Vincenzo Napoli si è dimesso da sindaco di Salerno

Venerdì si è dimesso il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, del Partito Democratico, con motivazioni piuttosto vaghe. Napoli ha parlato genericamente di condizioni politiche mutate, che a suo dire «impongono alcune riflessioni». Diversi politici locali di destra lo hanno però accusato di essersi dimesso per fare spazio a Vincenzo De Luca, l’ex presidente della Campania che avrebbe voluto candidarsi per un terzo mandato in regione, e che invece secondo molte ricostruzioni dei giornali locali punta a diventare di nuovo sindaco di Salerno, per la quinta volta.
Napoli era sindaco da dieci anni. Il suo secondo mandato sarebbe finito il prossimo autunno. Ha negato che con le sue dimissioni c’entri De Luca, che tuttavia ha ringraziato nella lettera in cui ha motivato la sua scelta e che è stata diffusa dai quotidiani locali. Le dimissioni di Napoli diventeranno irrevocabili tra venti giorni (intanto è già decaduto da presidente della città metropolitana, appena eletto): a quel punto il consiglio comunale sarà sciolto e verrà nominato un commissario. Le prossime elezioni comunali potrebbero quindi tenersi in primavera.
De Luca non ha commentato la decisione del sindaco, anche se nella diretta che ha fatto venerdì sui social ha nominato Salerno. Il deputato e coordinatore della Lega in Campania Gianpiero Zirzi ha definito le dimissioni di Napoli una «vicenda politicamente grave e imbarazzante», aggiungendo che il sindaco di Salerno «è stato, di fatto, “dimesso” da Vincenzo De Luca». Tra gli altri anche il leader campano di Fratelli d’Italia, il senatore Antonio Iannone, ha accusato Napoli di dimettersi «perché De Luca è rimasto senza poltrona».
De Luca era stato eletto per la prima volta sindaco di Salerno nel 1993, e poi ancora nel 1997, nel 2006 e nel 2011. Dopo che ad aprile la Corte costituzionale aveva stabilito che non poteva ricandidarsi come presidente della Campania, aveva accettato di sostenere la candidatura di Roberto Fico (poi eletto), del Movimento 5 Stelle, in cambio della garanzia che suo figlio Piero fosse l’unico candidato alla segreteria regionale del PD.


