Il concorso da professore all’università di Verona vinto dal figlio dell’ex rettore
Le polemiche sulla nomina di Riccardo Nocini sono finite anche in parlamento, e ora sta indagando la procura

A fine dicembre la procura di Verona ha avviato «un’indagine esplorativa» (cioè senza indagati né ipotesi di reato, al momento) sulle procedure che hanno visto Riccardo Nocini, 33 anni e figlio dell’ex rettore dell’università di Verona Pier Francesco Nocini, come unico candidato e vincitore di un bando per un posto da professore ordinario in otorinolaringoiatria proprio all’università di Verona.
L’indagine è stata avviata dopo un esposto all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) da parte di un’associazione e di un movimento che si occupano di tutela di ricercatori e specializzandi: dentro venivano segnalati vari elementi a sostegno dell’ipotesi secondo cui la nomina violerebbe una legge del 2010 che impedisce di partecipare ai concorsi di un’università se si hanno parentele con il rettore.
Sul caso, a fine dicembre, la deputata del Movimento 5 Stelle Marianna Ricciardi e il senatore del PD Andrea Crisanti, microbiologo e docente universitario che lavora sulla trasparenza dei bandi universitari, hanno presentato anche due interrogazioni parlamentari che chiedono alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini una verifica e l’eventuale invio di ispettori a Verona. Entrambe sono in attesa di risposta orale.

Pier Francesco Nocini, al tempo rettore dell’Università degli studi di Verona durante un convegno, Verona, 3 ottobre 2024 (ANSA/ GIORGIO MARCHIORI-NPK)
Pier Francesco Nocini ha 69 anni: si è laureato in medicina e chirurgia a Pavia e si è specializzato in odontostomatologia e chirurgia maxillo-facciale a Verona, dove è nato. Nel 2015 è stato direttore del dipartimento di Scienze chirurgiche, odontostomatologiche e materno-infantili (Discomi) istituito proprio quell’anno dall’Università di Verona: è un dipartimento a cui fanno riferimento 16 scuole di specializzazione e lo stesso per cui, qualche anno dopo, è stata indetta la selezione per un posto da professore ordinario vinta da Riccardo Nocini come unico candidato.
Pier Francesco Nocini è rimasto alla direzione del Discomi fino al 2018. Nel 2019 è diventato rettore dell’ateneo, ruolo che ha mantenuto fino al 30 settembre del 2025. Nel 2023 era inoltre passato dal Discomi a un nuovo dipartimento creato durante il suo mandato: quello di Ingegneria per la medicina di innovazione (Dimi).
Nel febbraio del 2024, mentre Pier Francesco Nocini era rettore, il Discomi aveva deciso di organizzare un concorso per professore ordinario di otorinolaringoiatria. La procedura era stata motivata da «esigenze di ricerca scientifica e di didattica» e qualificata espressamente come «procedura selettiva riservata a esterni», cioè persone che non avevano nulla a che fare con l’ateneo. A fine febbraio il senato accademico aveva approvato la procedura riformulandone la motivazione e comprendendo un riferimento all’imminente apertura di una Scuola di Audiologia e al potenziamento della specializzazione in otorinolaringoiatria. In questa fase la selezione era stata comunque mantenuta come riservata agli esterni.
Nel giugno del 2025 il bando era stato approvato e il 22 settembre il decreto rettorale che recepiva tale approvazione era stato firmato: non da Pier Francesco Nocini, che avrebbe poi firmato personalmente tutti gli altri atti fino alla scadenza del suo mandato, ma dal prorettore vicario, come si precisa nell’esposto.
Il bando era stato poi pubblicato il 3 ottobre del 2025, due giorni dopo la cessazione della carica di rettore da parte di Pier Francesco Nocini. Ma diversamente da quanto deliberato nelle fasi precedenti, la procedura risultava modificata: non prevedeva più una selezione riservata agli esterni, bensì una procedura che escludeva i professori ordinari già in servizio e consentiva invece la partecipazione di candidati interni non ordinari.
Questa riconfigurazione aveva reso ammissibile la partecipazione di Riccardo Nocini, già professore a contratto a Verona con tre diverse docenze per gli anni 2024 e 2025, come indicato sul sito dell’università. Nocini insomma non era un professore cosiddetto “strutturato” all’università, cioè assunto a tempo indeterminato, ma secondo le ricostruzioni si poteva considerare un candidato interno. Alla fine Nocini era risultato l’unico candidato e il vincitore del bando diventando, a 33 anni, professore ordinario. Gli atti della procedura erano stati approvati con un decreto del novembre del 2025 dalla nuova rettrice Chiara Leardini.
Dopo la conclusione del bando l’associazione “Liberi Specializzandi – Fattore 2a – ETS” e il movimento “Bandi università” fondato dall’avvocata Stefania Flore avevano presentato un esposto all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). Il loro sospetto è appunto che la nomina vada contro l’articolo 18 della legge 240 del 2010, che vieta la partecipazione alle selezioni universitarie a chi abbia «un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell’ateneo».
Stefania Flore precisa che negli anni la giurisprudenza amministrativa e costituzionale ha stabilito che tale norma non va interpretata in senso formalistico, ma tenendo conto della sua ratio ispiratrice, tesa ad arginare per quanto possibile il fenomeno del familismo universitario, così come ribadito anche dall’ANAC con un atto di indirizzo del 2018 in cui ha invitato gli atenei a rispettare la norma senza creare prassi elusive.
«Non è sufficiente insomma», dice Flore, «sottrarsi formalmente dagli incarichi che renderebbero incompatibile la posizione del proprio figlio se, in concreto, il padre esercita anche solo potenzialmente un condizionamento indebito sulla procedura e sui colleghi commissari che effettuano la valutazione». Nel caso in questione, secondo Flore, «il rettore fece partire la pubblicazione del bando letteralmente due giorni dopo la fine del proprio rettorato, cosicché il figlio legalmente potesse sottoscrivere la dichiarazione sull’assenza di parentele».
Andrea Crisanti del PD aggiunge che oltre a questo Pier Francesco Nocini «era rettore dell’università durante la fase di perfezionamento del concorso, che include lo stanziamento dei fondi e la selezione della commissione giudicatrice. In quanto rettore Nocini era poi responsabile legale di tutte le modifiche che, in corso, ha subìto il bando». Secondo quanto scritto nell’esposto, infine, Nocini avrebbe sempre mantenuto una serie di collegamenti diretti con il dipartimento in questione, cioè il Discomi, come risulta anche dal sito dell’università.
Insomma, secondo chi ha presentato l’esposto e le interrogazioni parlamentari, la commissione avrebbe dovuto escludere Riccardo Nocini dalla selezione, così come affermato dai tribunali amministrativi per casi analoghi. Il più recente è stato oggetto di una sentenza del 2025 del TAR della Sicilia: basandosi proprio su una violazione dell’articolo 18 della legge 240 del 2010, il tribunale ha annullato l’esito di un concorso universitario per ricercatore a tempo determinato, invalidando la vittoria del figlio di un professore nonostante l’appartenenza formale di quest’ultimo a un altro dipartimento.
Secondo l’esposto la legge del 2010 risulterebbe palesemente violata anche perché Riccardo Nocini, stando a quanto scritto in un suo curriculum aggiornato al 2023 e reperibile sul sito dell’Università di Modena e Reggio Emilia, «ha svolto attività didattica all’università di Verona fin dal 2021 vincendo dunque degli incarichi di insegnamento come professore a contratto che non avrebbe potuto espletare proprio per il divieto stabilito dall’articolo 18».
Dal sito dell’università risulta poi che fosse professore a contratto a Verona con tre diverse docenze per gli anni 2024 e 2025, e dunque durante il mandato del padre.

Palazzo Giuliari, sede del rettorato dell’Università di Verona (Andrea Bertozzi, Wikipedia)
Nei due esposti presentati in parlamento si sollevano ulteriori perplessità relative alla vicenda, che non rilevano necessariamente un illecito, «ma una prassi e un malcostume», dice Crisanti, «su cui sarebbe necessario intervenire in modo sistemico».
L’intera carriera di Riccardo Nocini è stata piuttosto rapida, «quasi sorprendente» dice Crisanti: si è laureato in medicina e chirurgia nel 2017, si è specializzato in otorinolaringoiatria nel 2023, ha conseguito il dottorato nel 2024 con un anno di anticipo rispetto ai tre anni canonici grazie a una richiesta di riduzione approvata dal collegio docenti del corso di dottorato, e ha ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale di prima fascia nel 2023.
Tale abilitazione – gestita dal ministero dell’Università e della Ricerca e assegnata da una commissione nazionale al termine di una valutazione basata sulle esperienze dei candidati e sulle loro pubblicazioni scientifiche – è un requisito obbligatorio per diventare professore ordinario nelle università italiane. Flore commenta che Riccardo Nocini l’ha ottenuta «quando ancora non aveva né il dottorato né la specializzazione»: una stranezza evidente.
Riccardo Nocini risulta anche molto attivo nella produzione di pubblicazioni scientifiche: più di 200 tra il 2018 e il 2025, di cui quasi una settantina negli anni 2024 e 2025, periodo nel quale risultava professore a contratto dell’università di Verona.
Fabrizio Dughiero, direttore del dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova, intervenendo sulla vicenda di Nocini ha fatto notare che il numero medio delle pubblicazioni per un professore ordinario di 60 anni è di 157, secondo le banche dati Scopus e WoS. Ha anche detto che l’età media del passaggio da professore associato a ordinario di medicina è attorno ai 53 anni: «Quando i numeri vanno fuori scala, smettono di essere un dato e diventano una domanda, non scandalistica, ma professionale. Qual è stato il contributo concreto?», dice.
Lo stesso Crisanti nella sua interrogazione ha chiesto dunque a Bernini di verificare il reale contributo di Riccardo Nocini alle pubblicazioni scientifiche che ha firmato e di chiarire perché e come abbia potuto avere accesso a pazienti e laboratori dell’università di Verona per fare tali ricerche, considerando che «in quanto professore a contratto era pagato unicamente per erogare lezioni e non poteva dunque avere alcun accesso ai laboratori dell’università e ai fondi di ricerca».
Alla data del primo dicembre 2025, nel curriculum di Riccardo Nocini si citano infine la sua partecipazione a 600 interventi chirurgici, di cui 250 da primo operatore. Numeri piuttosto alti, anche secondo alcuni suoi colleghi di Verona con cui ha parlato il Post e che preferiscono restare anonimi: pur non mettendo affatto in dubbio le sue capacità professionali, hanno ammesso che durante il percorso potrebbe aver beneficiato di qualche privilegio proprio per il fatto di essere figlio di una persona rilevante in quel contesto.

Il Policlinico “G. B. Rossi” di Verona dove ha sede il corso di laurea in medicina e chirurgia (Wikipedia)
Finora, dice Flore, l’università di Verona «non si è dimostrata molto collaborativa, mi ha anzi diffidata per alcune mie dichiarazioni fatte sui social a loro dire capziose e offensive, ma non risulta che abbia avviato alcun procedimento disciplinare interno nei confronti delle persone coinvolte».
La rettrice Chiara Leardini ha fatto sapere di aver avviato un’istruttoria interna per ricostruire tutti i passaggi dell’attribuzione della cattedra, constatando che l’iter procedurale risulta «formalmente corretto dal punto di vista amministrativo». Qualche giorno fa la rettrice ha comunque fatto rimuovere la targa “Palanocini”, intitolata all’ex rettore Pier Francesco Nocini, da un edificio dell’università. Dopo l’avvio dell’indagine della procura ha affermato la sua piena intenzione di collaborare per contribuire a fare chiarezza.



