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  • Mercoledì 7 gennaio 2026

La Coppa Italia femminile di basket, senza gli uomini

Dopo due edizioni da evento collaterale di quella maschile, quest'anno le finali si sono giocate separatamente, a Tortona: è andata bene

di Giorgia Bernardini

La capitana di Schio Giorgia Sottana alza la Coppa Italia (Famila Basket Schio)
La capitana di Schio Giorgia Sottana alza la Coppa Italia (Famila Basket Schio)
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Dal 4 al 6 gennaio si sono giocate alla Nova Arena di Tortona, in Piemonte, le final eight della Coppa Italia femminile di basket, sia di Serie A1 sia di Serie A2. Schio, la miglior squadra d’Italia, ha vinto il torneo per la diciassettesima volta, battendo in finale per 79 a 72 la Derthona Tortona, che giocava in casa e si era qualificata a sorpresa alla finale (in semifinale aveva eliminato la più quotata Reyer Venezia). Nella Coppa di Serie A2 ha vinto Matelica.

Le due edizioni precedenti si erano giocate in un evento congiunto con la Coppa Italia maschile all’Inalpi Arena di Torino, ma quest’anno a causa di diversi impegni non si era trovata una data per giocarle in contemporanea. Era quindi la prima edizione dal 2023 dedicata interamente al basket femminile.

Separarsi dal basket maschile, più seguito in Italia rispetto a quello femminile, comportava alcuni rischi. Il principale era di giocare in un palazzetto nuovo e piuttosto grande (la Nova Arena ha 5mila posti) ma per la maggior parte vuoto; le cose invece sono andate abbastanza bene, nel complesso. La risposta del pubblico è stata infatti buona, un po’ perché dopo il bronzo dell’Italia agli Europei della scorsa estate è cresciuto l’interesse intorno al basket femminile, un po’ perché Tortona è una città piccola ma dove il basket è molto radicato e popolare (c’è anche una squadra nell’A1 maschile).

Il fatto che proprio Tortona sia arrivata in finale ha logicamente fatto alzare parecchio l’affluenza, e la partita rimasta in equilibrio fino quasi alla fine ha contribuito a portare ulteriore entusiasmo sugli spalti.

Vicino alla stazione e anche nel centro storico c’erano manifesti che pubblicizzavano l’evento, una cosa piuttosto rara per lo sport femminile, e nel giorno della partita si vedevano in giro per il centro tante giocatrici delle squadre giovanili di Tortona. La sensazione è che le persone, in particolar modo quelle più giovani, abbiano vissuto l’evento anche al di fuori delle due finali in programma, grazie alle tante attività organizzate nella nuova Cittadella dello Sport, inaugurata lo scorso settembre, all’interno della quale c’è la Nova Arena. Nella Cittadella c’è anche un altro campo chiamato facility, con una tribuna molto più piccola. In campionato nella Nova Arena gioca la squadra di Serie A1 maschile, mentre la squadra femminile gioca appunto nella facility.

Per la finale fra Schio e Tortona sono stati venduti 3.251 biglietti, sui 5mila disponibili: diversi settori della Nova Arena erano al completo. Alla finale della Serie A2 c’erano 723 spettatori, e le due semifinali della A1 hanno messo assieme 1.630 spettatori. Potrebbero sembrare numeri non così significativi, ma sono un passo avanti rispetto al passato: l’ultima edizione separata dagli uomini, quella del 2023, si tenne alla Molisana Arena di Campobasso, un palazzetto da 1.300 posti; l’anno prima si giocò a San Martino di Lupari, in provincia di Padova, in un palazzetto da 400 posti.

Certo, l’anno scorso le due semifinali giocate a Torino nei giorni del torneo maschile avevano totalizzato 7.234 spettatori, ma l’intera organizzazione della Coppa Italia femminile era stata un po’ subordinata a quella maschile. Avevano partecipato alla fase finale femminile solo 4 squadre, mentre a Tortona 8 squadre di Serie A1 e 8 di Serie A2 hanno avuto l’occasione di farsi notare dal pubblico. Quest’anno c’è stata anche maggiore autonomia sugli orari: la finale di A1 è iniziata alle 20:45 di un giorno festivo, mentre la scorsa finale si era giocata alle 12:30 (un orario insolito e poco appetibile) proprio per lasciare la fascia oraria più importante (alle 18) alla finale maschile.

Alice Pedrazzi, general manager della Derthona Tortona e tra le organizzatrici dell’ultima edizione, ha definito questa Coppa Italia «gli stati generali del basket femminile», perché in un unico torneo sono state messe insieme le migliori otto squadre di Serie A1 e Serie A2. È stato un importante momento di visibilità perché nel giro di pochi giorni si sono giocate tante partite (anche in diretta streaming gratuita, e su Rai Sport per la finale), un’opportunità per una parte di pubblico in genere scettica verso il basket femminile di scoprire squadre o cestiste prima sconosciute, oltre che di vedere alcune delle migliori d’Italia ed Europa (per Schio gioca Cecilia Zandalasini, premiata come migliore giocatrice della finale).

Pedrazzi ha detto anche che queste sono occasioni in cui «il movimento si mostra principalmente a se stesso. Servono a prendere consapevolezza di ciò che si è ma anche delle potenzialità che sono ancora inespresse». Prima della finale, in una delle sale della Nova Arena c’è stata una conferenza commemorativa su Mabel Bocchi, una delle giocatrici più forti del basket italiano, morta di recente. Nelle foto esposte, risalenti agli anni Settanta, si vedevano palazzetti pieni di pubblico e partite molto partecipate: un dettaglio su cui gli esponenti della Lega Basket femminile sono tornati più volte, quasi fosse un augurio per il prossimo futuro.