Saranno processati i due cacciatori accusati di aver ucciso l’orsa F36 in Trentino

I due cacciatori accusati di aver sparato e ucciso a settembre del 2023 l’orsa F36 saranno processati con l’accusa di concorso in uccisione di animale. Secondo la procura avrebbero agito con crudeltà e senza necessità, dato che l’orsa non si trovava in una posizione di attacco e non c’era un reale pericolo che venissero aggrediti. In quel periodo si parlava molto di F36: la provincia autonoma di Trento aveva emesso un’ordinanza di abbattimento, perché durante l’estate l’orsa aveva avuto comportamenti che erano stati considerati problematici.
L’ordinanza era però stata sospesa dal tribunale amministrativo regionale di Trento (TAR). L’associazione animalista Leal aveva fatto ricorso, e il TAR aveva predisposto la cattura dell’orsa per trasferirla nel centro di recupero fauna alpina a Trento. Fu trovata uccisa qualche giorno dopo. Inizialmente la procura di Trento archiviò il caso per mancanza di prove, ma in seguito il caso era stato riaperto grazie al contributo dei legali di Leal, che avevano fornito prove che hanno convinto il giudice per le indagini preliminari (gip) a ordinare l’imputazione coatta per i due cacciatori: è una misura con cui il giudice impone alla procura di formulare l’imputazione anche se aveva archiviato il caso. Uno dei due cacciatori è accusato anche di favoreggiamento per aver aiutato uno degli indagati a sfuggire alle indagini. I due cacciatori hanno ammesso di essere stati a caccia in quella zona in quei giorni, ma hanno negato l’uccisione dell’orsa.


