L'orso Juan Carrito sdraiato a terra su un prato innevato
L'orso M20 o Juan Carrito (Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise)

Un orso troppo abituato agli umani

M20, più noto come Juan Carrito, era molto conosciuto per le sue scorribande in un centro abitato in provincia dell'Aquila: è morto dopo essere stato investito

L'orso Juan Carrito sdraiato a terra su un prato innevato
L'orso M20 o Juan Carrito (Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise)
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Lunedì l’orso bruno marsicano M20, più noto come Juan Carrito, è morto dopo essere stato investito da una persona in automobile sulla strada statale 17, che attraversa l’Appennino abruzzese, vicino a Castel di Sangro, in provincia dell’Aquila. L’orso era piuttosto conosciuto anche fuori dall’Abruzzo perché aveva più volte attaccato orti e pollai e per mesi aveva frequentato il centro abitato di Roccaraso, sempre in provincia dell’Aquila, entrando anche in una pasticceria dove aveva mangiato una grande quantità di dolci: in più occasioni le sue scorribande in ambienti umani erano state riprese in video circolati sui social network e poi raccontate sui giornali.

Per il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, uno degli enti che si occupa della conservazione della popolazione degli orsi marsicani, quella di Juan Carrito è stata «una delle situazioni gestionali legate a un orso più complicate in 100 anni di storia». Il Parco si era impegnato a lungo e in vari modi per cercare di disabituare l’orso a frequentare le zone abitate dalle persone. L’obiettivo era evitare che si mettesse in pericolo e che diventasse a sua volta pericoloso, e quindi permettergli di continuare a vivere in libertà, perché gli orsi che arrivano ad aggredire le persone devono essere catturati e tenuti in cattività. Il Presidente del Parco Giovanni Cannata ne ha commentato la morte dicendo: «Stasera siamo tutti un po’ più poveri perché se ne è andato uno di famiglia».

Juan Carrito aveva circa tre anni ed era piuttosto noto fin da molto giovane perché era figlio di un’orsa a sua volta nota, Amarena, che nella primavera del 2020 era stata avvistata più volte in zone abitate dalle persone con quattro orsetti: come ha spiegato il Parco, l’orsa sfruttava i paesi abruzzesi come fonte di cibo sicura per i suoi piccoli e come forma di protezione per loro, che sulle montagne sarebbero stati più esposti al rischio di essere uccisi da maschi adulti intenzionati ad accoppiarsi con lei.

Uno dei quattro orsetti era proprio M20, il cui nome più noto deriva da quello di una frazione di Ortona dei Marsi, Carrito appunto. Amarena aveva reso indipendenti i quattro orsetti alla fine della primavera del 2021 e a quel punto Juan Carrito aveva cominciato a farsi notare in maniera indipendente, a differenza dei propri fratelli e sorelle.

Come la madre, era un orso confidente. Con questo termine si indicano gli orsi poco diffidenti nei confronti delle persone e dei centri abitati. È un atteggiamento che può essere favorito da vari fattori e che probabilmente può essere trasmesso dalla madre ai figli, come sembra sia successo in questo caso. Un orso che tende a essere confidente lo diventa sempre di più se avvicinandosi a case e persone ha ripetutamente esperienze positive, cioè se trova cibo: per questo non bisogna dargli del cibo e bisognerebbe rendere i cassonetti della spazzatura a prova di orso.

L’orsa Amarena nel 2017:

Un orso troppo confidente infatti può diventare problematico, altro termine che nel gergo di chi si occupa di conservazione degli orsi ha un significato preciso: sono problematici gli orsi che causano danni o si trovano in contatto con le persone tanto spesso da creare problemi economici, sociali o entrambi, non occasionali.

Nel corso del 2021 Juan Carrito aveva fatto incursioni in frutteti, pollai, piccoli allevamenti, rimesse di attrezzi e abitazioni rurali, e aveva visitato centri abitati anche in pieno giorno e al di fuori dei confini del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. La conservazione delle specie di grandi carnivori come l’orso bruno marsicano – che vive esclusivamente nel Parco e nelle aree poco circostanti – prevede degli indennizzi per gli agricoltori e gli allevatori che subiscono danni economici. Ma quando un singolo orso causa un gran numero di problemi bisogna intervenire in qualche modo.

Inizialmente il Parco aveva provveduto a proteggere gli orti e i pollai vicini ai centri abitati, a pattugliare in modo particolare e continuativo il territorio in cui si muoveva l’orso e a catturarlo per mettergli un radiocollare GPS che permettesse di seguire a distanza i suoi spostamenti. Era poi intervenuto con azioni di dissuasione, cioè sparando proiettili di gomma o petardi, ma anche solo urlando, affinché l’orso associasse alle persone rumori forti, e quindi sgradevoli. Al tempo stesso, parlando con le comunità locali, aveva spiegato cosa fare e cosa no in caso di avvistamenti: innanzitutto non dare cibo a Juan Carrito e non avvicinarsi troppo a lui.

Tuttavia queste iniziative non erano state sufficienti per diminuire la confidenza dell’orso, probabilmente perché l’orso continuava a trovare cibo nei cassonetti e a riceverlo da alcune persone.

Dopo l’episodio della pasticceria di Roccaraso nel novembre del 2021, particolarmente preoccupante, e con l’avvicinarsi del periodo natalizio (il paese è una frequentata località sciistica), si era reso necessario un intervento più deciso. A dicembre di quell’anno l’orso fu addormentato, catturato e portato in una zona isolata nel Parco nazionale, in un contesto naturale. Inizialmente l’operazione aveva funzionato: lontano dalle facili fonti di cibo a cui era abituato, Juan Carrito era andato in ibernazione per l’inverno, come è normale per gli orsi bruni quando d’inverno c’è carenza di cibo.

I problemi erano però ricominciati qualche mese dopo. All’inizio di marzo del 2022 l’orso era stato nuovamente catturato, questa volta su iniziativa del Parco Nazionale della Maiella, e portato nell’area faunistica di Palena, in provincia di Chieti, che è un’area recintata e dotata di un sistema di videosorveglianza. Lì era rimasto per tre settimane, durante le quali il suo comportamento era stato studiato e non era mai venuto in contatto diretto con le persone. Poi era stato nuovamente liberato, nel Parco della Maiella.

Da allora sembrava che la situazione fosse stata risolta.

L’incidente che ha causato la morte di Juan Carrito è avvenuto in una zona vicina al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e al Parco Nazionale della Maiella, ma al di fuori dei territori che ne fanno parte. La persona che ha investito l’orso e le altre a bordo dell’automobile non sono state ferite nello scontro.

Nella zona sono presenti dei cartelli che avvisano del possibile attraversamento di orsi, ma secondo Lucio Zazzara, presidente del Parco della Maiella che ne ha parlato con Il Pescara, servirebbe qualche altra precauzione, come un «un sovrappasso ecologico», quei ponti realizzati apposta per permettere agli animali selvatici di oltrepassare le strade, dei dissuasori che facciano rallentare le auto o pattugliamenti delle forze dell’ordine più frequenti.

La morte di Juan Carrito è stata raccontata da molti giornali per la popolarità di questo specifico orso, ma la sua storia potrà fornire delle indicazioni su come continuare a gestire la convivenza tra orsi e persone. Per il futuro e la prosperità degli orsi bruni marsicani come specie infatti si parla infatti di creare collegamenti sicuri tra i diversi parchi naturali in cui ci sono ambienti adatti a loro: perché la popolazione cresca è necessario che abbia uno spazio maggiore in cui muoversi.

– Ascolta anche: M49 – Una storia di orsi e persone, un podcast del Post sugli orsi in Trentino