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  • Lunedì 25 dicembre 2023

Il grande e inutile archivio del ministero delle Finanze sarà demolito

Costruito a Bergamo poco più di 30 anni fa per custodire le dichiarazioni dei redditi cartacee, non è mai stato aperto

archivio ministero delle finanze
L'ex archivio del ministero delle Finanze abbandonato da anni (il Post)
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Vicino all’aeroporto di Orio al Serio e all’autostrada A4, a Bergamo, c’è un enorme edificio abbandonato chiamato “centro servizi”. Doveva essere l’archivio di tutte le dichiarazioni dei redditi cartacee fatte dai contribuenti delle regioni del Nord. Venne costruito dal ministero delle Finanze poco più di 30 anni fa, in un’epoca di grande sviluppo tecnologico di computer e archivi digitali, e per questo non venne mai aperto perché di fatto inutile. Dopo decenni di vani tentativi di recuperarlo, nelle prossime settimane sarà demolito.

Nelle relazioni ufficiali l’edificio viene descritto come «una grossa piastra a due piani, uno dei quali seminterrato: sopra di essi un secondo volume cruciforme per tre piani di altezza». Fu costruito su un’area di 10mila metri quadri, con una superficie di 55mila metri quadri e un volume di 127mila metri cubi.

Visto da dentro è una sorta di labirinto di grandi spazi vuoti tutti uguali, in cui è facile perdersi. Negli anni sono state portate via porte, vetri, piastrelle, termosifoni, sanitari, condutture, materiale isolante. Sono stati portati via anche gli otto ascensori. Tutto il resto è stato vandalizzato: sono stati aperti buchi nei muri, i soffitti e i pavimenti sono stati distrutti. Le grandi pareti sono state sfruttate dai writer, che hanno lasciato centinaia di murales.

Nel 1983 il ministero delle Finanze affidò il compito di progettare e costruire il centro servizi al consorzio Coefin, il Consorzio edilizia finanziaria dell’IRI, un ente pubblico che aveva il compito di salvare imprese in crisi. L’obiettivo era concentrare le dichiarazioni dei redditi cartacee inviate dai contribuenti in un unico posto per rendere più semplici i controlli. Servirono 5 anni per approvare la concessione e soltanto nel 1990 arrivarono le autorizzazioni per la progettazione. Il cantiere aprì nell’aprile del 1991, ma i lavori furono interrotti più volte per via di modifiche in corsa al progetto. Nel luglio del 1994, a opera quasi finita, le imprese abbandonarono il cantiere a causa di crediti reclamati da Coefin. La costruzione dell’archivio costò in totale 100 miliardi di lire, circa 100 milioni di euro di oggi.

Già poco tempo dopo l’inizio dei lavori si capì che un archivio così grande sarebbe stato inutile. Lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche, come gli hard disk digitali, consentiva già all’epoca di archiviare in poco spazio una grande quantità di documenti e quindi di fare a meno dei grandi archivi cartacei.

archivio ministero finanze

L’interno dell’archivio vandalizzato negli ultimi decenni (il Post)

Nel giugno del 1998 il governo nominò un commissario straordinario, Gaetano Trotta, per concludere i lavori e aprire il centro servizi. Trotta si dimise nel novembre dello stesso anno. Negli anni successivi, preso atto dell’inutilità di un archivio così grande, il ministero delle Finanze iniziò a lavorare ad altri possibili impieghi come il trasferimento di uffici statali, dell’accademia regionale della Polizia locale e dell’accademia della Guardia di Finanza. Non se ne fece nulla. «Cosa servirebbe lì? Il tritolo» disse l’allora sindaco di Bergamo, Cesare Veneziani.

Tentò di recuperarlo anche la provincia di Bergamo, che a metà degli anni Duemila stava cercando uno spazio dove concentrare tutti gli uffici provinciali. I 31 milioni di euro chiesti da Fintecna, società statale a cui nel frattempo era stata affidata la gestione del centro servizi, furono giudicati un investimento spropositato per una struttura ormai vecchia e da ristrutturare. Il prezzo di vendita scoraggiò anche diversi privati interessati all’area molto vicina alla città e all’aeroporto. L’impresa non riuscì nemmeno ad Antonio Percassi, imprenditore immobiliare proprietario del centro commerciale OrioCenter e dell’Atalanta.

archivio del ministero delle finanze

Uno dei cortili interni dell’archivio abbandonato (il Post)

Nel 2020 la gestione del centro servizi passò da Fintecna al fondo CDP Investimenti SGR legato a Cassa depositi e prestiti, l’istituto finanziario controllato dal ministero dell’Economia. In pochi mesi CDP Investimenti riuscì a vendere l’immobile al gruppo Vitali, un’azienda specializzata nella costruzione di infrastrutture e grandi opere.

Alla fine di dicembre il consiglio comunale di Bergamo ha approvato la convenzione che definisce la nuova destinazione urbanistica delle aree. Il gruppo Vitali costruirà un centro logistico dedicato alla cosiddetta “consegna dell’ultimo miglio”, ovvero l’ultimo passaggio delle merci prima delle loro destinazioni finali.

Nella zona a nord dell’area, invece, sarà costruita la nuova sede di Aprica, la società del gruppo A2A che gestisce la raccolta dei rifiuti e la pulizia delle strade in 120 comuni del Nord Italia. Oltre al trasferimento degli uffici, ora sparsi in diversi punti della città di Bergamo, in quest’area Aprica costruirà anche una piattaforma ecologica grazie ai fondi messi a disposizione dal PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza con cui il governo italiano intende spendere i finanziamenti europei del Recovery Fund. Da due mesi l’area è stata completamente recintata in preparazione della demolizione che era attesa tra novembre e dicembre. A causa di procedure più lunghe del previsto, tuttavia, l’inizio dei lavori è stato rimandato alle prime settimane del 2024.