L’educazione sessuale in Cecoslovacchia e in Slovacchia

«Nel Paese socialista in cui sono cresciuta il sesso era tutt’altro che un tabù, peccato che, in assenza di adeguata preparazione scolastica, spesso si giungesse alla conoscenza attraverso molti sbagli personali. Trent’anni più tardi il comunismo è dimenticato e dalla Cecoslovacchia divisa sono nati due stati indipendenti, ma i tempi sono ancora meno maturi per parlare di sesso a scuola»

Un'immagine dell'inaugurazione con 12.000 ragazzi e ragazze dell'edizione cecoslovacca delle Spartachiadi, i giochi di massa organizzati in molti Paesi del blocco sovietico dal 1928 fino alla fine degli anni Ottanta. Praga, probabilmente 1965 (Keystone/Getty Images)
Un'immagine dell'inaugurazione con 12.000 ragazzi e ragazze dell'edizione cecoslovacca delle Spartachiadi, i giochi di massa organizzati in molti Paesi del blocco sovietico dal 1928 fino alla fine degli anni Ottanta. Praga, probabilmente 1965 (Keystone/Getty Images)
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Quando sono nata io, il sesso non esisteva ancora. Non secondo il programma scolastico, perlomeno. Se non per un paio d’ore in cui qualche insegnante sfortunato, con voce meccanica e impersonale, si assumeva il compito ingrato di spiegare la differenza tra uomini e donne a un branco di adolescenti curiosi quanto intimoriti che ridacchiavano tutto il tempo per attenuare l’imbarazzo. Poi noi, ragazze e ragazzi, abbiamo sfogliato separatamente un libro sul sesso, e con un foglio rosso abbiamo cercato di decodificare il suo contenuto. Per i più fortunati seguiva la proiezione di Laguna Blu. Due ore. Tanto bastava, secondo il Partito comunista cecoslovacco, per renderci edotti e preparati all’intimità.

Chissà, però, quanto eravamo distratti, considerando che secondo le statistiche il 35% delle gravidanze finiva con l’aborto volontario, il numero delle partorienti sotto i 18 anni era altissimo e quasi la metà dei matrimoni veniva organizzata in fretta e furia per nascondere la gravidanza inattesa. Detta così viene difficile immaginare la mia Cecoslovacchia come uno dei Paesi più progressisti del mondo in materia di sessualità.

Eppure…

Eppure è proprio a Praga che operava presso l’università l’istituto di sessuologia, uno dei primi luoghi di lavoro al mondo che si occupavano di sessuologia, e che studiava principalmente l’orgasmo femminile. Inoltre, nell’est del paese veniva organizzato ogni due anni un congresso sulla sessuologia.

Non si trattava certo di un atto altruistico, bensì di una ricerca pragmatica per comprendere le ragioni del trend riproduttivo sempre più in calo e dell’infertilità femminile nel Paese. E quando si scoprì che molte delle donne che non rimanevano incinte non presentavano alcun impedimento fisico, ma lamentavano piuttosto una certa insoddisfazione nella vita sessuale, la ricerca dittatoriale si tuffò a capofitto nell’indagine del piacere femminile. Tanto che da uno studio del 1990 emerse che le donne della Germania dell’Est godevano del doppio degli orgasmi rispetto alle loro compagne della Germania dell’Ovest.

Non solo, l’insoddisfazione sessuale veniva molto comunemente indicata anche tra le cause di divorzio. Per questo si pensò che, per invertire il trend negativo della bassa natalità e dell’aumento dei divorzi, bisognasse parlare dell’intimità e dei rapporti interpersonali. Nella Cecoslovacchia socialista in cui sono cresciuta, insomma, il sesso era tutt’altro che un tabù, peccato che, in assenza di adeguata preparazione scolastica, spesso si giungesse alla conoscenza e consapevolezza attraverso molti sbagli personali.

Trent’anni più tardi il comunismo è dimenticato e dalla Cecoslovacchia divisa sono nati due stati indipendenti, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Nel più piccolo dei due, la Slovacchia, la sera del 12 ottobre 2022, mentre si discuteva dell’opportunità di introdurre l’educazione sessuale nella riforma scolastica, un ragazzo di 19 anni ha estratto un’arma con mirino laser e ha iniziato a sparare alle persone davanti a un locale della comunità LGBT+ nel pieno centro di Bratislava. Dopo otto colpi ha cambiato il caricatore ed è tornato per uccidere due uomini e ferire gravemente una donna.

I giornali e la popolazione hanno cominciato a discutere per capire l’origine dell’omofobia e dell’intolleranza. Si è fatta molto più pressante la richiesta di dare un’educazione interpersonale e sessuale ai bambini. I tempi sembravano maturi per introdurla, a pieno titolo, nel programma scolastico. Diversi team hanno cominciato a lavorare sui testi pedagogici da presentare al ministero dell’Istruzione in modo da permettere alle scuole di acquistarli con finanziamenti pubblici.

La più completa sembrava essere la serie di libri intitolata Vzťahová a sexuálna výchova (Educazione sessuale e relazionale) 1, 2 e 3 (uno per ciascun ciclo di istruzione). Le autrici, tutte donne, sono altamente specializzate e preparate: Zuzana Bendíková è laureata alla Österreichische Gesellschaft für Sexualwissenschaften (la Società austriaca di scienze Sessuali); Radka Mikšík si occupa della parità di genere e delle pari opportunità, soprattutto in ambito educativo; Simona Mačorová è docente di educazione sessuale e relazionale e coordinatrice delle attività educative nell’organizzazione InTYMYta.

I libri erano piaciuti anche alla commissione ministeriale esterna chiamata a esprimere il parere sull’idoneità. Ma appena il secondo libro è stato presentato al pubblico, varie organizzazioni si sono scatenate, preparando addirittura per i genitori lettere precompilate da completare con il nome dell’alunno e la propria firma, e da spedire al direttore della propria scuola con la richiesta della totale rimozione di tale materiale dal contesto scolastico. Il libro è stato accusato di usare linguaggio troppo slang (per esempio perché c’è scritto che tutti dovrebbero capire che il consenso è cool) ma soprattutto di pubblicare disegni espliciti di organi sessuali maschili e femminili nelle loro varie forme e misure.

Un’illustrazione tratta dal libro “Vzťahová a sexuálna výchova” di  Zuzana Bendíková, Radka Mikšík e Simona Mačorová (EXPOL PEDAGOGIKA)

La questione è finita su quasi tutti i quotidiani nazionali. Molti politici hanno preso posizione: «Educazione sessuale per bambini di 10 anni? Ma siamo pazzi??? Queste sono perversioni che vogliono infilare nella testa dei nostri bambini», ha tuonato dalla sua pagina Facebook un rappresentante del partito di destra SNS, il Partito Nazionale Slovacco. Anche la Conferenza episcopale slovacca si è opposta con forza: «Noi vescovi, in unità con tanti genitori che hanno a cuore il benessere dei propri figli, rifiutiamo che le scuole cattoliche utilizzino materiali che riducano o addirittura neghino la dignità data da Dio alla persona umana, ed esprimiamo anche il nostro sostegno ai genitori che non vogliono tale educazione neanche in altre scuole».

L’autoproclamata Associazione dell’intellighenzia slovacca, un movimento nazionale e patriottico nato al momento della scissione della Cecoslovacchia ora su posizioni nazionalistiche e complottiste, ha chiesto addirittura di valutare la costituzionalità di tali libri in quanto potrebbero essere in contrasto con l’articolo 41: «Il matrimonio è un’unione unica tra un uomo e una donna. La Repubblica slovacca protegge in modo completo il matrimonio e ne promuove il benessere. Il matrimonio, la genitorialità e la famiglia sono protetti dalla legge».

Incuriosita da tante polemiche non ho potuto a fare a meno di leggere il manuale. Il libro è strutturato in modo chiaro e diviso in 10 capitoli; riflette sui rapporti, spiega come riconoscere un rapporto sano da uno che non lo è. Contiene attività e esempi pratici tratti dalla vita degli adolescenti, e soluzioni. Aiuta a districarsi su Internet, insegna come riconoscere bufale pericolose e fonti inaffidabili. Chiarisce come prendersi cura del proprio corpo, come affrontare sessualità e diversità. Consiglia come orientarsi tra vari stereotipi, ma anche a gestire un eventuale coming out.

Altre due illustrazioni del libro “Vzťahová a sexuálna výchova” di  Zuzana Bendíková, Radka Mikšík e Simona Mačorová (EXPOL PEDAGOGIKA)

Le parti contestate? Certo, tra le 145 pagine ce ne è pure una con i disegni degli organi sessuali, a dire il vero nemmeno particolarmente attraenti, che effettivamente servono solo per rassicurare tutti gli adolescenti sul fatto che non esistono forme o misure giuste o sbagliate, ma che siamo tutti unici. E poi, certo, c’è la pagina sulla masturbazione in cui si spiega che non deve dare disagio ma che, al contrario, è un modo per conoscersi meglio. E infine c’è il capitolo sul matrimonio. Il libro lo definisce una forma possibile di convivenza, senza privilegiarlo, e questo naturalmente non è piaciuto in un Paese in cui quasi il 70% della popolazione si dichiara credente.

E così, alla fine anche la politica si è arresa e non ha approvato i fondi statali per l’acquisto dei libri da parte delle scuole. Di buono rimane che tutti i libri si possono comprare e usare liberamente sia come materiale didattico che come guida per i genitori. E non è poco per un Paese che si scopre sempre più tradizionalista e che non è riuscito ad approvare alcuna legge sulla tutela delle coppie omosessuali e delle minoranze, nemmeno in seguito ai fatti del 12 ottobre 2022.

Ma ci saranno le elezioni parlamentari il 30 settembre e vedremo se la Slovacchia deciderà di intraprendere una nuova strada o se confermerà la leadership dei partiti populisti che da anni propugnano il tradizionalismo e i valori cristiani. L’atmosfera nell’Europa centrale, non solo in Ungheria, sta diventando sempre più sfavorevole ai diritti civili e anche le conquiste dei decenni precedenti rischiano di essere spazzate via dalle destre populiste e conservatrici, riportando così tutta la zona indietro nel tempo. In questo contesto, anche un piccolo libro può rappresentare una pietra miliare di speranza e progresso.

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Katarina Tonkova
Katarina Tonkova

Nata cecoslovacca, poi diventata slovacca, ora vive a Treviso. Ha studiato giornalismo e letteratura inglese, pubblicato per la stampa nazionale slovacca e collaborato con l'emittente radiofonica Rock FM Radio. Negli ultimi anni si è dedicata al commercio internazionale. Appassionata di storia contemporanea mitteleuropea, che ama raccontare sui social.

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