La Corte Suprema statunitense ha respinto la richiesta di annullare la sentenza del 2015 che legalizzò i matrimoni omosessuali

Alcune persone fuori dalla Corte Suprema, Washington, Stati Uniti, 26 giugno 2015 (AP Photo/Jacquelyn Martin)
Alcune persone fuori dalla Corte Suprema, Washington, Stati Uniti, 26 giugno 2015 (AP Photo/Jacquelyn Martin)

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato la richiesta di Kim Davis, una funzionaria pubblica dello stato del Kentucky, di ribaltare la sentenza con cui nel 2015 aveva legalizzato i matrimoni omosessuali in tutto il paese (nota con il nome di “Obergefell v. Hodges”). Qualora la Corte Suprema avesse accettato la richiesta ciascuno stato degli Stati Uniti avrebbe potuto introdurre leggi per vietare i matrimoni omosessuali. La Corte Suprema non ha ancora pubblicato le motivazioni della decisione.

Molte persone conservatrici speravano che la Corte Suprema potesse accettare la richiesta dato che 6 giudici su 9 hanno posizioni conservatrici. Nel 2022 per esempio gli stessi giudici avevano annullato la sentenza del 1973, nota come “Roe v. Wade”, che garantiva il diritto all’aborto a livello federale, permettendo quindi agli stati di introdurre limiti estremamente restrittivi (che in molti casi rendono di fatto impossibile abortire legalmente).

Davis nel 2015 si era rifiutata di rilasciare a una coppia omosessuale i documenti necessari per il matrimonio, violando la sentenza “Obergefell v. Hodges” dello stesso anno. Davis sosteneva che la sua fede (lei è evangelica) le impedisse di rispettare la sentenza, ma era stata denunciata dalla coppia e poi condannata a sei giorni di carcere e a pagare 100mila dollari di danni più 260mila di spese legali, cosa che l’aveva spinta a fare ricorso alla Corte Suprema. La coppia ottenne i documenti necessari dai colleghi di Davis, mentre lei era in carcere.