Questo enorme yacht a vela è diventato parte del paesaggio di Trieste
Da quasi quattro anni lo Stato spende milioni di euro per mantenerlo, mentre l'oligarca russo che lo possiede tenta di riprenderselo

I tre alberi di un enorme yacht si notano da tutti i punti panoramici del golfo di Trieste. È il “Sy A”, che da quasi quattro anni è ormeggiato lì in attesa che l’Unione Europea decida cosa farne. Nella notte tra l’11 e il 12 marzo del 2022, pochi giorni dopo l’invasione russa in Ucraina, lo yacht fu sequestrato dalla Guardia di Finanza perché riconducibile a società legate all’oligarca russo Andrey Melnichenko. Da allora è rimasto a Trieste, diventando un po’ parte del paesaggio.
Il Sy A – sta per Sailing Yacht A – non è uno yacht come gli altri: basta osservarlo anche da lontano per capirlo. È speciale innanzitutto perché è lo yacht a vela più grande del mondo, lungo 144 metri, largo quasi 25 e alto 100, con otto ponti collegati da ascensori. Ma è speciale anche per la sua forma a cuneo, simile a quella di un sottomarino che affiora dall’acqua, progettata dal designer francese Philippe Starck (quello dello spremiagrumi, tra le molte altre cose celebri). Sembra senza finestre, che in realtà sono invisibili, mimetizzate nella struttura metallica di acciaio e carbonio. La verniciatura ha un effetto metallico molto particolare che permette allo yacht di cambiare colore – grigio, blu, nero – a seconda dell’angolazione da cui lo si osserva.
Secondo la Guardia di Finanza, che lo ha sequestrato, vale 530 milioni di euro. Più che sequestro la parola più appropriata per spiegare la procedura seguita sarebbe congelamento. I beni congelati restano di proprietà delle persone a cui vengono requisiti, e nessuno può utilizzarli. Sono vincolati: significa che non possono essere messi all’asta né assegnati a comunità e associazioni come accade per i beni sequestrati e confiscati alla mafia.
La gestione del bene congelato spetta all’Agenzia del Demanio, l’ente pubblico che gestisce il patrimonio immobiliare dello Stato, che deve farsi carico delle spese per il mantenimento e la conservazione dei beni.
La manutenzione e la sorveglianza di uno yacht così grande e tecnologico è assai complessa e costosa: l’Agenzia del Demanio mantiene riservatezza sulle spese, ma secondo diversi addetti ai lavori si aggirano intorno ai 20mila euro al giorno, 600mila euro al mese, poco più di 7 milioni di euro all’anno. Contando da quando è stato congelato lo yacht, fanno quasi 30 milioni di euro a carico dello Stato.
– Leggi anche: Come funzionano i sequestri di beni agli oligarchi
Il Sy A è sempre rimasto a Trieste perché qui si trovava nel marzo del 2022. Era in un cantiere di Fincantieri per una manutenzione commissionata da una società legata a Andrey Melnichenko, noto principalmente per aver fondato due delle aziende più grandi al mondo nel settore delle materie prime: EuroChem e SUEK. EuroChem è uno dei principali produttori mondiali di fertilizzanti minerali, SUEK invece è una delle più grandi società di estrazione di carbone al mondo.
Dopo l’invasione russa in Ucraina, Melnichenko si è dimesso dai consigli di amministrazione e poco prima delle sanzioni imposte dall’Unione Europea ha trasferito molte delle sue proprietà alla moglie nel tentativo – vano – di proteggere le aziende dai vincoli.
Da allora Melnichenko e i suoi avvocati hanno presentato molti ricorsi per contestare le sanzioni e rimuoverne gli effetti, compreso il congelamento del Sy A. Gli avvocati si sono appellati al tribunale amministrativo del Lazio (TAR) e alla Corte di Giustizia europea sostenendo che lo yacht non appartenga direttamente a Melnichenko, ma a un fondo fiduciario chiamato Vastera Trust di cui non sarebbe più beneficiario dopo aver ceduto le quote alla moglie. Gli avvocati hanno contestato anche l’imposizione stessa delle sanzioni, cercando di dimostrare l’indipendenza di Melnichenko dal presidente russo Vladimir Putin.
Il TAR ha chiesto alla Corte di Giustizia europea di chiarire cosa si intende esattamente per beni controllati e confermare che il congelamento può essere applicato anche quando di mezzo ci sono dei fondi fiduciari. La sentenza della Corte di Giustizia europea, attesa nei primi mesi del 2026, sarà decisiva per confermare la validità delle procedure seguite dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia del Demanio.
Nel frattempo all’inizio del 2025 il tribunale dell’Unione Europea – un altro organo giudiziario dell’Unione – ha respinto un altro ricorso presentato da Melnichenko che chiedeva di essere rimosso dalla cosiddetta black list, in cui finiscono gli imprenditori russi sottoposti a sanzioni.
Per ora quindi lo yacht rimarrà a Trieste in attesa di capire cosa ne farà l’Unione Europea. Finora gli yacht come il Sy A non sono entrati nelle delicate discussioni sul possibile sfruttamento dei beni congelati, riservate agli asset finanziari.



