Le indagini sull’omicidio di Garlasco, “spiegate” su YouTube

Sempre più content creator si occupano del caso, a volte dando notizie e aggiungendosi a un dibattito già piuttosto rumoroso

Liborio Cataliotti, avvocato di Andrea Sempio, intervistato a Roma, il 29 ottobre 2025 (LaPresse/ Valentina Stefanelli) 
Liborio Cataliotti, avvocato di Andrea Sempio, intervistato a Roma, il 29 ottobre 2025 (LaPresse/ Valentina Stefanelli) 
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A inizio dicembre quasi tutti i giornali e i siti hanno dato con enfasi la notizia di alcune fotografie mai viste prima, che mostravano diverse persone all’esterno della villetta di Garlasco in cui venne uccisa Chiara Poggi nel 2007. Le foto erano state scattate poche ore dopo il delitto, e tra le persone ritratte c’è Andrea Sempio, indagato dallo scorso marzo, quando è stato riaperto il caso.

Di solito queste notizie vengono trovate da cronisti esperti, pubblicate dai quotidiani e poi fatte circolare su social e trasmissioni televisive, alimentando dibattiti più o meno sensati e costruttivi. In questo caso è successo l’opposto: la notizia è stata data da una youtuber, Francesca Bugamelli, e dopo è stata ripresa dai quotidiani. Alcune settimane dopo, Bugamelli ha diffuso sul suo canale YouTube “Bugalalla Crime” un altro contenuto inedito, un video che gli investigatori hanno trovato nel computer di Chiara Poggi.

Bugamelli ha detto di aver ricevuto le immagini da una fotografa freelance che guarda i suoi video e che all’epoca del delitto, quando scattò le foto, lavorava per un giornale locale. Non è chiaro invece come abbia ottenuto il video: dice che è arrivato alla sua redazione «ora che diverse persone, che in passato erano spaventate da quanto si nascondesse dietro la morte di Chiara, hanno deciso di aiutare queste nuove indagini».

Il fatto che fonti in possesso di contenuti rilevanti – non solo dal punto di vista mediatico, ma pure da quello penale – abbiano deciso di mandarli a una youtuber invece che a un giornale è indicativo di come alcuni content creator siano diventati punti di riferimento nell’informazione sul caso di Garlasco, spesso anche di più dei media tradizionali. Dalla riapertura delle indagini, infatti, i canali YouTube che parlano del caso hanno sempre più iscritti. Molti sono gestiti da content creator che, pur non avendo una formazione giornalistica, svolgono di fatto un lavoro di informazione.

Gianluca Zanella è tra i fondatori del canale YouTube “DarkSide”, dove parla di casi di cronaca nera. È un giornalista e pubblica i suoi contenuti su YouTube e sui social.

Zanella dice di aver ricevuto le foto pubblicate da Bugamelli dalla stessa fonte e nello stesso momento: «Io però ne ho parlato dopo qualche giorno, perché prima ho voluto fare alcune verifiche contattando la persona che me le ha mandate per capire, per esempio, che interesse avesse nel farlo». Parlando con la fotografa e con il marito, dice, ha capito che erano persone in buona fede, che dopo aver trovato le foto hanno deciso di mandarle spontaneamente ai loro youtuber preferiti. Lo dimostra tra le altre cose l’ingenuo stupore che qualche giorno dopo la coppia ha manifestato a Zanella per il grosso clamore mediatico suscitato dalle fotografie.

Secondo Zanella non è indispensabile essere formalmente un giornalista, cioè avere un tesserino ed essere iscritti all’ordine, per fare un buon lavoro di verifica delle fonti. Ma anche se questo non è un discrimine, non tutti gli youtuber hanno questa accortezza, tesserino o meno, ed è una cosa che ritiene pericolosa soprattutto per quanto riguarda i canali con migliaia di iscritti, in grado di orientare l’opinione di molte persone. Oltre a verificare che le informazioni fornite da una fonte siano affidabili, un buon lavoro giornalistico prevede anche una valutazione sul trattamento di quella fonte: è giusto divulgarla? Va protetta in qualche modo? Come è più opportuno citarla?

Bugamelli, dal canto suo, dice di aver pubblicato le foto dopo averne controllato i metadati, cioè le informazioni che riguardano i file (come data e orario di creazione).

Oggi il canale di Bugamelli ha più di 250mila iscritti: lo ha aperto nel 2018 e lo usa, insieme alla piattaforma di streaming Twitch, per parlare di casi di cronaca nera. Bugamelli ha 34 anni, vive negli Stati Uniti e sui suoi account social dice di essere una studentessa di psicologia. In un’intervista ha detto che negli Stati Uniti è considerata una giornalista a tutti gli effetti e che può lavorare più liberamente che in Italia.

Da alcuni mesi in quasi tutti i suoi video (in media, circa uno al giorno) parla di Garlasco, leggendo e commentando atti d’indagine e articoli di giornale. Manifesta spesso una posizione molto convinta della colpevolezza di Sempio e adotta lo stesso gergo utilizzato nell’animato dibattito online che esiste sul caso di Garlasco. Per esempio critica quelli che chiama i «salmoni», cioè chiunque neghi la possibile colpevolezza di Andrea Sempio, andando, secondo lei, contro corrente rispetto alle ipotesi su cui si basa la riapertura delle indagini.

Il lavoro che fa Bugamelli è insomma anche di commento alle notizie, non si limita a fare cronaca giudiziaria, che prevede di rispettare il principio della presunzione di innocenza, e di presentare quindi persone indagate o imputate in accordo con quel principio fino a che non ci sia una condanna passata in giudicato. Nel racconto mediatico italiano intorno ai casi di cronaca giudiziaria, però, è piuttosto frequente che questo principio venga disatteso: un esempio tipico è che quando una persona nota viene arrestata si dà grande risalto alla notizia, mentre quando un caso viene archiviato o un imputato viene assolto lo spazio dedicato alla notizia è assai più ridotto.

Zanella si occupa di Garlasco con meno video rispetto a Bugamelli, ma il caso ha avuto un impatto anche sul suo canale. All’inizio del 2025, infatti, aveva 20mila iscritti e i fondatori contavano di raggiungerne 50mila entro la fine dell’anno. Con la riapertura delle indagini, però, c’è stata una crescita inaspettata e a dicembre ha raggiunto 107mila iscritti.

Secondo Zanella le persone usano YouTube per informarsi sull’omicidio di Garlasco per questioni di comodità: i video, a differenza degli articoli di giornale, possono essere guardati o ascoltati anche mentre si fa altro. Il pubblico, dice Zanella, si affeziona e si fida degli youtuber perché rispetto alle firme di un quotidiano è più facile instaurare con loro un rapporto diretto e familiare: «Le persone che mi incontrano dal vivo mi dicono che è come se mi conoscessero, mi vedono come un amico, perché mi ascoltano la mattina, mentre stanno in macchina o fanno la doccia».

Gian Guido Zurli, creatore del canale “Archivio True Crime”, dice invece che tra i suoi iscritti ci sono molte persone che cercano su YouTube spiegazioni e approfondimenti che su giornali e televisioni non trovano. Zurli è un regista, sceneggiatore e scrittore. In passato ha realizzato una trilogia di video horror e ha scritto libri su alcuni casi di omicidio. Dice di aver aperto il suo canale unendo la passione per la cronaca nera e la competenza nell’editing video. Su YouTube ha quasi 30mila iscritti e negli ultimi video, che pubblica con una certa frequenza, parla quasi solo delle indagini su Garlasco.

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Questo fiorire di content creator e commentatori va ad aggiungersi a un racconto dei media tradizionali che è già piuttosto cospicuo, e che spesso sconfina nel superfluo. Da alcuni mesi a questa parte, cioè da quando le indagini sono state riaperte e da quando la procura di Pavia ha cominciato a fare nuovi rilievi su un frammento di DNA trovato sotto le unghie di Poggi, giornali e tv hanno ricominciato a occuparsi di ogni minimo sviluppo a cadenza quasi quotidiana, anche quando le novità e la sostanza erano poche. Spesso lo hanno fatto tentando di anticipare le notizie, pubblicando atti d’indagine che non dovrebbero essere pubblicati perché coperti da segreto investigativo.

La community di persone che parlano di Garlasco su YouTube è molto attiva e tende a fidelizzarsi, a schierarsi da una parte o dall’altra. Alcuni canali si sono strutturati per monetizzare questa partecipazione del pubblico attraverso campagne di abbonamenti a pagamento. Sul suo canale, Zurli ha attivato la possibilità di abbonarsi ad agosto, al costo di circa 5 euro al mese. Finora ha ottenuto una sessantina di abbonati, che possono vedere alcuni video in anteprima, accedere a dirette esclusive ed entrare in un gruppo Telegram dove parlare dei casi e delle puntate che più interessano.

Anche sul canale di Bugamelli sono attivi gli abbonamenti, con costi che vanno dai 5 ai 50 euro al mese, in base a quale pacchetto si sceglie (sono quattro: “agente”, “detective”, “commissario” e “serial killer”). Più si spende, maggiori sono i vantaggi: dalle emoji personalizzate nelle chat, a video esclusivi, fino alla possibilità, prevista nel pacchetto più costoso, di fare una telefonata di 15 minuti con Bugamelli.