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  • Venerdì 5 gennaio 2024

Le complicate operazioni di soccorso per il terremoto in Giappone

Ci sono 94 morti e più di 200 dispersi, ma raggiungerli è difficile anche a causa della pioggia e delle molte strade inagibili

(AP Photo/Hiro Komae)
(AP Photo/Hiro Komae)
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Il forte terremoto in Giappone dello scorso 1° gennaio ha causato almeno 94 morti. È probabile però che il numero sia destinato ad aumentare nei prossimi giorni, dato ci sono ancora più di 200 dispersi: con il passare del tempo, trovare persone vive diventa sempre più improbabile. La finestra di tempo in cui ci sono le maggiori possibilità di trovare persone sopravvissute a seguito di una catastrofe naturale è di 72 ore, cioè tre giorni, che in questo caso sono scaduti giovedì. Inoltre le operazioni di ricerca e soccorso stanno procedendo a rilento, a causa soprattutto dell’inagibilità di molte strade e delle condizioni meteorologiche avverse.

Il terremoto ha colpito principalmente la provincia di Ishikawa, nell’area centro-occidentale del Giappone. Nella zona piove da giorni, le temperature sono piuttosto basse (generalmente fra gli 0 e i 10 °C) e nei prossimi giorni sono previste anche nevicate. Le precipitazioni hanno aumentato la possibilità di frane, e si teme che le persone disperse e quelle accampate nei rifugi temporanei possano soffrire di ipotermia.

Negli ultimi giorni sono arrivati nella zona di Ishikawa vigili del fuoco da tutto il paese, insieme a migliaia di soldati e a circa 80 medici specializzati nelle operazioni di assistenza legate alle catastrofi naturali. Il cattivo stato delle strade e il fatto che molte siano ancora ostruite sta complicando i soccorsi, rendendo più difficile raggiungere i feriti e trasportare gli strumenti necessari per fornire le prime cure.

Per ora il governo del Giappone ha rifiutato sia l’aiuto di volontari civili, che potrebbero congestionare ulteriormente il traffico, sia gli aiuti offerti da altri paesi, dicendo di non essere preparato a gestire l’arrivo di personale di emergenza dall’estero.

Negli ultimi cinque giorni circa 33mila persone hanno dovuto lasciare le proprie case. Molti abitavano nelle città di Wajima e Suzu, che hanno subito più intensamente gli effetti del terremoto: non è ancora stato possibile eseguire un censimento completo dei danni. Inoltre in molte zone la disponibilità di acqua corrente rimane limitata o intermittente, perché le forniture sono state interrotte e le autocisterne non riescono a raggiungere le città a causa dei danni alle strade causati dalle scosse.

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