Un femminicidio a Foggia che mostra molti problemi nella prevenzione in Italia

Per l’uccisione di Fatimi Hayat è stato arrestato l’ex compagno, che però doveva già essere in arresto da giorni

La polizia fuori dall'appartamento di Fatimi Hayat, a Foggia, il 7 agosto 2025 (ANSA/FRANCO CAUTILLO)
La polizia fuori dall'appartamento di Fatimi Hayat, a Foggia, il 7 agosto 2025 (ANSA/FRANCO CAUTILLO)
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Fatimi Hayat, una donna del Marocco di 46 anni, è stata uccisa a Foggia nella notte tra mercoledì e giovedì. Secondo chi indaga sul caso sarebbe stata uccisa dall’ex compagno, Tariq Ei Mefedel, anche lui marocchino e di 47 anni, che è stato arrestato. La donna viveva in Italia da circa quindici anni e faceva la cuoca in un ristorante di Foggia, dove aveva comprato casa nel centro storico. Viveva da sola e proprio davanti casa sua è stata uccisa a coltellate.

La donna aveva cominciato a frequentare l’uomo accusato di averla uccisa qualche mese fa, ma aveva interrotto presto la relazione per via del suo comportamento violento. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, da allora Ei Mefedel avrebbe iniziato a pedinarla, a minacciarla di morte, e a riempirla di chiamate e messaggi. Ad aprile si era quindi rivolta a un’associazione antiviolenza della zona e a maggio lo aveva denunciato. A giugno le operatrici dell’associazione avevano fatto avere alla polizia una relazione in cui sostenevano l’esistenza di un alto rischio di femminicidio.

La situazione di Fatimi Hayat rientrava nei casi previsti dal cosiddetto “codice rosso”, la legge contro la violenza di genere che esiste dal 2019 e modificata nel 2023 dall’attuale governo. Prevede tra le altre cose l’estensione delle misure cautelari anche alle persone accusate dei cosiddetti “reati spia”, cioè quelli che sono indicatori di violenza di genere: per esempio percosse, lesione personale, minaccia grave, atti persecutori, diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, violazione di domicilio.

Tariq Ei Mefedel era accusato di alcuni di questi comportamenti, e perciò nei suoi confronti erano prima stati disposti il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico, e poi l’arresto. Ma niente di questo ha funzionato.

Secondo le ricostruzioni dei giornali Ei Mefedel non indossava il braccialetto per problemi tecnici: il braccialetto elettronico, secondo la nuova normativa, può essere richiesto anche per gli autori dei “reati spia”, ma da tempo ci sono grossi problemi nella sua applicazione e nel monitoraggio delle persone che lo indossano. Il che rende di fatto inefficace questa misura di prevenzione, allo stato delle cose.

A fine luglio Fatimi Hayat ha contattato l’associazione che la seguiva, dicendo di essersi rivolta nuovamente alle autorità: l’associazione dice che è stato l’ultimo contatto avuto con la donna. Secondo fonti della procura dell’agenzia di stampa Ansa, a fine luglio dopo questa ulteriore denuncia per Ei Mefedel era stato disposto anche l’arresto. Le forze dell’ordine non avevano potuto però eseguirlo: a quanto si capisce l’uomo era senza dimora, e quindi è possibile che non lo abbiano trovato (ma sulle ragioni non ci sono versioni ufficiali delle forze dell’ordine).

Nella notte tra mercoledì e giovedì, mentre tornava a casa, Fatimi Hayat aveva chiamato la polizia e aveva segnalato la presenza dell’ex compagno. Quando la polizia è arrivata sul posto però la donna era appena stata uccisa. Tariq Ei Mefedel è stato trovato e arrestato poche ore dopo a Roma, sporco di sangue.

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