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  • Venerdì 9 gennaio 2026

Com’è che esistono le Olimpiadi invernali

E come sono diventate un evento globale, pur con quella stranezza di avere solo sport su neve e ghiaccio

Il logo olimpico sul ghiaccio durante una gara di pattinaggio alle Olimpiadi invernali di Squaw Valley, in California, nel 1960 (Ernst Haas/Ernst Haas/Getty Images)
Il logo olimpico sul ghiaccio durante una gara di pattinaggio alle Olimpiadi invernali di Squaw Valley, in California, nel 1960 (Ernst Haas/Ernst Haas/Getty Images)
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Quando si pensa alle Olimpiadi invernali – quelle di Milano Cortina inizieranno il 6 febbraio – a volte si sottovaluta un fatto notevole: sono diventate un evento sportivo tra i più seguiti al mondo benché molte delle discipline presenti siano di nicchia, praticate solo alcuni mesi all’anno e solo in un ristretto numero di paesi.

Dal 1924, quando ci fu la prima edizione a Chamonix, in Francia, le Olimpiadi invernali si sono trasformate da un evento per poche persone provenienti dagli Stati Uniti, dal Canada e da alcune parti d’Europa (i paesi nordici e quelli con parte del territorio sull’arco alpino), a uno a cui partecipano anche paesi dove la neve o il ghiaccio sono praticamente assenti, come nel caso della nazionale giamaicana di bob.

Nell’ultimo secolo le Olimpiadi invernali sono molto cresciute. A Chamonix parteciparono 258 atleti di 16 paesi, che si sfidarono in 9 discipline A Milano Cortina gli atleti saranno quasi tremila, da quasi 100 paesi, e le discipline – a loro volta divise in distanze e specialità – saranno 16.

Le Olimpiadi di Chamonix, che si tennero 28 anni dopo le prime Olimpiadi moderne, in realtà sono diventate vere Olimpiadi invernali solo alcuni anni dopo: prima non sapevano nemmeno di esserlo a tutti gli effetti. Quell’anno le Olimpiadi estive erano previste in estate a Parigi, in Francia, e per questo gli organizzatori decisero – con il supporto del CIO, il Comitato olimpico internazionale, di organizzare una settimana di gare di sport invernali in gennaio.

La “settimana di sport invernali” per la Francia non era una novità, dato che già dal 1907 si teneva ogni anno la Semaine internationale des sports d’hiver. Vi si svolgevano gare di vari sport invernali, a cui nelle prime edizioni parteciparono soprattutto militari francesi e italiani, mentre l’obiettivo della manifestazione era quello di promuovere il turismo invernale.

La squadra di hockey del Canada alle Olimpiadi di Chamonix 1924 (Topical Press Agency/Hulton Archive/Getty Images)

Le settimane francesi dedicate agli sport invernali non fruttavano molti soldi ma ottennero buone attenzioni, cosa che spinse il CIO a riproporle come evento collaterale, e preparatorio, delle Olimpiadi (che ancora dovevano iniziare a chiamarsi “estive”). E andarono bene anche le Olimpiadi invernali del 1924, che arrivarono a poco più di 10mila spettatori paganti.

Questo creò un problema ad Amsterdam, la città che già nel 1921 aveva ottenuto l’assegnazione delle Olimpiadi del 1928 e che però non aveva infrastrutture e condizioni adatte a ospitare anche quelle invernali. Il CIO assegnò quindi i giochi invernali alla località montana di St. Moritz, in Svizzera.

Un elemento che ha permesso alle Olimpiadi di crescere è la selezione degli sport presenti, fatta con un costante tentativo di adattarsi alle mode sportive del momento.

Succede sin dalla seconda edizione. A St. Moritz, per esempio, non si tennero le gare di pattuglia militare (uno sport precursore del biathlon) e di curling, ma venne aggiunto per la prima volta lo skeleton, sport che era stato ideato negli anni precedenti proprio a St. Moritz da un gruppo di villeggianti inglesi. Per distinguerlo da bob e slittino, è quello in cui si scende sulla slitta a pancia in giù e testa in avanti.

Alla fine della Seconda guerra mondiale, periodo durante il quale non si tennero le Olimpiadi, ci furono due decenni in cui le Olimpiadi invernali, come anche quelle estive, crebbero moltissimo grazie alla diffusione e all’ampliamento della copertura televisiva, e a un generale maggiore interesse nei confronti degli sport.

Durante questo periodo il CIO decise di assegnare l’evento a città che avessero già alcune infrastrutture adatte agli sport invernali. Nel 1956 le Olimpiadi invernali si tennero per la prima volta in Italia: la città scelta fu Cortina, che era già stata selezionata per l’edizione del 1944, che però non si era tenuta proprio a causa della guerra. In Italia le Olimpiadi invernali arrivarono prima di quelle estive, la cui prima e per ora unica edizione fu nel 1960 a Roma.

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Cortina, 26 gennaio 1956 (Authenticated News International/Archive Photos/Hulton Archive/Getty Images)

Negli anni crebbe però anche l’attenzione verso gli alti costi e i problemi di sostenibilità ambientale legati all’organizzazione delle Olimpiadi invernali.

Questo dibattito fu molto partecipato a Denver, negli Stati Uniti, dove nel 1972 la popolazione locale rinunciò con un referendum a organizzare i giochi del 1976 proprio per motivi economici e ambientali. Denver, che aveva ottenuto l’assegnazione delle Olimpiadi nel 1970, è l’unica città a essersi ritirata dall’organizzazione delle Olimpiadi dopo essere stata scelta come città ospitante.

Gli anni Ottanta – iniziati con un torneo di hockey noto negli Stati Uniti come Miracle on Ice (perché vinsero contro i fortissimi sovietici) – si fecero notare per i boicottaggi alle Olimpiadi estive di Mosca 1980 e Los Angeles 1984. Ma furono anche gli anni in cui il CIO si rese conto che le Olimpiadi invernali erano ormai diventate un evento che poteva essere indipendente dalle Olimpiadi estive: da Chamonix in poi le due Olimpiadi erano invece sempre state nello stesso anno, ogni quattro anni.

Per cercare di capitalizzare questa crescita ed evitare che il pubblico dovesse aspettare ogni volta quattro anni per gli eventi olimpici, nel 1986 il CIO decise che le Olimpiadi invernali si sarebbero tenute a distanza di due anni da quelle estive. L’ultimo anno in cui le Olimpiadi si tennero nello stesso anno fu il 1992 (quelle invernali ad Albertville, in Francia e quelle estive a Barcellona, in Spagna). Due anni dopo ci furono nuovamente quelle invernali a Lillehammer in Norvegia (una fortuna per gli atleti di quel periodo che ebbero insolitamente due Olimpiadi in due anni), mentre quelle estive si tennero quattro anni dopo – quindi nel 1996 – ad Atlanta, negli Stati Uniti.

Alberto Tomba durante una gara delle Olimpiadi invernali di Albertville, Val d’Isere, Francia, 18 febbraio 1992 (David Madison/Getty Images)

Ancor più che nel caso delle Olimpiadi estive, negli anni il CIO ha aggiunto nuovi sport invernali per far crescere l’evento e cercare un pubblico sempre nuovo, e possibilmente giovane. Le Olimpiadi invernali di Nagano, nel 1998, furono le prime dello snowboard, uno sport che ancora non esisteva quando le Olimpiadi invernali furono inventate. L’aggiunta di nuovi sport non si è fermata e a Milano Cortina ci sarà il debutto dello scialpinismo (che sarà tuttavia presente in una forma sgradita a molti).

Una gara di snowboard cross durante le Olimpiadi invernali di Pechino, Zhangjiakou, Cina, 12 febbraio 2022 (Tim Clayton/Corbis via Getty Images)

Negli ultimi anni l’attenzione ai costi e alla sostenibilità ambientale è tornata a essere molto importante: le Olimpiadi invernali infatti richiedono la presenza di infrastrutture, come la pista da bob e il trampolino per il salto con gli sci, che rischiano di essere poco utilizzate o completamente abbandonate dopo la manifestazione, come successo per alcune di quelle realizzate per le Olimpiadi di Torino 2006.

Allo stesso tempo il riscaldamento climatico riduce la possibilità di utilizzo della neve naturale, e quella artificiale ha alti costi economici e ambientali.

Per questo il CIO nel 2014 creò Olympic Agenda 2020, una serie di linee guida per gestire questi problemi, in cui tra le altre cose si suggerisce l’uso di strutture temporanee e smontabili e la diffusione dei Giochi non su una singola località, ma su un territorio più ampio, in modo tale da diluire l’impatto dell’organizzazione su più città e su una superficie maggiore. Non a caso la candidatura concorrente a quella di Milano Cortina era quella di Stoccolma Åre, due città svedesi distanti circa 600 chilometri, mentre le Olimpiadi invernali del 2030 sono state assegnate alle Alpi francesi.

Durante la loro storia le Olimpiadi invernali sono anche riuscite a battere la concorrenza di alcuni eventi invernali simili. Nei primi anni del Novecento erano molto importanti i Nordiska speleni Giochi nordici, un evento che si teneva ogni quattro anni dal 1901 e che univa vari sport invernali, organizzato soprattutto in Svezia. Proprio gli svedesi, guidati dal membro del CIO Viktor Balck, fecero molta resistenza affinché non venisse creata un’edizione invernale delle Olimpiadi che potesse togliere importanza al loro evento, che tuttavia era rivolto soprattutto ai paesi scandinavi.

Negli ultimi trent’anni invece la concorrenza maggiore è stata rappresentata dai Winter X Games, una serie di gare di snowboard e sci freestyle, organizzati dalla televisione statunitense ESPN e che si svolgono nell’arco di quattro giorni. In realtà questi giochi, rivolti soprattutto a un pubblico molto giovane per via delle gare presenti, non sono nati per fare concorrenza diretta alle Olimpiadi, ma gli organizzatori delle Olimpiadi sono stati abili, scegliendo di includere nella loro manifestazione molte delle discipline presenti nei Winter X Games.