Il Giappone inizierà il secondo rilascio dell’acqua contenente sostanze radioattive accumulata nell’ex centrale nucleare di Fukushima

Pesci finti usati in una manifestazione in Corea del Sud per protestare contro il rilascio dell'acqua contaminata (AP Photo/Lee Jin-man)
Pesci finti usati in una manifestazione in Corea del Sud per protestare contro il rilascio dell'acqua contaminata (AP Photo/Lee Jin-man)

Il 5 ottobre il Giappone inizierà il secondo rilascio dell’acqua contenente sostanze radioattive accumulata nell’ex centrale nucleare di Fukushima. L’operazione proseguirà nonostante le proteste di molti paesi vicini, fra cui in particolare la Cina, che ha bloccato l’importazione di tutti i prodotti ittici giapponesi. Sia il governo giapponese, sia l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), un’organizzazione autonoma all’interno del sistema delle Nazioni Unite, hanno detto che il piano rispetta le regole di sicurezza.

La prima fase del rilascio era iniziata ad agosto ed era durata 17 giorni: erano stati versati in mare 7.800 metri cubi d’acqua, pari a 7 milioni e 800mila litri. Per il completamento dell’operazione, che prevede il rilascio graduale di 1,34 milioni di metri cubi d’acqua nell’oceano Pacifico, ci vorranno quarant’anni.

Le preoccupazioni dei vicini sono dovute principalmente alla presenza nell’acqua del trizio, un isotopo dell’idrogeno naturalmente presente nell’acqua del mare e nell’atmosfera. Il trizio è considerato poco pericoloso per la salute umana perché sebbene possa avere degli effetti sulle molecole del DNA non può penetrare attraverso la pelle. Può tuttavia essere inalato o ingerito se si trova nell’acqua o nel cibo. Secondo l’AIEA la concentrazione di trizio nelle acque di Fukushima però è tale da non essere pericolosa, soprattutto ai livelli di diluizione che raggiunge dopo la dispersione nell’oceano.

– Leggi anche: Cosa c’è nell’acqua di Fukushima