Cosa vi aspettereste di trovare in questa scatola?

Nelle case di tutto il mondo ci sono confezioni di biscotti danesi, e spesso contengono oggetti per cucire, non è ben chiaro come mai

(Immagine tratta dal sito del marchio Royal Dansk)
(Immagine tratta dal sito del marchio Royal Dansk)
Caricamento player

È probabile che a un certo punto della vostra vita, in una casa che avete frequentato, ci sia stata una scatola di latta che in precedenza conteneva biscotti piena di cose da cucito. È un oggetto che accomuna moltissime famiglie in India, in Sudamerica, nelle Filippine, negli Stati Uniti e anche in Italia, e spesso si tratta di scatole dei biscotti danesi del marchio Royal Dansk.

Sul perché ci sia una scatola di biscotti danesi nelle case di tutto il mondo e soprattutto sul perché spesso ci si tengano dentro le cose del cucito non ci sono certezze. C’è però chi ha cercato di darsi una risposta, partendo dalle esperienze di chi ha raccontato di avercele e trovando alcuni motivi che potrebbero aver favorito la loro diffusione e la loro popolarità per quello scopo.

La scatola di latta dei biscotti Royal Dansk – un marchio dell’azienda dolciaria danese Kelsen – è riconoscibilissima: è blu, è di forma cilindrica e sul coperchio ha un’illustrazione dei biscottini al burro assortiti che contiene, assieme a quella di una fattoria tradizionale danese. I tipici biscotti cominciarono a essere prodotti nel 1966 nel paesino di Helsingør, a nord di Copenaghen, e oggi i due stabilimenti di Nørre Snede e Ribe ne producono più di 25mila tonnellate ogni anno.

Sul sito del marchio l’azienda dice che in questi decenni non è cambiato praticamente niente nella loro produzione. Sono cambiate molto poco anche le scatole di latta in cui sono impacchettati, che sono pensate per preservare la loro qualità e freschezza e in un secondo momento vengono comunemente usate per riporci piccoli oggetti o altri biscotti fatti in casa, ma in particolare rocchetti di filo, aghi, spille e quant’altro.

L’autrice Raksha Vasudevan ha scritto sul New York Times di averne vista una per la prima volta da bambina a casa dei nonni in India, ma dentro aveva solo alcune monete; un’altra ce l’aveva in casa la sua famiglia dopo essersi trasferita in Canada: «Mio fratello e io divorammo i biscotti, ma la scatola rimase». Una donna originaria delle Filippine ha raccontato a Vice che i biscotti della Royal Dansk nel suo paese non venivano venduti, e quindi ipotizza che la scatola di latta usata per tenere le cose del cucito in casa sua fosse stata un regalo di amici o parenti che erano stati all’estero. Parlando sempre con Vice, una ragazza russa dice che una volta quando era bambina la sua famiglia ne comprò una come regalo di Natale per sua nonna. I biscotti erano molto costosi, quindi era raro che li comprassero in altre occasioni: anche in quel caso però la nonna conservò la scatola per metterci dentro altre cose.

In un thread aperto su Reddit nel 2018 numerosi utenti hanno confermato che conservare le cose per cucire è un’abitudine diffusa in molti altri paesi in tutto il mondo, tra cui Polonia, Repubblica Ceca e Germania, ma anche Marocco, Venezuela, Argentina, Pakistan e Sudafrica.

Tra le ipotesi sui motivi per cui le scatole dei biscotti danesi possano essere finite a contenere le cose del cucito c’è il fatto che inizialmente non ne circolassero tantissime: i biscotti venivano venduti perlopiù in scatole di cartone o sciolti, e dal momento che in tempi di guerra e povertà più diffusa le persone erano incoraggiate a non buttare via gli oggetti che sarebbero potuti servire, le scatole di latta tornavano utili per metterci rocchetti di filo e aghi per rammendare, una pratica che un tempo era molto più comune. Un’altra teoria riguarda il fatto che fossero resistenti, pratiche e delle dimensioni adatte per riporceli. Il fatto che Kelsen (acquisita nel 2019 dal gruppo Ferrero) avesse sedi sia negli Stati Uniti che in Sudafrica e in Cina in seguito avrebbe facilitato la loro diffusione nel mondo, e quindi anche il riutilizzo.

– Ascolta anche: Cosa c’entra – Il pranzo è servito e la carta da zucchero

Secondo la storica della gastronomia Rachel Laudan comunque scatole di questo tipo avevano una funzione precisa anche prima del secolo scorso, al di là dei biscotti.

Laudan, autrice di un libro sulla storia della cucina nel periodo dell’Impero britannico, racconta che le scatole di latta avevano cominciato a essere prodotte nel Settecento per vendere vari alimenti, tra cui tè e zucchero, ed erano apprezzate sia perché erano impermeabili, sia perché quello che contenevano non poteva essere mangiato né dai ratti né dagli insetti. Lauden ritiene che l’abitudine di usarle per conservare bottoni e materiale da cucito risalga almeno al periodo precedente alla Seconda guerra mondiale: adesso chiunque si potrebbe permettere una scatola del cucito, ma un tempo non era così, commenta.

Jette Rasmussen, che si occupa del marchio Royal Dansk alla Kelsen, ha detto a Vice che «forse le scatole di latta proteggono anche i ricordi speciali, oltre che i biscotti». Per molte persone, compresa Vasudevan, sono infatti oggetti che evocano una grande nostalgia. I vari meme che compaiono di tanto in tanto sui social network mostrano che invece per altre sono una specie di simbolo di illusione, visto che nella gran parte dei casi non contengono i biscotti che ci si aspetterebbe di trovare, ma oggetti di scarso valore.