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  • Lunedì 12 gennaio 2026

La Trapani Shark è stata esclusa dalla Serie A di basket

Dopo una grossa crisi societaria che ha portato a multe, penalizzazioni e due partite piuttosto grottesche

Valerio Antonini viene consolato dopo la sconfitta contro Trieste agli scorsi quarti di finale di Coppa Italia, 13 febbraio 2025 (Jonathan Moscrop/Getty Images)
Valerio Antonini viene consolato dopo la sconfitta contro Trieste agli scorsi quarti di finale di Coppa Italia, 13 febbraio 2025 (Jonathan Moscrop/Getty Images)
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La Trapani Shark è stata esclusa dalla Serie A di basket, la principale competizione italiana di pallacanestro. Lo hanno deciso la FIP (la federazione italiana di pallacanestro) e la stessa LBA (la Lega Serie A, che organizza il campionato e le principali coppe nazionali), citando una «alterazione dell’uguaglianza competitiva», dato che Trapani nelle ultime due partite ha fatto giocare pochi cestisti e perlopiù delle giovanili. Entrambe le partite sono state definite qualcosa di simile a una “farsa”: sono finite dopo pochi minuti, perché Trapani è rimasta con un solo giocatore in campo e non si poteva proseguire, come da regolamento. Trapani ha ricevuto anche un’ammenda da 600mila euro.

Verranno dunque invalidati anche tutti i risultati ottenuti dalle altre squadre di Serie A contro Trapani. Vuol dire che chi ha fatto punti con Trapani (nella Serie A di basket una vittoria vale due punti) li vedrà decurtati. Cambierà anche il tabellone delle Final Eight (i quarti di finale) di Coppa Italia, a cui accedono le prime otto classificate del girone d’andata della Serie A. E ci sarà una squadra in meno che retrocederà in Serie A2.

La Trapani Shark è di Valerio Antonini, un imprenditore del settore dei cereali. È un personaggio stravagante e controverso; lo scorso febbraio un articolo di Ultimo Uomo lo descriveva così: «Romano, tifoso della Lazio, magnate del grano. Iperattivo su X, ammiratore di Trump e dei regimi comunisti, oltre che di Luigi Bisignani, sembra una contraddizione vivente». Antonini è anche il presidente della squadra di calcio della città, che gioca in Serie C.

La scorsa stagione, la prima in Serie A per Trapani dopo 32 anni, Antonini aveva fatto grossi investimenti, prendendo molti giocatori d’esperienza e, soprattutto, un allenatore molto quotato, il croato Jasmin Repeša. In questo modo aveva reso una neopromossa una delle squadre più forti e spettacolari del campionato: Trapani arrivò fino alle semifinali dei playoff (le fasi finali della Serie A), dove fu eliminata da Brescia.

Fu proprio durante quei playoff che iniziarono i problemi. Il 21 maggio FIP inflisse alla squadra una penalizzazione di quattro punti per la stagione successiva, cioè quella attuale, perché non aveva pagato regolarmente le imposte sul reddito (IRPEF) e i contributi previdenziali all’INPS per i propri tesserati. La società – come quella del Trapani Calcio, penalizzato di 8 punti per gli stessi motivi – sostenne di essere stata truffata e tentò di fare ricorso, ma la penalizzazione fu confermata.

A fine novembre, mentre la squadra andava alla grande in campionato, la situazione era peggiorata. Il 24 novembre la FIP inflisse alla squadra un ulteriore punto di penalizzazione – questa volta per non aver pagato all’Agenzia delle Entrate una rata da oltre 120mila euro – e rese noto che la Procura federale stava indagando anche sulla sua iscrizione al campionato. Antonini disse che la squadra era in regola.

A fronte di un clima societario sempre più incerto, più o meno nello stesso periodo sempre più giocatori e membri dello staff (tra cui lo stesso Repeša) iniziarono ad andarsene. Uno dei primi ad andarsene, Amar Alibegović, parlò di un «ambiente poco professionale». Avendo sempre meno giocatori, Trapani si presentò alle altre partite con meno giocatori di quelli richiesti dalla FIP, prendendo altre multe, e perse altri punti per ulteriori irregolarità amministrative. Saltò anche la partita del 4 gennaio contro la Virtus Bologna.

Per evitare sanzioni peggiori, Antonini aveva comunque fatto scendere in campo la squadra nelle ultime due partite (quella di Champions League contro l’Holon e quella di Serie A contro Trento), integrando i pochi giocatori rimasti con alcuni delle giovanili. Se avesse saltato quella di Champions, Trapani avrebbe preso una multa da 600mila euro. Saltando invece quella con Trento, si sarebbe fatta escludere dal campionato italiano, perché non è consentito saltare più di una partita e la squadra aveva già evitato di giocare quella contro la Virtus.

Antonini aveva spiegato di aver fatto giocare a Trapani quelle partite perché voleva che fosse «la Federazione a dover radiare la società», convinto che questa eventualità avrebbe consentito di aumentare «i danni in sede giudiziale che chiederemo alla Federazione per quanto è stato fatto». Insomma, anche Antonini si aspettava l’esclusione dalla Serie A, ma non voleva che fosse Trapani ad autoescludersi.

Come riporta Sky Sport, l’ultimo caso simile nel basket italiano era stato quello della Mens Sana Siena, esclusa dal campionato di Serie A2 maschile il 19 marzo 2019. Allora la squadra di Siena fu esclusa per gli stessi motivi: stava facendo giocare da tempo solo cestisti delle giovanili, alterando così la competizione.