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  • Mercoledì 20 settembre 2023

Il divieto delle pubblicità ai siti di scommesse continua a non funzionare

Nonostante sia in vigore dal 2018 aggirarlo è facile, con gli “spazi quote” e siti di news come “pokerstarsnews.it” o “starcasino.sport”

Juventus-Lazio, 16 Settembre 2023, Torino (Fabio Ferrari/ LaPresse)
Juventus-Lazio, 16 Settembre 2023, Torino (Fabio Ferrari/ LaPresse)
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Nella giornata di Serie A dello scorso weekend si è giocata Juventus-Lazio, finita 3-1. In vari momenti della partita, nei cartelloni a bordo campo, è comparso un annuncio di un sito che poteva sembrare di scommesse, eurobet.live. In un’altra partita della stessa giornata, Salernitana-Torino, è comparsa invece la pubblicità di pokerstarsnews.it. In Italia fare pubblicità al gioco d’azzardo è vietato dal 2018 dal cosiddetto “decreto dignità”, un decreto-legge che tra le altre cose ha l’obiettivo di contrastare la ludopatia e tutelare le categorie di giocatori più a rischio, come anziani e minorenni. E infatti quei siti, formalmente, danno notizie e aggiornano sui risultati sportivi, pur contenendo nel nome un riferimento nemmeno troppo implicito ad altri siti di scommesse online.

Una foto scattata durante Salernitana-Torino il 18 settembre del 2023 a Salerno (Alessandro Garofalo/LaPresse)

A cinque anni dall’entrata in vigore della legge, insomma, i contenuti relativi al gioco d’azzardo continuano a essere presenti sia negli stadi che in tv. Ne aveva parlato già a maggio il sito Pagella Politica, osservando che un altro canale con cui le informazioni legate al gioco d’azzardo raggiungono il pubblico che segue il calcio è quello degli spazi dedicati in tv.

Sia prima dell’inizio delle partite che nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo vengono mandati in onda contenuti in cui si confrontano le quote dei risultati tra i vari siti di scommesse. Questi contenuti sono ammissibili perché secondo le linee guida dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) non sono considerate pubblicità, bensì segmenti in cui vengono date semplici informazioni.

Il fatto è che, per come sono impostati, questi “spazi quote” trasmessi in tv durante le partite sembrano costituire «in qualche modo una pubblicità agli operatori citati», scrive Pagella Politica: aggirando di fatto il divieto in vigore.

Il “decreto dignità” fu voluto fortemente dal primo governo di Giuseppe Conte e all’articolo 9 vieta «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro» effettuata su qualunque mezzo, comprese le manifestazioni sportive e le trasmissioni televisive o radiofoniche. Le uniche pubblicità di gioco d’azzardo ammesse dalla legge sono quelle alle lotterie nazionali a estrazione differita, ossia i giochi a estrazione che non prevedono una vincita immediata.

La norma venne accolta con soddisfazione dalle associazioni che si occupano della lotta alla diffusione del gioco d’azzardo. Provocò invece proteste sia da parte dei concessionari dei giochi che da parte degli editori e delle società di calcio che beneficiavano delle sponsorizzazioni del settore. Per fare un esempio, nel 2018 la Roma aveva firmato un contratto di sponsorizzazione per le proprie divise da allenamento con la società di scommesse Betway: nel 2019 tuttavia dovette interrompere l’accordo, rinunciando a un incasso complessivo di 15,5 milioni di euro che avrebbe guadagnato fino al 2021.

Dopo l’entrata in vigore del decreto, l’AGCOM aveva avviato una serie di consultazioni con le società concessionarie del gioco d’azzardo e alcune associazioni di categoria per discutere delle modalità attuative del divieto, e ne erano emerse appunto alcune linee con qualche eccezione. Secondo l’AGCOM non sono considerate pubblicità le informazioni su quote, jackpot, probabilità di vincita, puntate minime ed eventuali bonus offerti, purché rilasciate nel contesto in cui si offre il servizio di gioco a pagamento. Non lo sono nemmeno gli  “spazi quote” nei programmi sportivi televisivi, anche se rischiano appunto di pubblicizzare implicitamente il gioco d’azzardo.

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In un’intervista data lo scorso dicembre al Corriere della Sera il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha detto che il governo di Giorgia Meloni voleva superare le restrizioni introdotte nel 2018, principalmente perché con questi divieti le società di scommesse tendono a investire di più nei campionati di altri paesi, in cui le leggi consentono loro di farsi pubblicità senza grossi problemi. Lo stesso ministro, poi, aveva riconosciuto che il divieto veniva aggirato. Rispondendo a un’interrogazione parlamentare in Commissione Cultura della Camera, aveva detto che era «ipocrita aver vietato il diritto alla scommessa» quando poi veniva consentita «una comunicazione parallela degli stessi siti che promuovono semplicemente un indirizzo web che porta inevitabilmente comunque a scommettere».