Nel 2026 si prevede molta fortuna in amore per i cacapò

I grossi pappagalli neozelandesi sono pochissimi e si riproducono raramente: quest'anno potrebbe essere quello giusto per via di una bacca

Un cacapò tra i gigli dell'isola di Maud, in Nuova Zelanda, 2012 (Chris Birmingham)
Un cacapò tra i gigli dell'isola di Maud, in Nuova Zelanda, 2012 (Chris Birmingham)
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Quest’anno in Nuova Zelanda la fruttificazione del rimu – una conifera sempreverde – è stata particolarmente abbondante: è un’ottima notizia per i cacapò, una specie di pappagallo che da secoli è a rischio di estinzione. I cacapò sono attualmente circa 230 e si riproducono raramente, una volta ogni 2, 3 o anche 4 anni. L’ultima volta era stato nel 2022, quando erano nati 57 piccoli.

Gli scienziati hanno notato che – non si sa bene come – i cacapò percepiscono quando gli alberi di rimu stanno per dare frutti abbondanti, e questo solitamente dà inizio a una stagione riproduttiva eccezionale. Secondo Jacqueline Beggs, docente dell’Università di Auckland che gestisce il programma per la salvaguardia dei cacapò, quella che è in corso da dicembre potrebbe essere «la migliore stagione riproduttiva da quando sono iniziate le registrazioni nel 1977».

I cacapò si distinguono perché sono più grassi degli altri pappagalli: possono arrivare a pesare più di 3 chili e mezzo e a una lunghezza maggiore di mezzo metro. Sono anche tra gli uccelli più longevi al mondo: l’età media è sessant’anni, ma possono arrivare anche a novanta. Le piume sono gialle e verdi e hanno un becco molto schiacciato.

Secondo Andrew Digby, un biologo del dipartimento per la Conservazione della Nuova Zelanda che studia i cacapò da oltre un decennio, uno dei paragoni più azzeccati per descrivere il loro aspetto è: un ammasso di muschio con il volto di un vecchio rugoso, che per di più si muove lentamente. La loro forma non proprio slanciata è un risultato della loro evoluzione in Nuova Zelanda, un posto dove ci sono pochissimi predatori mammiferi, e quindi dove non è così necessario saper volare. Come molti degli uccelli nativi delle isole neozelandesi quindi, i cacapò nel tempo sono aumentati di peso e hanno gradualmente perso la capacità di volare.

Quando però circa 700 anni fa in Nuova Zelanda cominciarono a stabilirsi insediamenti umani e animali non autoctoni, come cani, gatti, ermellini e ratti, la loro incapacità di volare e proteggersi li rese una preda molto facile. In poco tempo la specie si isolò su due isole, e già alla fine dell’Ottocento si cominciò a parlare del loro rischio di estinzione.

I primi veri sforzi di conservazione di successo, che gli studiosi misero in atto quando ormai non sapevano neanche più se ci fossero effettivamente ancora esemplari di cacapò, furono negli anni Novanta. Da allora la popolazione è lentamente aumentata: da 51 esemplari a più di 230, tra cui 83 femmine in età riproduttiva. Ogni femmina fa solitamente un figlio a stagione.

L’andamento della popolazione di cacapò (dipartimento per la Conservazione della Nuova Zelanda)

Il rituale di accoppiamento del cacapò è molto particolare: sono infatti gli unici pappagalli al mondo che usano una forma di corteggiamento per le femmine chiamato “lek”, che prevede che un certo numero di maschi si esibisca insieme per mostrarsi e per lanciare il loro richiamo, che è potente, rimbombante e profondo – secondo la ricercatrice Deidre Vercoe è simile al suono che produrrebbe un violoncello pizzicato. Questo boato può raggiungere i 5 chilometri di distanza ed essere riprodotto anche per otto ore consecutive. I maschi si posizionano in buche scavate nel terreno, e da lì lanciano il loro richiamo.

Pur essendo un pappagallo molto raro e difficile da vedere dal vivo, è però uno di quegli animali che è inconsapevolmente conosciuto nella cultura popolare e di Internet: la popolare gif del pappagallo che muove ritmicamente la testa che è molto comune vedere sui social infatti è stata ispirata da questo video del 2009 in cui il comico britannico Stephen Fry e lo zoologo Mark Carwardine fotografano un cacapò, e questo si arrampica sulla testa di Carwardine per tentare l’accoppiamento. Quel pappagallo si chiama Sirocco, e da quel momento è diventato una specie di celebrità in Nuova Zelanda.

Oggi le popolazioni di cacapò sono tre: una sull’isola di Rakiura, e due vicino al parco nazionale di Fiordland, una regione selvaggia nell’angolo sud-ovest dell’Isola del Sud. Con l’aumentare della popolazione gli studiosi stanno cominciando ad aver un altro problema: pensare dove poterli collocare, visto che servono luoghi completamente privi di predatori.