Israele sta aumentando il territorio che occupa nella Striscia di Gaza
L'esercito sposta verso ovest la linea di demarcazione dietro cui dovrebbe ritirarsi, e uccide i palestinesi che ci si avvicinano

Tra le questioni stabilite dagli accordi per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza c’era la posizione della cosiddetta “yellow line”, un confine temporaneo interno alla Striscia dietro cui l’esercito israeliano avrebbe dovuto ritirarsi: a est della linea ci sarebbe stato il territorio occupato da Israele (più della metà della Striscia), a ovest quello controllato da Hamas. In una seconda fase Israele dovrebbe abbandonare completamente la Striscia.
A distanza di tre mesi dall’inizio del cessate il fuoco però non solo la seconda fase dell’accordo non è stata messa in pratica e rimane molto vaga, ma l’esercito israeliano si sta allargando sempre più verso ovest, continuando a demolire edifici anche fuori dalla propria area di controllo e uccidendo in modo arbitrario i palestinesi che si avvicinano alla linea di demarcazione.
Israele ha segnalato fisicamente la posizione della linea mettendo in alcuni punti dei blocchi di cemento gialli, non molto più grandi dei dissuasori che siamo abituati a vedere nelle città. A volte sopra ai blocchi sono stati montati dei pali alti un paio di metri. Sono piuttosto visibili, ma non sono presenti in modo continuativo lungo tutta la linea: ci sono aree in cui è difficile stabilire dove inizia l’area controllata dall’esercito israeliano e dove quella di Hamas.

Uno dei blocchi che delineano la linea gialla a Gaza City, 2 novembre 2025 (Omar Ashtawy/APA Images via ANSA)
Questo ha creato un’area grigia in cui i civili palestinesi rischiano di finire inconsapevolmente ed essere uccisi dall’esercito. Dallo scorso 10 ottobre (data di entrata in vigore del cessate il fuoco), secondo il ministero della Salute della Striscia almeno 77 palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano nei pressi della linea gialla.
In alcuni casi l’esercito ha confermato che si trattava di civili. È il caso, per esempio, di Zaher Shamia, un ragazzo di 17 anni che viveva nel campo per sfollati di Jabalia, nel nord della Striscia. Dopo averlo colpito l’esercito lo ha investito con un bulldozer, uccidendolo. L’esercito ha detto che aprirà un’indagine, ma è improbabile che abbia conseguenze per i militari responsabili (Israele dice spesso di aprire delle indagini su episodi problematici e gravi legati all’operato dei militari durante la guerra, che poi finiscono in modo vantaggioso per loro).
In altri casi l’esercito ha detto che si trattava di persone sospettate di voler compiere attacchi contro l’esercito o di voler attraversare volontariamente la linea. A fine novembre per esempio l’esercito ha ucciso due bambini di 8 e 10 anni che stavano andando a raccogliere la legna per il fuoco.
Un altro problema della linea gialla è che non è rimasta fissa nel punto in cui stabilivano gli accordi.
Da ottobre a gennaio, diverse analisi delle immagini satellitari mostrano che l’esercito israeliano ha riposizionato i blocchi gialli in più punti, in modo espandersi a ovest anche di alcune centinaia di metri e quindi occupare più territorio. Molti palestinesi e operatori umanitari sul campo hanno confermato lo spostamento e dicono che l’esercito muove i blocchi durante la notte con i bulldozer. Dentro questa nuova porzione di territorio, occupata in modo unilaterale e contravvenendo agli accordi, Israele sta continuando a demolire tutti gli edifici e ha costruito anche dei nuovi avamposti militari.
In teoria la linea gialla dovrebbe essere un confine solo temporaneo, ma negli ultimi tre mesi in più occasioni esponenti del governo e dell’esercito israeliano vi hanno fatto riferimento come al “nuovo confine” della Striscia di Gaza, dichiarando che Israele avrebbe mantenuto una forma di controllo militare sul territorio nonostante gli accordi. Lo hanno fatto, per esempio, il capo dell’esercito Eyal Zamir e il ministro della Difesa Israel Katz.
Stando alle dichiarazioni, Israele avrebbe intenzione di creare una sorta di area cuscinetto permanente all’interno del territorio che dovrebbe abbandonare, restringendo ulteriormente lo spazio in cui vivono gli 1,6 milioni di palestinesi che rimangono nella Striscia. La porzione di territorio sotto controllo israeliano include anche la maggior parte delle terre coltivabili, i punti sopraelevati (fondamentali per il controllo militare) e tutti i valichi che permettono l’entrata e l’uscita di persone e merci.
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