinvolte in scandali più o meno gravi: già negli anni Dieci, per esempio, è venuto fuori che molte delle donne apparentemente sconosciute che venivano rimorchiate nei video erano in realtà attrici appositamente pagate. Nello stesso periodo molti dei “pick-up artist” più famosi sono stati fortemente criticati da media e organizzazioni non governative per le loro posizioni aggressive e denigratorie nei confronti delle donne.

«Da allora si sono un po’ reinventati, e oggi assomigliano più a dei fuffa guru che a degli ideologi della manosfera. Molti non si fanno neanche più chiamare “pick-up artist”», dice Bianchi. Esistono comunque ancora forum e comunità di lunga data, frequentati soprattutto da uomini sopra i quarant’anni. 

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Molte delle persone che si avvicinano a questi corsi, dice lo psicologo di coppia Radavelli, temono il rifiuto e non sanno come interfacciarsi con le donne che interessano loro. «Si fa leva su una debolezza percepita, su una fatica reale, promettendo una soluzione semplice a un problema complesso» che attrae soprattutto uomini in momenti di difficoltà. Credere che basti seguire uno schema o una serie di istruzioni «offre un sollievo temporaneo: riduce l’ansia, semplifica qualcosa che in realtà è complesso e imprevedibile». 

Secondo Radavelli, però, è l’idea stessa di tecnica di seduzione a essere problematica. «Presuppone un conformismo di fondo: l’idea che tutti funzioniamo allo stesso modo, che esistano regole valide per chiunque e che, applicandole correttamente, si possa ottenere un risultato prevedibile», dice. «Ma l’esperienza umana — e in particolare quella relazionale — è fondata sull’unicità, sull’autenticità e sulle differenze».