Sono arrivate le prime truppe dei paesi europei in Groenlandia
Per ora sono poche decine di soldati e faranno un'esercitazione che di fatto è un messaggio contro le rivendicazioni di Trump

Giovedì sera le truppe di alcuni paesi europei sono cominciate ad arrivare in Groenlandia per un’esercitazione militare coordinata dalla Danimarca. Sono poche decine di soldati in tutto, e l’iniziativa è importante soprattutto a livello simbolico: è la prima volta che vari paesi, tutti membri della NATO, si coordinano per mandare truppe in Groenlandia, in quello che di fatto è un messaggio contro le mire espansionistiche sul territorio da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Le prime truppe arrivano da Germania, Francia e Svezia (rispettivamente 13, 15 e 3 soldati), e se ne aggiungeranno altre da Regno Unito, Norvegia, Finlandia e Paesi Bassi. L’esercitazione, chiamata Operation Arctic Endurance, durerà da giovedì a sabato. Non è un’operazione guidata dalla NATO, ma un’iniziativa di alcuni paesi che ne fanno parte.
Le truppe europee si aggiungono a quelle danesi: è l’unico paese che aveva già una presenza militare sull’isola, che fa parte del Regno di Danimarca seppur con ampie autonomie. Ora questa presenza sarà espansa, con nuovi «aerei, navi e soldati».
La decisione era stata presa dopo l’incontro tra le autorità groenlandesi, danesi e statunitensi a Washington sul futuro dell’isola. L’incontro era andato male e il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, aveva detto che non era stato raggiunto nessun accordo concreto e che anzi le varie parti erano «d’accordo sul non essere d’accordo».
Nelle ultime settimane la Danimarca aveva provato a trovare un compromesso con gli Stati Uniti proponendo un aumento della loro presenza militare sull’isola, che c’è già e risale agli anni Cinquanta. Non è chiaro se il governo statunitense abbia preso in considerazione questa opzione, ma mercoledì il presidente Trump ha detto di trovare «inaccettabile» qualsiasi alternativa più conservativa dell’«avere la Groenlandia nelle mani degli Stati Uniti».
Karoline Leavitt, una portavoce della Casa Bianca, ha detto che il piccolo contingente europeo sull’isola non cambierà i progetti di «acquisizione della Groenlandia» dell’amministrazione Trump.
Gli Stati Uniti continuano a minacciare di voler prendere il controllo dell’isola ma non hanno mai chiarito come intendono farlo, anche se non hanno escluso l’uso della forza. La Groenlandia ha detto chiaramente di non aver intenzione di essere annessa agli Stati Uniti, e in questi mesi lo hanno confermato vari sondaggi e proteste organizzate sull’isola.
Motivando la presenza, per quanto simbolica, di truppe del proprio paese, il presidente francese Emmanuel Macron aveva detto che la Francia deve «stare al fianco di uno stato sovrano per proteggere il suo territorio», e aveva annunciato che nei prossimi giorni avrebbe mandato altre forze «terrestri, marittime e aeree», senza specificare quante.
Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha inoltre annunciato che il 6 febbraio aprirà il primo consolato francese in Groenlandia: sull’isola abita una ventina di cittadini francesi, e anche l’apertura della sede diplomatica è un segnale politico, come confermato dallo stesso Barrot.
– Leggi anche: Come vivono in Groenlandia tutta questa attenzione
Altri paesi europei hanno rifiutato di partecipare alle esercitazioni, tra cui l’Italia. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha detto che un’iniziativa del genere dovrebbe essere coordinata dalla NATO, e ha commentato così l’esercitazione: «Cosa fanno cento, duecento o trecento soldati di qualunque nazionalità? Sembra l’inizio di una barzelletta. Non è una gara a chi manda i militari in giro per il mondo, il nostro è un atteggiamento razionale». Tra i principali paesi europei l’Italia è stata finora il più cauto nel condannare le azioni e le dichiarazioni aggressive di Trump, di cui la presidente del consiglio Giorgia Meloni punta a presentarsi come fedele alleata.
Un altro paese che non partecipa è la Polonia, il cui primo ministro Donald Tusk ha però avvertito che un intervento militare degli Stati Uniti in Groenlandia sarebbe un «disastro». Tusk ha detto che «un conflitto o un tentativo di prendere il controllo del territorio di un paese che è membro della NATO da parte di un altro stato membro della NATO, e che per di più sono gli Stati Uniti, sarebbe la fine del mondo come lo conosciamo».
– Leggi anche: Comprare, invadere o controllare la Groenlandia



