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  • Mercoledì 21 febbraio 2024

Nel “Buco blu” vicino alle Falkland pescano tutti senza regole

Le acque dell'arcipelago sono rimaste senza norme a causa delle dispute territoriali tra Argentina e Regno Unito: molti ne approfittano, mettendo a rischio l'ecosistema marino

Pescatori alle isole Falkland
Pescatori alle isole Falkland (Photo by Peter Macdiarmid/Getty Images)
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Il “Buco blu” è un tratto di mare nell’oceano Atlantico meridionale. Si trova a circa 320 chilometri dalle coste dell’Argentina, non lontano dal territorio d’oltremare britannico delle Isole Falkland, arcipelago noto in Argentina come Malvinas (per questo spesso si parla delle Falkland/Malvinas). È un’area particolare, dove i fondali sono poco profondi e vivono molte specie animali, soprattutto totani e calamari. Si trova appena fuori dalle acque territoriali argentine e non lontano da quelle britanniche.

Normalmente un’area così ricca di biodiversità sarebbe regolata da trattati di pesca internazionali, ma nel “Buco blu” (Agujero azul, in spagnolo) questo non succede: la pesca è rimasta non regolamentata e l’area è diventata una “zona franca” in cui pescano senza alcun vincolo imbarcazioni provenienti da molti paesi, a partire dalla Cina. La mancanza di leggi è dovuta principalmente all’annosa questione della sovranità sull’arcipelago Falkland/Malvinas, che da tempo è rivendicata sia dall’Argentina che dal Regno Unito.

– Leggi anche: L’Argentina è ancora ossessionata dalle Falkland/Malvinas

Negli ultimi mesi il numero dei pescherecci presenti nella zona è notevolmente aumentato: a gennaio il governo delle Falkland ne ha monitorati 400, contro gli 80 di novembre. Sono probabilmente solo una parte di quelli davvero operanti, dato che molto spesso le imbarcazioni spengono gli strumenti di tracciamento in zone dove la pesca è illegale o controversa. Uno sfruttamento così intensivo delle risorse dell’oceano rischia di compromettere non solo le popolazioni di totani e calamari che vengono pescati, ma tutto l’ecosistema marino della zona.

Un peschereccio al largo delle isole Falkland (Photo by Peter Macdiarmid/Getty Images)

Sia il governo delle Falkland che quello argentino hanno denunciato a più riprese la situazione, senza però fare alcun passo per trovare un accordo condiviso su quel tratto di mare, che legalmente fa parte delle cosiddette “acque internazionali”. In queste aree dei mari e degli oceani vigono spesso degli accordi stabiliti dalle Organizzazioni regionali per la gestione della pesca (RFMO), che si occupano dello sfruttamento e della salvaguardia delle risorse marine viventi. Il “Buco blu” però non è regolamentato, anche perché l’Argentina contesta la stessa esistenza di acque territoriali britanniche nella zona, intorno alle isole Falkland.

Il territorio delle isole Falkland/Malvinas è composto da tre arcipelaghi che sono sotto il controllo britannico dal 1833: le isole Falkland, la Georgia del Sud e le isole Sandwich meridionali. Oggi sono un territorio d’oltremare britannico, che si governa autonomamente ma rimane sotto la sovranità del Regno Unito, da cui dipende per la politica estera e la difesa.

L’Argentina rivendica la propria sovranità su tutte le isole dall’inizio dell’Ottocento, ma le sue richieste sono diventate più pressanti dalla fine degli anni Settanta del Novecento, quando nel paese si instaurò una dittatura militare di destra. Per distogliere l’attenzione dalla grave crisi economica e dalle frequenti proteste contro la brutalità della dittatura, il 19 marzo 1982 il regime militare argentino iniziò l’invasione delle Falkland. L’Argentina sperava che il Regno Unito non avrebbe risposto, ma le cose andarono diversamente: il paese inviò navi, aerei e sottomarini. La guerra durò 74 giorni, provocò 650 morti tra i militari argentini e 255 tra quelli britannici. L’Argentina si arrese il 14 giugno 1982, ma non smise di rivendicare le Malvinas, un tema che unisce destra e sinistra nel paese.

Nel 2013 le popolazione delle Falkland ha votato con un referendum per restare nel Regno Unito. La principale risorsa dell’arcipelago è proprio la pesca, e in particolare la vendita delle licenze di pesca: si valuta che valga due terzi dell’economia dell’arcipelago.

Negli ultimi cinque anni la pesca nell’area è aumentata di tre volte, prima dell’ultimo radicale incremento degli ultimi mesi, creando nel tempo molti problemi sia ambientali che legali. Nella passata legislatura il parlamento argentino ha discusso un progetto di creare un’area marina protetta che arrivasse fino all’Agujero Azul, senza arrivare all’approvazione definitiva.