Nell’ultima settimana almeno 15 civili sono stati uccisi durante le proteste contro l’inflazione in Iran

I manifestanti su un ponte di Teheran, in Iran (Fars News Agency/AP)
I manifestanti su un ponte di Teheran, in Iran (Fars News Agency/AP)

Il numero delle persone morte in Iran durante le proteste e gli scioperi dell’ultima settimana contro l’alta inflazione e lo stato disastroso dell’economia è arrivato a 16, secondo l’agenzia di stampa iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA). Di queste, 15 sono civili e una fa parte delle forze di sicurezza.

Le manifestazioni, giunte al settimo giorno consecutivo, erano iniziate domenica scorsa dopo un forte deprezzamento del rial, la valuta locale, rispetto al dollaro. Da allora sono state organizzate proteste in 25 città, tra cui la capitale Teheran, Karaj, Hamedan, Qeshm, Malard, Isfahan, Kermanshah, Shiraz e Yazd. HRANA stima che oltre 580 persone siano state arrestate, precisando che la cifra reale è probabilmente molto più alta, dato che le autorità iraniane hanno rafforzato i controlli sulla circolazione delle informazioni. Sabato, nel suo primo discorso pubblico dall’inizio dei disordini, la guida suprema dell’Iran Ali Khamenei (la massima autorità politica e religiosa del paese) ha definito i manifestanti «ribelli» e ne ha chiesto la repressione.

L’economia iraniana è in crisi da anni, per la cattiva gestione e l’inazione del governo, che hanno reso l’inflazione un problema strutturale, ma anche per gli effetti delle nuove sanzioni occidentali, imposte nel 2018 dopo il fallimento dell’accordo sul nucleare causato dal ritiro degli Stati Uniti. Da allora il rial ha perso oltre il 90 per cento del suo valore. Per le persone è diventato difficile fare anche piccoli pagamenti, a causa della gran quantità di banconote da portare con sé, e anche altri tipi di transazioni e semplici operazioni di contabilità sono più complicati e potenzialmente costosi.

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