Il fumettista Zerocalcare non parteciperà al Lucca Comics & Games

Per via del patrocinio dell'ambasciata israeliana, di cui si sta molto discutendo in questi giorni

(Stefania M. D'Alessandro/Getty Images for Netflix)
(Stefania M. D'Alessandro/Getty Images for Netflix)

Michele Rech, in arte Zerocalcare, celebre fumettista e autore di due serie televisive su Netflix (Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo) ha scritto su Instagram che quest’anno non parteciperà al Lucca Comics & Games, tra le più grandi fiere al mondo dedicate a fumetti, serie tv, cinema e giochi. Zerocalcare ha spiegato che non parteciperà perché l’edizione quest’anno è patrocinata dall’ambasciata israeliana in Italia.

Da giorni nel mondo dei fumetti si discute del patrocinio in seguito ai bombardamenti di Israele sulla striscia di Gaza, che continuano da oltre due settimane e si stanno intensificando. Israele giustifica i propri bombardamenti come reazione all’attacco compiuto sabato 7 ottobre dal gruppo radicale palestinese Hamas, che governa la Striscia di Gaza: è stato un attacco senza precedenti, per estensione dell’operazione, per numero di persone uccise e per il modo in cui è stato compiuto.

In questo contesto, vari fumettisti hanno detto di sentirsi a disagio nel partecipare a un evento patrocinato da Israele. Nel caso del Lucca Comics & Games il patrocinio è stato concesso molti mesi fa: non prevede uno stanziamento di fondi da parte di Israele ed è affiancato a quello di altre istituzioni, come il consolato statunitense di Firenze e il ministero degli Esteri italiano.

– Leggi anche: La questione del premio a una scrittrice palestinese alla Fiera del Libro di Francoforte

Zerocalcare, che è da anni uno dei fumettisti più acclamati e attesi al Lucca Comics & Games, dall’inizio della sua carriera come fumettista ha espresso molto spesso la sua vicinanza alla causa palestinese e in passato ha anche visitato la Striscia di Gaza, stringendo legami con colleghi e amici che ci vivono ancora. A pochi giorni dall’inizio della manifestazione, che attira ogni anno centinaia di migliaia di persone, ha scritto su Instagram:

Senza troppi giri di parole: Purtroppo il patrocinio dell’ambasciata israeliana su Lucca Comics per me rappresenta un problema. In questo momento in cui a Gaza sono incastrate due milioni di persone che non sanno nemmeno se saranno vive il giorno dopo, dopo oltre 6000 morti civili, uomini donne e bambini affamati e ridotti allo stremo in attesa del prossimo bombardamento o di un’invasione di terra, mentre politici sbraitano in TV che a Gaza non esistono civili e che Gaza dev’essere distrutta, mentre anche le Nazioni Unite chiedono un cessate il fuoco – il minimo davvero – che viene sprezzantemente rifiutato, per me venire a festeggiare li dentro rappresenta un corto circuito che non riesco a gestire.

Zerocalcare, che in passato ha raccontato di frequentare il Lucca Comics & Games da molto prima di diventare uno dei fumettisti più famosi del paese, si è scusato con la propria casa editrice e con i lettori e le lettrici. Ha poi sottolineato che per lui non si tratta «di una gara di radicalità» e che la sua assenza non dev’essere intesa come una contestazione nei confronti dei fumettisti israeliani Asaf e Tomer Hanuka, che hanno disegnato la locandina dell’edizione 2023 della manifestazione e saranno ospiti tra decine di altri autori, registi e attori internazionali. «Spero che un giorno ci possano essere anche i fumettisti palestinesi che al momento non possono lasciare il loro paese», ha aggiunto.

Sempre su Instagram ha spiegato:

Lo so che quello sul manifesto è solo un simbolo, ma quel simbolo per molte persone a me care rappresenta in questo momento la paura di non vedere il sole sorgere domattina, le macerie sotto cui sono sepolti i propri cari, la minaccia di morire intrappolati in quel carcere a cielo aperto dove tanti ragazzi e ragazze sono nati e cresciuti senza essere mai potuti uscire.

Sono stato a Gaza diversi anni fa, conosco persone che ancora ci vivono e persone che ci sono andate per costruire progetti di solidarietà, di sport, di hip hop e di writing. Quando queste persone mi chiedono com’è possibile che una manifestazione culturale di questa importanza non si interroghi sull’opportunità di collaborare con la rappresentanza di un governo che sta perpetrando crimini di guerra in spregio del diritto internazionale, io onestamente non riesco a fornire una spiegazione.

Bao Publishing, la casa editrice che detiene i diritti delle opere di Zerocalcare, ha scritto online che appoggia la scelta del fumettista e che «se ne sobbarca serenamente le conseguenze, confidando nella comprensione anche dei lettori e dei visitatori della fiera. Spiace che, se qualche giorno fa l’organizzazione si fosse espressa pubblicamente per chiarire i dubbi e le perplessità che hanno portato parte dell’opinione pubblica addirittura a invocare il boicottaggio di Lucca, forse i toni della polemica sarebbero stati più gestibili, e non si sarebbe dovuti arrivare a tanto. Da un grande evento popolare derivano grandi responsabilità, e quella di comunicare con il proprio pubblico, soprattutto in un momento drammatico e di grandissima incertezza, non è tra quelle che si possono ignorare».

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Bao Publishing (@baopublishing)

In seguito all’annuncio di Zerocalcare, Lucca Comics & Games ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui spiega che il patrocinio «è stato ricevuto, come molti dei patrocini che in questi anni hanno affiancato il festival, per riconoscere il valore del nostro programma culturale. Questa attribuzione istituzionale deriva da un lavoro durato quasi un anno, un progetto che ha coinvolto due artisti noti e apprezzati in Italia e nel mondo, come Asaf e Tomer Hanuka, ai quali Lucca ha dedicato una mostra e ha affidato l’immagine di un’edizione imperniata sul tema Together, all’insegna della condivisione di quei valori che da sempre ci guidano: rispetto, comunità, inclusione e partecipazione». Nel comunicato si legge che l’organizzazione ha riflettuto molto sulla possibilità di rinunciare al patrocinio, ma ha ritenuto che «sarebbe un atto poco responsabile nei confronti non solo delle istituzioni e delle realtà appartenenti al nostro ecosistema, ma anche per tutti i partecipanti».