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  • Venerdì 15 dicembre 2023

La Sicilia se l’è presa con il governo per i fondi del ponte sullo Stretto

Senza nessuna consultazione, alla Regione è stato imposto di mettere 300 milioni di euro in più rispetto al previsto

rendering ponte sullo stretto di messina
Il rendering del ponte sullo Stretto di Messina (Webuild)
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Il governo ha presentato un emendamento alla legge di bilancio per alleggerire il contributo dello Stato al finanziamento del ponte sullo Stretto di Messina. Se sarà approvato, lo Stato metterà 2,3 miliardi di euro in meno rispetto al previsto sui quasi 12 miliardi messi a bilancio per la costruzione. Ma non sarà un vero risparmio, 1,3 miliardi di euro dovranno essere garantiti dalla Sicilia, 300 milioni di euro dalla Calabria e 718 milioni dal Fondo di sviluppo e coesione, ovvero il fondo dello Stato che serve a ridurre gli squilibri economici, sociali e infrastrutturali. L’emendamento è stato presentato all’improvviso, senza trattative o comunicazioni con le due regioni, modalità che ha indispettito soprattutto la Sicilia, peraltro governata dagli stessi partiti che sono al governo.

La legge di bilancio prevede un contributo annuale di quasi un miliardo di euro fino al 2032 per costruire il ponte sullo Stretto, un’opera discussa da decenni, una delle più costose e complesse della storia italiana. Per il 2024 sono stati stanziati 780 milioni di euro che serviranno a concludere la fase progettuale e aprire i cantieri. Gli obiettivi del governo, e in particolare del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, sono ambiziosi perché per ora non sono stati comunicati gli aggiornamenti al progetto definitivo approvato nel 2011, che è stato riproposto adesso dal governo. Manca anche il progetto esecutivo, indispensabile per iniziare i lavori.

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La novità relativa alla ripartizione dei fondi è stata molto criticata dalla Regione Siciliana che aveva garantito di contribuire con un miliardo di euro, meno degli 1,3 miliardi imposti dal governo. «La decisione governativa per cui la quota di nostra compartecipazione debba essere di 1,3 miliardi non è mai stata condivisa dall’esecutivo regionale», ha scritto in un comunicato la Regione. «Auspichiamo che il ministro si possa attivare per restituire le maggiori risorse sottratte alla Sicilia, necessarie per sostenere investimenti per lo sviluppo dell’isola».

Questo comunicato, dai toni istituzionali ma decisi, in realtà è un segnale dell’irritazione del presidente della Regione Renato Schifani, esponente di Forza Italia. Mercoledì Schifani ha raggiunto Roma per parlare con i dirigenti del suo partito e con quelli degli alleati di destra, come il presidente del Senato Ignazio La Russa, di Fratelli d’Italia. Intervistato da Sky Tg24, Schifani ha detto che la Sicilia ha sempre condiviso il progetto del ponte e aveva garantito di collaborare con un miliardo di euro. «Fondi che adesso sono stati prelevati d’autorità dal governo nazionale. Il tema è delicato perché costituisce un precedente», ha detto Schifani. «Occorre sempre una concertazione tra i vari livelli dello Stato, come prevede la Costituzione. Quindi mi auguro che questo fatto non si ripeta perché si aprirebbe un conflitto istituzionale che nessuno vuole».

Anche diversi altri consiglieri regionali di Forza Italia hanno sostenuto le rivendicazioni del presidente, mentre l’opposizione è stata più dura definendo la decisione del governo uno “scippo di Stato” nei confronti della Sicilia.

Il ministro Salvini ha detto che per ora la Sicilia e la Calabria mettono il 10% dei fondi che servono per costruire il ponte, mentre lo Stato il 90%. «Per Sicilia e Calabria cambierà il mondo», ha aggiunto Salvini, secondo cui la fase progettuale continuerà come da programma. L’obiettivo è aprire i cantieri nel 2024.

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