Lo Spin Time di Roma teme di essere il prossimo
È un grande palazzo occupato che il governo dice di voler sgomberare, ma a differenza degli altri centri sociali ci vivono centinaia di persone

A un chilometro dalla stazione Termini di Roma, all’angolo tra via Statilia e via di Santa Croce in Gerusalemme, c’è un edificio di sette piani che dal 2013 è conosciuto come Spin Time Labs. È un’ex sede dell’Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (Inpdap) occupata dodici anni fa e oggi abitata da più di 400 persone, provenienti da oltre 25 paesi diversi. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi vorrebbe sgomberarla.
Da anni Piantedosi mantiene una linea molto rigida nei confronti degli edifici occupati. L’aveva mostrata già da prefetto di Roma, quando aveva predisposto una lista di stabili e occupazioni da sgomberare. Gli edifici contenuti in quell’elenco venivano ordinati secondo criteri di anzianità di occupazione, indennità e pericolosità. Da quando è diventato ministro, Piantedosi è passato ai fatti e ha cominciato a sgomberare molti degli edifici della lista procedendo con ordine.
Nel 2025 ci sono stati due sgomberi molto discussi e con un forte valore simbolico: quello del Leoncavallo a Milano e quello di Askatasuna a Torino. In entrambi i casi si trattava di centri sociali storici, e in entrambi i casi gli interventi decisi dal governo hanno superato e annullato le interlocuzioni che erano state avviate in precedenza dalle rispettive amministrazioni comunali per individuare soluzioni alternative e di compromesso.
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Negli ultimi mesi, dopo che molti degli edifici presenti nelle liste del ministero dell’Interno sono stati sgomberati, tra gli attivisti di Spin Time e tra una parte della cittadinanza si è diffusa la convinzione che possa essere arrivato anche il loro turno. Cittadini, associazioni e personaggi pubblici esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura hanno firmato un appello per chiedere di non procedere allo sgombero dello stabile e di tutelare l’esperienza di Spin Time, sottolineandone il valore sociale e abitativo. Sabato 10 gennaio si terrà anche un’assemblea pubblica nel palazzo per parlare dell’eventuale sgombero. Tra i firmatari dell’appello ci sono, tra gli altri, Nanni Moretti e Sabina Guzzanti, che a Spin Time ha anche dedicato un documentario.
Il caso di Spin Time, comunque, è diverso da quello del Leoncavallo e di Askatasuna, anche perché non è un centro sociale vero e proprio: anche se ha diverse cose in comune, non si definisce così. Non si tratta di uno spazio prevalentemente dedicato ad attività politiche o culturali, ma di un’occupazione abitativa stabile. Quando la polizia è intervenuta in altri sgomberi simili, spesso non ha trovato residenti all’interno. A Spin Time, invece, vivono molte famiglie. Per questo motivo Piantedosi ha disposto, almeno per ora, un censimento degli abitanti dell’edificio, per verificare la presenza di persone considerate fragili, come i bambini, prima di un eventuale intervento della polizia.
Spin Time è da anni in trattativa con il Comune di Roma per provare a regolarizzare la sua situazione, anche perché è un’occupazione abitativa piuttosto anomala: sette piani sono destinati a chi ci abita, mentre il piano terra e quello interrato sono spazi aperti alla cittadinanza.
Chi entra nel palazzo passa prima da un “picchetto”, una portineria autogestita che garantisce una forma di controllo. Al piano terra c’è un coworking e una grande sala che può essere prenotata dagli inquilini del palazzo. Lì ogni sabato viene organizzato un doposcuola frequentato sia dai bambini che vivono nel palazzo sia da quelli delle scuole del quartiere. Al piano inferiore ci sono un’osteria e un auditorium dove si tengono dibattiti, spettacoli e riunioni. Tra le altre cose ci sono anche uno studio di registrazione, una falegnameria e una camera oscura.
Diverse associazioni studentesche organizzano regolarmente i propri incontri a Spin Time, che rappresenta uno spazio di riferimento per incontrarsi, confrontarsi, organizzare attività o semplicemente scambiare due chiacchiere. Anche l’associazione dei genitori della scuola elementare Di Donato, situata a pochi metri di distanza, collabora con Spin Time attraverso progetti di sostegno e supporto alle famiglie.
A rendere Spin Time un luogo piuttosto unico è stato soprattutto il rapporto sviluppato col quartiere: gli abitanti della zona, e non solo, hanno accolto positivamente la presenza dell’edificio e hanno iniziato a frequentarlo come spazio di aggregazione. Lo stesso è avvenuto per l’ex parcheggio, che ha il suo ingresso su via Statilia e che oggi è sede della redazione del giornale under 30 Scomodo, che durante il giorno funziona anche come aula studio e spazio ricreativo aperto a chiunque passi di lì, mentre la sera ospita spesso eventi di musica, spettacoli o dibattiti.
Non è la prima volta che Spin Time Labs finisce al centro di un confronto con le istituzioni. Era già successo nel 2019 quando Acea, la società che gestisce i servizi energetici a Roma, interruppe la fornitura di elettricità e acqua calda all’edificio a causa di un debito non saldato di circa 300mila euro. Per sei giorni gli occupanti di Spin Time rimasero senza luce né acqua calda. La situazione si sbloccò con l’intervento del cardinale Konrad Krajewski, responsabile del Vaticano per le opere di carità, che andò personalmente nello stabile, rimosse i sigilli dal contatore e ripristinò l’elettricità, assumendosi pubblicamente la responsabilità del gesto.
Spin Time da quel momento è diventato un luogo piuttosto simbolico per la sinistra romana ma non solo. Nel 2021 si svolse al suo interno il primo dibattito tra candidati alle primarie del centrosinistra al comune di Roma; nel 2025 Spin Time ha ospitato la quinta edizione dell’incontro mondiale dei movimenti popolari, una manifestazione nata nel 2014 sotto la spinta di Papa Francesco, in cui si riuniscono per discutere le delegazioni di alcuni movimenti che rappresentano i lavoratori delle organizzazioni di base provenienti da 170 paesi diversi. In quell’occasione gli attivisti e gli occupanti di Spin Time sono stati ricevuti a San Pietro da papa Leone XIV.
Nel 2023 l’ipotesi di uno sgombero tornò concreta. Piantedosi disse che l’edificio sarebbe stato sgomberato perché i suoi proprietari, il fondo Investire Sgr, avevano valutato la possibilità di riconvertirlo in un albergo in vista del Giubileo; l’operazione però non arrivò. Nello stesso periodo l’assessore comunale alla Casa Tobia Zevi aveva inserito Spin Time nel Piano Casa del Comune come immobile da acquisire, partendo dal presupposto che fosse l’unica soluzione possibile per evitare lo sgombero. La trattativa avviata in quella fase non andò a buon fine.
Nel Piano Casa in cui era stato inserito Spin Time Labs, Zevi aveva indicato anche un altro spazio occupato da tutelare: il Metropoliz, noto anche come Museo dell’Altro e dell’Altrove (MAAM). Si trova in via Prenestina, nella periferia est di Roma, ed è un edificio occupato in cui da anni vivono centinaia di persone di nazionalità diverse. Nel tempo, accanto alla funzione abitativa, è diventato anche un museo e un luogo di produzione culturale.
In questo caso, a differenza di quanto avvenuto per Spin Time, la trattativa con la proprietà ha avuto un esito positivo. Il Comune ha infatti avviato un’interlocuzione con Ca.Sa. Srl, società del gruppo Salini, proprietaria dello stabile e il confronto ha portato alla definizione di un progetto che tiene insieme le esigenze abitative e quelle urbanistiche. Secondo quanto previsto, i lavori dovrebbero iniziare il prossimo anno e comprendono due interventi principali: la realizzazione di un museo stabile e la costruzione di due palazzine di edilizia popolare. Una parte degli alloggi sarà assegnata alle persone che oggi abitano il MAAM, mentre le altre case verranno assegnate attraverso le normali graduatorie pubbliche.
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