Sono state confermate in appello le pene a 10 agenti del carcere di San Gimignano accusati di tortura, e sono state ridotte ad altri 5

Uno screenshot di un servizio del Tg3 andato in onda il 27 gennaio 2021 con le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza del carcere di San Gimignano
Uno screenshot di un servizio del Tg3 andato in onda il 27 gennaio 2021 con le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza del carcere di San Gimignano

La corte d’Appello di Firenze ha confermato le pene di dieci agenti penitenziari condannati in primo grado con rito abbreviato per aver picchiato un detenuto nel carcere di Ranza, a San Gimignano (Siena), nel 2018: sono stati condannati a pene tra i 2 anni e 3 mesi e i 2 anni e 8 mesi. Sono state invece ridotte le pene di cinque agenti che avevano scelto il rito ordinario: erano stati condannati in primo grado a pene tra i 5 anni e 10 mesi e i 6 anni e 6 mesi, ora ridotte tra i 3 anni e 8 mesi e i 4 anni e 2 mesi. È stata inoltre ridotta la sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici (da perpetua a una sospensione di 5 anni) ed eliminata l’interdizione legale e la sospensione della responsabilità genitoriale. È stato confermato anche il risarcimento di 80mila euro al detenuto.

I fatti risalgono all’11 ottobre del 2018, quando le telecamere di sorveglianza del carcere ripresero gli agenti trascinare fuori dalla cella un ragazzo tunisino detenuto per spaccio, schiacciarlo a terra e pestarlo, per poi trascinarlo di nuovo in un punto non coperto dalle telecamere. Gli agenti sono i primi della polizia penitenziaria in Italia processati e condannati per il reato di tortura, introdotto nel 2017.