In Gabon il governo ha sospeso la nazionale di calcio
Dopo l'eliminazione dalla Coppa d'Africa il ministro dello Sport ha parlato di «prestazione disonorevole», ma non c'entrano solo questioni calcistiche
di Valerio Moggia

Nella Coppa d’Africa maschile di calcio, in corso in Marocco dal 21 dicembre, il Gabon è stato eliminato dopo tre sconfitte in tre partite (1-0 contro il Camerun, 3-2 contro il Mozambico e 3-2 contro la Costa d’Avorio). La terza sconfitta è arrivata il 31 dicembre dopo che il Gabon era stato in vantaggio 2-0, risultato che avrebbe potuto consentire l’accesso agli ottavi di finale. Le tre sconfitte della nazionale gabonese – che nella sua storia non è mai andata oltre i quarti di finale del torneo – sono state accolte molto male dal governo del paese, che l’1 gennaio ha licenziato l’intero staff tecnico e sospeso la nazionale a tempo indeterminato.
È una decisione insolita e drastica: significa che la squadra non potrà riunirsi fino a nuovo ordine. Questa mossa rischia inoltre di creare un forte conflitto con la FIFA, la federazione che regola e governa il calcio mondiale, che vieta espressamente simili interferenze dei governi – queste non così insolite soprattutto nel calcio africano – nelle faccende che riguardano le federazioni calcistiche nazionali.
La sospensione della nazionale è stata annunciata alla televisione nazionale dal ministro dello Sport ad interim del Gabon, Simplice-Désiré Mamboula, che ha parlato di una «prestazione disonorevole». Già dopo la sconfitta del 28 dicembre il presidente Brice Clotaire Oligui Nguema, che guida il paese dal 2023, aveva commentato la sconfitta contro il Mozambico parlando di una «preoccupante erosione dello spirito patriottico».
Il Gabon è un paese da 2,5 milioni di abitanti nell’Africa centrale, che ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960. Oligui Nguema è diventato presidente dopo essere stato il generale a capo del colpo di stato che nell’agosto del 2023 destituì il presidente Ali Bongo, la cui famiglia governava il paese da oltre mezzo secolo. Nel calcio il Gabon non è mai stato tra i migliori paesi d’Africa: non ha mai partecipato ai Mondiali e ha partecipato a otto edizioni su 35 della Coppa d’Africa (quasi sempre uscendo nella fase iniziale, come successo quest’anno).
Oltre alla sospensione della nazionale e al licenziamento dello staff, il governo ha anche estromesso definitivamente dalla squadra due dei suoi giocatori più noti, forti ed esperti: il 37enne capitano Bruno Ecuele Manga e l’attaccante di 36 anni Pierre-Emerick Aubameyang, il giocatore con più presenze e quello con più gol in nazionale.
L’esclusione di quest’ultimo è particolarmente rilevante: Aubameyang è considerato il calciatore più importante della storia del Gabon, ha giocato per noti club europei (Borussia Dortmund, Arsenal, Barcellona, Chelsea) e nel 2015 fu premiato come Calciatore africano dell’anno. Da tempo era però criticato dai media locali per il suo rendimento con il Gabon, e all’inizio della Coppa d’Africa era stato al centro di un caso che aveva coinvolto anche il suo club, l’Olympique Marsiglia.
Il Marsiglia aveva chiesto all’allenatore del Gabon, Thierry Mouyouma, di non farlo giocare – in quanto da poco rientrato in seguito a un infortunio – durante la partita d’esordio col Camerun del 24 dicembre, ma contrariamente a quanto annunciato inizialmente l’allenatore gli aveva poi fatto disputare mezz’ora.
Mouyouma lo aveva in seguito schierato titolare contro il Mozambico, lamentandosi in conferenza stampa dei tentativi del Marsiglia di imporre i propri interessi sulla selezione gabonese. Aubameyang aveva segnato un gol, ma il suo infortunio si era aggravato, costringendolo a saltare l’ultima partita contro la Costa d’Avorio.
A quel punto la Federazione calcistica gabonese lo aveva fatto tornare in Francia, ma Aubameyang era stato criticato dai tifosi per aver abbandonato la squadra (che, pur non giocando, avrebbe potuto supportare) in un momento decisivo. Aubameyang aveva risposto a una di queste critiche scrivendo: «Penso che i problemi della squadra vadano ben oltre la piccola persona che sono io».

Aubameyang nel 2025 con la maglia del Marsiglia (Alexandre de Sousa/ZUMA Press Wire)
La Coppa d’Africa del Gabon era partita male già prima della gara d’esordio. La squadra non aveva giocato nessuna amichevole di preparazione al torneo e l’unica prevista, quella del 17 dicembre contro l’Uganda, era saltata a causa di un problema piuttosto singolare: l’assenza delle magliette della squadra gabonese.
La società che avrebbe dovuto fornirle era la gabonese Gaboma, che aveva ricevuto dal governo un finanziamento da 300 milioni di franchi CFA (circa 460mila euro). Le magliette realizzate, però, non rispettavano gli standard previsti dai regolamenti, ed era così stato necessario produrne di nuove, questa volta affidate all’azienda marocchina AB Sport e consegnate solo dopo la data della partita con l’Uganda.
A complicare ulteriormente questo caso c’è il fatto che Gaboma è di proprietà di Mouyouma, l’allenatore del Gabon. Come ha ricostruito il giornalista francese esperto di calcio africano Romain Molina, la stessa nomina di Mouyouma nell’ottobre 2023 era stata oggetto di controversie. Pare che la Federazione calcistica gabonese avrebbe voluto ingaggiare un allenatore locale, Anicet Yala, il quale però non era in possesso di un patentino valido. Si era così ripiegato a sorpresa su Mouyouma, un ex calciatore che non aveva mai allenato prima a questi livelli, ma godeva del sostegno del governo.

Thierry Mouyouma nel novembre del 2025 (EPA/JALAL MORCHIDI)
Il suo compito era di risollevare le sorti della selezione, che aveva fallito la qualificazione alla scorsa edizione della Coppa d’Africa. Mouyouma ci era riuscito, arrivando dietro al Marocco nel girone di qualificazione, e aveva anche mancato per un punto la qualificazione diretta ai Mondiali del 2026. La squadra era poi stata eliminata nella semifinale degli spareggi dalla Nigeria.
Nel frattempo, però, il rapporto tra l’allenatore e alcuni dei veterani – in particolare Aubameyang e Mario Lemina – è diventato sempre più problematico. Il suo licenziamento (insieme con quello di tutto lo staff) dopo le tre sconfitte in Coppa d’Africa indica che gli appoggi politici di cui godeva sono venuti meno, con il governo che intende sfruttare il calcio locale come parte di una nuova campagna di propaganda.
Oligui Nguema, infatti, ha promosso numerose riforme anticorruzione da quando, nel 2023, ha posto fine al regime di Ali Bongo Ondimba, e riformare il calcio gabonese potrebbe essere il suo prossimo passo. Nel frattempo, è stato nominato un nuovo ministro dello Sport al posto di Mamboula: si tratta del 40enne Paul Kessany, ex centrocampista che ha giocato anche in Francia e in Israele.



