Perché le ciliegie costano ancora così tanto

La pioggia intensa caduta a maggio ha più che dimezzato la produzione con enormi danni soprattutto in Puglia, dove ne vengono raccolte di più

ciliegie
(Mauro Scrobogna /LaPresse)

In molte città italiane il prezzo delle ciliegie ha superato di molto i 10 euro al chilo, considerata la soglia tra un prezzo accettabile e un prezzo alto: è un segnale che qualcosa nella produzione annuale è andato storto. In alcuni casi sono stati superati i 15 euro al chilo e si è arrivati persino a 18. Anche nel 2022 i prezzi erano decisamente alti rispetto al solito, ma i rincari erano dovuti principalmente all’aumento dei costi dell’energia e dei carburanti dovuto tra le altre cose all’invasione russa in Ucraina, che ha danneggiato quasi tutti i settori dell’economia. Quest’anno c’è un altro problema: le ciliegie sono particolarmente costose – anche rispetto agli altri frutti – perché in molte regioni la pioggia intensa, la grandine e il vento hanno decimato la produzione.

Mario Di Guida è presidente dell’associazione produttori ciliegie e coltiva ciliegie a Chiaiano, nella zona collinare a nord di Napoli. Dice che a ogni temporale corrisponde un danno ingente: basta poca acqua a far gonfiare la frutta, già ingrossata dal succo, e rompere la buccia. Nelle ultime settimane, con l’inizio della raccolta, gli agricoltori si sono accorti che moltissime ciliegie erano da buttare, danneggiate dalla pioggia e dalla grandine: si sono rotte, e quindi si possono vendere solo alle grandi aziende alimentari con guadagni minimi, oppure sono cadute a terra non ancora mature.

La produzione della ciliegia della Recca, la varietà più pregiata coltivata in Campania, è stata più che dimezzata. «Per ora nel mio ettaro di terreno ho raccolto il 60 per cento in meno, ma è difficile quantificare i danni in tutta la zona perché siamo tanti piccoli produttori», dice Di Guida. «Non è stata colpita solo la Campania: in Puglia ci sono stati danni anche peggiori». A causa della scarsa raccolta l’associazione produttori di ciliegie ha annullato la storica festa della ciliegia di Chiaiano, in programma sabato 10 e domenica 11 giugno.

La Campania è la seconda regione italiana per quantità di ciliegie raccolte, mentre la prima è la Puglia, dove in anni normali, senza le conseguenze del maltempo, vengono raccolte circa 33mila tonnellate di ciliegie, pari a circa il 35 per cento della produzione nazionale per un fatturato intorno ai 22 milioni di euro, concentrato soprattutto nella provincia di Bari. Come si può osservare dalla mappa che mostra i dati di produzione diffusi dall’ISTAT relativi al 2022, le altre regioni produttrici oltre alla Puglia e alla Campania sono il Veneto, il Lazio e l’Emilia-Romagna.

In Italia vengono coltivate diverse varietà di ciliegie che hanno origine da due specie di albero, il prunus avium per la ciliegia dolce e il prunus cerasus per le amarene, le visciole e le marasche. Le ciliegie si dividono in due categorie: le tenerine che hanno polpa tenera e sono generalmente di colore scuro, e le duracine (o duroni), più grandi, spesso con una buccia di colore rosso scuro, con una polpa soda rossa oppure con la buccia di colore rosso chiaro e con una polpa giallastra o tendente al rosa.

Tra le tante varietà coltivate in Italia ci sono le Bigarreau, chiamate precoci perché vengono raccolte presto e vendute dalla metà di maggio, le ciliegie di Marostica, il durone nero di Vignola, molto dolce, la ciliegia di Lari, in provincia di Pisa, la ciliegia piacentina Cuore nero, la Bianca Marosticana coltivata in provincia di Vicenza, la Mora di Vignola e la Ferrovia, coltivata in Puglia (tra le varietà più pregiate).

Altri frutti come mele, albicocche, banane, fichi, kiwi, mango, pesche, pere e meloni raggiungono la maturazione una volta raccolti, mentre le ciliegie sono delicate proprio perché maturano sugli alberi dove sono più esposte a danni dovuti al maltempo. Il caso delle alluvioni in Emilia-Romagna è particolarmente grave, ma negli ultimi anni anche in Puglia si sono intensificati temporali e grandinate che danneggiano i frutti sugli alberi. Nicola Giuliano, titolare della Giuliano Puglia Fruit di Turi, in provincia di Bari, ha definito l’annata del 2023 «un disastro epocale».

Anche se molto dipende dalla varietà, solitamente un chilo di ciliegie viene venduto dal produttore a poco meno di 2 euro al chilo, un prezzo che aumenta nei passaggi della filiera fino al consumatore finale: lo scorso anno i rincari tra i vari passaggi erano stati notevoli a causa del prezzo dei carburanti e dell’energia. Quest’anno, per via dei danni dovuti al maltempo, il prezzo al chilo è già alto all’origine.

In Puglia la produzione delle varietà precoci, Bigarreau e Giorgia, è calata del 90 per cento rispetto allo scorso anno. «Già in aprile il clima non era stato troppo buono, ma il peggio è arrivato poco dopo con vento, grandine e piogge durate per oltre quindici giorni che hanno spaccato il prodotto maturo sulle piante e anche quello ancora in fase di maturazione», ha detto Giuliano. «Il 90 per cento del raccolto di maggio di tutta la produzione pugliese è andato perduto. Una cosa mai accaduta prima: ho 59 anni e da 45 lavoro nel settore. Non era mai successo di fermare gli impianti per mancanza di prodotto».

Secondo la Coldiretti della Puglia, i danni e la forte contrazione della raccolta sono un chiaro segnale dei cambiamenti climatici: eventi così intensi c’erano anche in passato, ma oggi sono più frequenti. Già nel 2019 ci furono ingenti danni alle coltivazioni a causa di temporali e grandinate. Coldiretti parla di una «tendenza alla tropicalizzazione» che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni forti e brevi e un rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Tutto questo compromette le coltivazioni nei campi, causa perdite alla produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

Negli ultimi anni diversi agricoltori si sono attrezzati installando coperture fatte di materiale plastico che protegge dall’eccessiva pioggia e soprattutto dalla grandine. Esistono anche coperture contro gli insetti, in particolare la Drosophila suzukii, un moscerino capace di perforare la buccia per inserire l’uovo direttamente nella polpa causando la perdita di notevoli quantità di prodotto. Si tratta però di impianti costosi che impongono investimenti da cui è complicato rientrare in poco tempo.

I cerasicoltori pugliesi sperano che fino alla metà di giugno il meteo regga così da poter raccogliere senza problemi le varietà chiamate tardive come la Ferrovia, di cui è iniziata la raccolta da pochi giorni. La Ferrovia è anche la varietà che assicura i guadagni maggiori. Tuttavia le conseguenze del maltempo danneggiano indirettamente anche la vendita delle varietà tardive, perché la mancanza di ciliegie precoci italiane nella grande distribuzione favorisce l’importazione di ciliegie dall’estero. Se n’è approfittata soprattutto la Spagna, che è riuscita a portare grandi quantità di ciliegie sugli scaffali dei supermercati italiani a prezzi competitivi, che rischiano di compromettere i guadagni dei produttori italiani.

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