È stata confermata in appello la condanna di Piercamillo Davigo a 15 mesi di carcere per rivelazione di segreto d’ufficio

(Ansa/Riccardo Bortolotti)
(Ansa/Riccardo Bortolotti)

La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna di primo grado dell’ex magistrato Piercamillo Davigo a 15 mesi di carcere per rivelazione di segreto d’ufficio. Davigo è stato ritenuto colpevole di aver fatto circolare nella primavera del 2020 all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM, l’organo di autogoverno della magistratura, di cui Davigo faceva parte) alcuni verbali segreti relativi a quello che oggi è conosciuto come “caso Amara”, dal nome dell’avvocato Piero Amara, per anni consulente legale di Eni. 

Nei verbali Amara faceva riferimento a una presunta organizzazione segreta chiamata “Ungheria” in grado di condizionare la vita politica e giudiziaria del paese. I verbali contenevano accuse non confermate contro importanti esponenti del mondo politico e giudiziario: Davigo li aveva ottenuti, secondo le ricostruzioni processuali, dal pubblico ministero milanese Paolo Storari, insoddisfatto di come i procuratori Francesco Greco e Laura Pedio stessero trattando il caso. Davigo li avrebbe condivisi con varie persone e in seguito sarebbero stati consegnati ad alcuni giornalisti.

È stato confermato in appello anche il risarcimento di 20mila euro nei confronti dell’ex consigliere del CSM Sebastiano Ardita, che si era costituito parte civile nel processo lamentando di essere stato screditato dalla diffusione di quei verbali.

– Leggi anche: La vicenda dei verbali segreti nel Consiglio superiore della magistratura

Davigo è noto per aver fatto parte del “pool” di Mani Pulite, un gruppo di magistrati che negli anni Novanta seguirono le varie inchieste sull’esteso sistema di corruzione e concussione che coinvolgeva quasi tutti i principali partiti di allora e un pezzo dell’imprenditoria nazionale.